La gazzetta a Pesaro ROF 2022

Musica di Gioachino Rossini
Libretto di Giuseppe Palomba

Prima rappresentazione 26 settembre 1816 presso il Teatro dei Fiorentini, Napoli

Don Pomponio    Carlo Lepore
Lisetta    Maria Grazia Schiavo
Filippo    Giorgio Caoduro
Doralice Martiniana Antonie
AnselmoAlejandro Baliñas
Alberto  Pietro Adaìni
Mme La RoseAndrea Niño
M. TraversenPablo Gàlvez

Direttore       Carlo Rizzi
Regia      Marco Carniti
Scene Manuela Gasperoni
Costumi Maria Filippi
Luci Fabio Rossi

Quest’anno abbiamo il piacere di ascoltare La gazzetta al ROF 2022, l’opera buffa con cui Rossini si presentava al Teatro dei Fiorentini di Napoli il 26 settembre 1816. Il piccolo teatro era un fondamentale palcoscenico per gli intermezzi e le opere buffe – vi furono rappresentate, per esempio, le prime de Le astuzie femminili di Cimarosa nel 1794 e de Le cantatrici villane di Fioravanti nel 1799.Il librettista Giuseppe Palomba inserisce e adatta i pezzi che Rossini intendeva riutilizzare e presentare al pubblico napoletano. Il libretto di Palomba si basava su un testo preesistente, Avviso al pubblico di Gaetano Rossi, che Rossini aveva sentito musicato da Giuseppe Mosca al Teatro alla Scala di Milano il 4 gennaio 1814 essendo ivi presente per Aureliano in Palmira, la cui prima risale a pochi giorni prima (26 dicembre 1813).

A sua volta, Avviso al pubblico trae ispirazione da Il matrimonio per concorso, dramma giocoso di Giuseppe Foppa musicato da Giuseppe Farinelli e rappresentato al Teatro san Moisè di Venezia il 19 aprile 1813: anche questa doveva essere nota a Rossini, che il 22 maggio dello stesso anno metteva in scena L’italiana in Algeri al Teatro san Benedetto. Tutto ha però origine da Il matrimonio per concorso, commedia in tre atti di Carlo Goldoni messa in scena al Teatro san Luca di Venezia il 31 ottobre 1763.

        La commedia goldoniana riscosse ampio successo di pubblico ma discordanti consensi di critica – per Carlo Cocchetti l’autore aveva ceduto al “gusto depravato del pubblico” (1859), per Giulio Francesco Caprin la commedia risultava “stracca e debole nei caratteri” (1907); Ernesto Masi, nel 1897, ha opinioni contrastanti, lodando il personaggio di Pandolfo come “novità notevole nel teatro goldoniano” ma criticando i “giochetti alquanto volgari” e la “goffaggine inescusabile” parlando del travestimento di Filippo.

La vicenda si sviluppa attorno a una serie di coppie opposte che interagiscono in un girotondo di parodie delle scene drammatiche e azioni buffe propriamente dette: i due padri, Pandolfo e Anselmo, contrastano in maniera totalmente opposta gli amori delle figlie, l’uno opponendosi apertamente a un legame che ritiene indegno e l’altro facendosi sbatacchiare dagli interessi e dal pavore. A loro volta, le figlie percorrono gli atti con atteggiamenti totalmente contrari: la buffa Lisetta combatte, trama e arriva a mentire per il suo Filippo mentre la seria Doralice tace, sospira e si fa vittima delle macchine degli altri personaggi. Come queste i rispettivi innamorati: il locandiere Filippo è un Figaro astuto, agilissimo nei travestimenti e nelle menzogne mentre Roberto (Alberto nelle versioni di Rossi e Palomba) aspetta e osserva da spettatore le azioni altrui e solamente nell’ultima parte della commedia dà veramente prova di essere innamorato di Doralice. Accanto ai sei protagonisti i viaggiatori Monsieur Traversen e Monsieur La Rose (qui in versione maschile), che alternativamente si fanno concedere la figlia da Anselmo e che generano la maggior parte degli equivoci, costituiscono un’altra coppia di atteggiamenti dissimili – il primo più attivo mentre il secondo si vede agire quasi per noia; a questi si aggiunge un piccolo gruppo di personaggi femminili, viaggiatrici francesi capitanate dalla spregiudicata Madame La Fontane.

Giuseppe Foppa

La trama è fondamentalmente semplice – le coppie Lisetta-Filippo e Doralice-Roberto si riescono a formare nonostante i dissensi dei padri Pandolfo-Anselmo – e si mantiene molto simile nelle tre riduzioni operistiche almeno per quanto riguarda i primi due atti che poi vanno a confluire nel primo atto delle tre opere. In questa sede cercheremo di confrontare le scene rossiniane con quelle del modello diretto di Rossi e di scovare le eventuali citazioni al Goldoni – più difficili saranno rimandi al libretto di Foppa, in quanto piùfedele all’originale.

  1. Le prime due scene sono costituite da un’Introduzione che presenta Alberto, Madama La Rose e Monsieur Traversen, da una cavatina di Pomponio e da un quartetto in cui il medesimo si trova burlato dai francesi e debolmente difeso dal buon Alberto.

L’introduzione “Chi cerca il piacere” è un evidente adattamento dell’introduzione di Gaetano Rossi: il Palomba riduce il coro introduttivo (2 quartine di ottave da un coro più complesso di 3 quartine di senari e da un’ottava di doppi quinari), mantiene la cavatina di Alberto e adatta la stretta da ottonari a quinari perché Rossini potesse riproporre la stretta dell’Introduzione I del Torvaldo e Dorliska, 1815.

La cavatina di Pomponio “Co ‘sta grazia e ‘sta portata” è un’originale cascata di ottonari in cui solo si sente l’eco di arie precedenti (dall’aria di Slook de La cambiale di matrimonio, 1810,e dalla cavatina di Germano da La scala di seta, 1812) e vede molto ampliata la cavatina di Pandolfo (“Tutto al mondo è una commedia”) dando libero sfogo a quel bilinguismo che Goldoni avrebbe sicuramente tanto apprezzato.

Chiude la scena il quartetto “Mio signore!” in cui Madama La Rose e Traversen si beffano apertamente di Pomponio che, debolmente difeso dal buon Alberto, si inalbera immediatamente. Musicalmente, questo sembra reinventarsi e risolversi su alcuni movimenti del terzetto “Atto primo, scena prima” del Turco in Italia, 1814, creando un pezzo d’insieme totalmente nuovo e accattivante.

Quasi sicuramente le scene di Rossi a cui il Palomba fa riferimento nasce dalla prima scena del libretto di Foppa da cui, poi, ci si discosta liberamente: ne Il matrimonio per concorso di Foppa/Farinelli si ha un’introduzione unica che combina praticamente tutti questi elementi (tranne la parte dell’innamorato Roberto, qui messa in secondo piano).

  • La seconda scena introduce gli ultimi personaggi: dapprima Filippo e Lisetta, che si presentano come innamorati, poi Alberto, curioso di conoscere la ragazza esposta sulla gazzetta, e per ultima Doralice, appena arrivata col padre Anselmo.

La prima parte ricorda le prime scene dell’originale di Goldoni mentre dall’ingresso di Doralice e Anselmo sono praticamente ricalcate le scene 6-8 del primo atto dell’originale.

La coppia Palomba/Rossini scarta la cavatina di Filippo (non presente nemmeno nel Foppa) dando maggiore risalto alla cavatina di Lisetta: in Rossi questa era una bella scena con pertichini di modisti, gioiellieri e mercanti mentre Rossini sfrutta questa occasione per inserire una cavatina alternativa prevista inizialmente per donna Fiorilla dal Turco in Italia. Peccato che Filippo debba attendere per una aria fino a metà del secondo atto perdendo l’occasione di mostrarsi fin da subito come un novello Figaro!

A questo punto il Rossi mantiene una certa coerenza con l’originale goldoniano inserendo un bel terzetto tra Filippo, Lisetta e Alberto che si amplia in quartetto con l’arrivo di Doralice (“O voi che tanto bella… Ma sapere almen vorrei”) mentre il Palomba riduce tutto a un lungo recitativo che conduce allo splendido quintetto recentemente riscoperto “Già nel capo un giramento”: qui ritroviamo don Pomponio che presenta Alberto a Lisetta come suo promesso sposo. Il quintetto, voluto da Rossini per introdurre le popolarissime battute della stretta del finale primo de Il barbiere di Siviglia, 1816, ha in sé dei passaggi musicali che verranno introdotte nell’introduzione de La cenerentola, 1817. Il Palomba, nello scrivere questo quintetto, ha tratto ispirazione direttamente da una battuta di Lisetta nell’ultima scena del I atto de Il matrimonio per concorso di Goldoni ripresa da Rossi in una battuta di un terzetto seguente:

GoldoniLis. Non mi avete voi promesso uno sposo ch’io conosco e ch’io amo? Io non conosco che Filippo, io non amo altri che il mio caro Filippo.
Rossi e PalombaLis. Non conosco che Filippo, io non amo che Filippo, io non voglio che Filippo e Filippo io vo’ sposar.

In Rossi la fedeltà al testo goldoniano lo porta ad articolare differentemente la scena (quasi versificando le ultime due scene del primo atto) e anticipa il finale con un duetto Pandolfo-Lisetta che si evolve in un terzetto con Filippo (“Maritata? Maritata… Vieni, o caro, il nostro amore”): il confronto padre-figlia è festoso, con lui che la dichiara maritata e lei che crede di essere stata promessa a Filippo. È in questo terzetto che il Rossi inserisce la citazione sopra indicata (“Non conosco che Filippo…).

Finalmente giunge anche il momento dell’esposizione della primadonna seria, Doralice – anche se potrebbe lasciare un retrogusto amaro per qualche palato l’assenza di una cavatina di un Filippo che, così, rischia di essere visto come un personaggio secondario.

Il personaggio di Doralice (nome inventato dal Boiardo e che letteralmente significa “dono dell’aurora”) non subisce soltanto le vessazioni dei personaggi ma evidentemente anche quelle degli autori: Palomba non scrive l’aria “Ah, se spiegar potessi” poiché ricopia quella del Rossi e Rossini non ci si dedica personalmente ma la affida a un collaboratore. Si può tranquillamente pensare che il personaggio serio di Doralice doveva essere messo in secondo piano per far risaltare il buffo Pomponio, presente in praticamente tutti i pezzi d’insieme, e la frizzante Lisetta affidata alla cantante Margherita Chabran.

  • Le tre scene de La gazzetta susseguenti seguono abbastanza fedelmente le scene di Avviso al pubblico che a loro volta appaiono versificazioni quasi dirette della commedia di Goldoni: nel Palomba vediamo Filippo mentire direttamente a Pomponio dichiarandosi sposo di una Madame La Rose che non si tira indietro; segue il burrascoso confronto fra Lisetta e il padre che conduce al movimentato finale primo.

La scena del confronto Lisetta-Pomponio è intelligentemente modificata da Palomba per adattare il brillante duetto “Per piacere alla signora” de Il turco in Italia: originariamente Lisetta gioiva col padre credendo di essere stata promessa al sospirato Filippo mentre qui padre e figlia bisticciano furiosamente senza risolversi positivamente (“Pe da’ gusto alla signora”).

Finalmente va in scena la prima macchina architettata da Filippo: questi si presenta da quacchero per farsi concedere Lisetta ma questa ben conoscendolo e, credendolo sposato, lo respinge. In Goldoni Filippo si traveste da colonnello tedesco (“Star foi, segnorPantolfe?”), in Foppa da turco (“Salamelecca, star tu Pandolfa?”) e in Rossi e Palomba da quaccheri (“Bon dì: te pater,  ve saluting” in entrambe le trasposizioni) ma la sostanza non cambia: Lisetta manda a monte i suoi piani e genera uno scompiglio generale.

Il finale rossiniano è evidentemente figlio del sestetto e del Finale I diTorvaldo e Dorliska ma è rielaborato in maniera raffinata e i brani di raccordo tra i concertati sono completamente nuovi.

  • Tutte e tre le trasposizioni operistiche de Il matrimonio per concorso prendono tre vie diverse dall’originale e ognuna in maniera dalla precedente: nel Foppa abbiamo un duetto buffo tra Roberto e M. La Rose, altro pretendente di Doralice, un innocente litigio fra Filippo e Lisetta e la languida dichiarazione d’amore con cui La Rose dimostra ad Anselmo di amare sua figlia; l’atto secondo del Rossi comincia con un coro in cui vediamo Doralice e Anselmo divertirsi

 coi francesi, si sviluppa con una grande aria con pertichini dello sconsolato Roberto che scopre l’amata promessa a Traversen e con un duetto buffo in cui Filippo spaventa Pandolfo parlando della pericolosità del quacchero pretendente di sua figlia e si risolve in una languida aria di Traversen che si dichiara a Doralice.

Gaetano Rossi

Per Rossini, il Palomba prende spunto dall’atteggiamento libertino di Mme La Fontane (atto III, scena 2) per scrivere una semplice aria di quinari per Madame La Rose, “Sempre in amore”; il compositore affida a un collaboratore la stesura dell’aria con esiti migliori di quella debolissima per Doralice.

Brillante e originale è la collaborazione di poeta e Rossini nel duetto “In bosco ombroso e folto”, che non trova corrispondenza né in Goldoni né nelle trasposizioni precedenti. Un brano che il compositore non riutilizzerà in nessuna occasione.

Come in Rossi, anche qui abbiamo il recitativo e aria del sospirante Alberto “O lusinghiero amor”, composto da tre strofe di settenari e una coda di quinari e musicalmente architettato mediante soluzioni già utilizzate da Rossini in opere precedenti al fine di ricreare la grande aria da tenore. La cabaletta è un vero moraceu favori di Rossini.

        5. Da qui in poi la trama di Palomba deve adeguarsi alle richieste del compositore e diverge dai modelli precedenti: per inserire lo splendido terzetto de La pietra del paragone (1812), “Prima fra voi coll’armi”, si finge che Filippo e Alberto sfidino Pomponio a duello, l’uno per avergli fatto perdere il quacchero come cliente della locanda e l’altro per avergli promesso invano Lisetta.

Per poter mettere in luce la primadonna, Rossini compone un’originalissima aria, “Eroi li più galanti”, composta da una prima parte di settenari (in cui Lisetta, sognante, si vede derisa per il trattamento che il padre le ha riservato) e da una coda di doppi senari a cui si aggrappano Doralice, Madame La Rose e Pomponio come pertichini; non presente in Rossi, richiama invece l’aria di Lisetta presente nel libretto di Foppa, “Se non torna il caro oggetto”, in cui però la ragazza si lagna di aver allontanato Filippo.

Finalmente Palomba e Rossini prevedono anche una bella aria per Filippo, per ora relegato a secondario partecipante dei pezzi d’insieme: “Quando la fama altera” parte con un’introduzione di settenari che sembra progenitore della futura “Tace la tromba altera” con cui si chiude la Matilde di Shabran (1821) e si chiude con un’aria di catalogo in ottonari, vero banco di prova per il basso cantante.

Per l’inserimento del quintetto de Il turco in Italia Palomba adatta il testo e la trama: Filippo spera di rapire la consenziente Lisetta durante una festa alla turca. Assistiamo così al coro “Amor la danza mova” e al quintetto “Oh! Vedite che accidente”. Il coro è stato rimusicato da Rossini introducendo una melodia nuovamentre il quintetto “Oh! Guardate che accidente!” delTurcoa poche varianti nella trasposizione.

  • Purtroppo l’opera si conclude con un brevissimo finale, “Caro padre, perdonate”, in cui le due coppie di amanti si dichiarano ai padri che non possono rifiutarsi di accettare il matrimonio. Questo è chiaramente il finale che si legge anche nelle ultime due scene di Goldoni mentre il Foppa dà inizio al finale con la scena dei quaccheri; anche in Rossi, invece, si ha il brevissimo finale “Che mai vedo! Scellerati!”.
    La gazzetta ebbe solo una altra serie di rappresentazioni a Palermo prima di scomparire dal repertorio fino ad anni recenti. Chissà se proprio durante l’esecuzione a Palermo l’autografo del Quintetto del primo atto rimase nella città siciliana. Oggi possiamo godere di questa opera bistrattata e apprezzare la capacità di Rossini di adattare la propria musica per il pubblico napoletano. Anche nel creare dei centoni era maestro e La Gazzetta ha anche tanta e tanta musica nuova da offrire. Rossini era al massimo delle sue capacità e in quei mesi componeva Barbiere, Elisabetta, Otelloe Cenerentola a cui passerà la sinfonia composta per La Gazzetta. La musica nuova composta per La Gazzetta è quindi di alta qualità e possiamo godere e divertirci ascoltando questa opera buffa. Dovremo aspettare la seconda versione di Matilde di Shabran per ascoltare Don Isidoro cantare in vernacolo napoletano, ma questa è un’altra storia

Matteo Oscar Poccioni 

GoldoniFoppaRossiPalomba/Tottola
     
F e L si amanoI 3 3. cav e d.no (F; L)   
P legge l’articolo sui Piccoli Affissi; F lo disapprova    
Arrivo di A e D I 6I. 3 
F pensa a sposare L senza il consenso del padre, indi discute con A dei prezzi in uso in Francia. I 5 3. cav (F)  
A e P divergono sull’onestà nei commerci    
L protesta per essere sulla gazzettaI 2 2. cav (L)   
F presenta L a R come sua sposaI 4I 9-11 5. qr (Al, L, F; D) 6. A (D)I. 5 
R e D si innamoranoI 5I. 6 
P accorda a R sua figlia (P intende L, R intende D)I 6 4. A (R)I. 12I. 7 
L crede di essere promessa a F ed esulta con P; questi rifiuta aspramente L a FI 7, 8 5. t (L, F, P)I 13, 14; 15’ 7. t (L, P; F)I. 8 5. qn (L, D, Al, F, P) 
Fo e Ro dibattono sull’opera, T chiede la gazzettaI 1 1. Intro (Ro, R, T, P)I 1, 2 1. Intro (C, Al, Ro, T)I. 1 1. Intro (C, Al, M, T) 
Tutti leggono la gazzetta e deridono P, che prima osserva nascosto e poi si mostraI 3 2. cav (P)I. 2 2. cav (P) 3. qr (T, P, M, Al) 
Fo e Ro vanno a cercare la ragazza della gazzetta I 4  
R riferisce ad A di essere promesso alla figlia di P (R si riferisce a D mentre A intende L)    
F e l’”inutile precauzione” di P I 16’  
Fo e Ro cercano la ragazza della gazzetta ma L non si mostra    
Fo e Ro deridono D, credendola la ragazza della gazzetta(I 9)I. 19  
D non è la ragazza della gazzetta e Ro la chiede ad AI 10, 11 6. A (D)I. 20  
A dice di aver maritato la figlia a R, che non sa che questa è DI 12   
P dice a R che sua figlia ama F, R dice a P che F è già sposatoI 13I 15”                      
R rimprovera D che si difende però contro LI 16I. 18 9. d (A, D)  
L scopre che F è sposato e si arrende al volere di P(I 17) 8. Fin II. 21 10. Fin II. 11 7. d (P, L)   
Arriva F, travestito con baffi, ma L lo smaschera e lo rifiuta.I 18, 19I. 22. 23I. 13 8. Fin I 
     
AggiunteI 14 7. A (F)I 7, 8 4. cav (L; C)I. 4 4. cav (L)
  I. 17 8. A (P)I. 9 6. A (D) 
   I. 10 
   I. 12 
Legende dei nomi
L. Lisetta P. Pandolfo / Pomponio F. Filippo D. Doralice An. Anselmo Al. Alberto / R. Roberto Ro, Fo. Monsieur La Rose, Madame La Fontane T. Monsieur Traversen M. Madame La Rose C. Coro