Opéra en deux actes di Eugène Scribe
et Charles-Gaspard Delestre-Poirson
Musica di Gioachino Rossini

Le Comte Ory​ ​ ​ Juan Diego Flórez
Raimbaud​ ​ ​ ​ Andrzej Filonczyk
Le Gouverneur​ ​ ​ Nahuel Di Pierro
La Comtesse Adèle​ ​ ​ Julie Fuchs
Dame Ragonde​ ​ ​ Monica Bacelli
Isolier​ ​ ​ Maria Kataeva
Alice​ ​ ​ ​ Anna-Doris Capitelli

Direttore​ ​ ​ ​ Diego Matheuz
Regia, Scene e Costumi​ ​ ​ ​ Hugo De Ana
Coro Del Teatro Ventidio Basso
Maestro del Coro​ ​ ​ ​ Giovanni Farina
Orchestra Sinfonica Nazionale Della Rai

Nuova coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna

Il titolo di inaugurazione del ROF 2022 è Le Comte Ory quarta opera composta per Parigi regnante Carlo X. La sua prima opera composta per la capitale francese fu Il viaggio a Reims (1825) in onore della incoronazione del Re a Reims. Rossini sapeva bene che una opera con 14 cantanti solisti non sarebbe stata in grado di circolare per i teatri europei,così dopo solo 3 sere ritirò Il Viaggio a Reims e lo conservò gelosamente lontano da occhi indiscreti. Dopo 3 anni nessuno avrebbe ricordato la musica sentita in una unica occasione e riutilizzò circa il 50% della musica per Le Comte Ory senza che nessuno potesse accorgersi di questa trasfusione. Scribe e il suo collaboratore Delestre-Poirsom adottarono i versi alla musica in maniera mimetica. L’opera si basa su un vaudeville  dello stesso Scribe del 1816 che sviluppava il soggetto del solo secondo atto composto da Rossini. Il drammaturgo aggiunse il primo atto sviluppando ex novo la vicenda dell’eremita sviluppando uno spunto della ballade cantata da Ragonde. L’opera è in soli due atti e la possiamo considerare il primo esempio di petit opéra in voga all’Opéra sopratutto negli anni successivi. Alla petit opéra veniva sempre associato un balletto o addirittura due balletti per completare la serata cosa che non era necessaria a Le siège de Corinthe, Moïse e Guillame Tell che già contenevano un proprio ampio balletto. In Italia l’opera ebbe pochissima circolazione per l’argomento licenzioso e per i travestimenti del secondo atto a rischio censura. Una opera troppo moderna per l’Italia cattolicissima della Restaurazione.

Dopo molti anni di assenza torna al ROF il più grande regista d’opera vivente, l’argentino Hugo De Ana che come sempre firma regia scene e costumi. Gli alchemici dipinti di Hieronymus Bosch sono la cifra stilistica dell’allestimento. La riproduzione dei dipinti in scala monumentale è raffinata così come le sculture di mostri e animali fantastici. Un universo magico deve è protagonista la pittura fiamminga, luogo dove si muove stavolta la vicenda del Comte Ory. La scena è immersa in un innaturale blu elettrico che esalta i coloratissimi costumi del coro e dei solisti.
Informiamo che non si è utilizzata la superba edizione critica di Damien Colas edita da Bärenreiter ma è stata eseguita l’edizione Ricordi piena di errori, inesattezze e tagli. Un vero peccato, non si è fatto un servizio a Rossini ma una concessione agli editori musicali.
Juan Diego Florez, che da quest’anno è anche Direttore artistico, è dotato di freschezza vocale immutata. Lo ascoltammo al recital scaligero di questa primavera e fu prodigo di una quindicina di bis. La voce è generosa, gli acuti squillanti, il fraseggio sottile per un ruolo che ha nella pelle, cantato e cantato più volte. L’aria nella introduzione è un gioiello di sagacia e ammiccamenti. Il duetto col paggio vaporoso e sottile. Il travestimento da suora nel secondo atto e la sua entrata in monopattino sono scene esilaranti. Ottimo il duetto con la Comtesse e il terzetto finale dove Florez è prodigo di accenti e passaggi sfumati. I suoi falsetti flautati nel secondo atto portano ad un riso l’intero pubblico.


Applaudittissimo il paggio Isolier​ ​di Maria Kataeva dotata di una voce compatta e brunita che ha risaltato molto bene. Doti attoriali non comuni si sono viste per tutta l’opera e in particolare nel sensuale terzetto finale col menage a trois. Il duetto con Ory, brano originale e non autoprestito è svolto da Rossini con grande senso teatrale e senza cesure di sorta.
La Comtesse Adèle​ è Julie Fuchs che svolge il suo compito professionalmente. La grande aria prima del finale I è un banco di prova superato con abilità grazie ad una voce cristallina ma dotata di corpo. Avremmo gradito un po’ di fantasia e libertà nell’abbellire il canto, nel variarlo in qualche cadenza. Ottimo il suo sensuale duetto con Florez. La Fuchs ha particolare grazia nel canto.
Raimbaud​ ​è Andrzej Filonczyk impegnato da protagonista nell’introduzione e sopratutto nell’aria che fu di Don Profondo. Il cantante sciorina il lungo racconto della discesa nelle cantine del vino “scendendo” letteralmente di tonalità in tonalità fino alla briosa cabaletta finale. Il basso centra perfettamente il ruolo sia vocalmente che nel comico atteggiamento assunto nei due atti.
Le Gouverneur​ ​è Nahuel Di Pierro che qui a Pesaro fu un ottimo Assur. L’impegnativa aria del primo atto è affrontata con mezzi importanti e ben è sviluppato l’andamento strofico del cantabile. Dopo il coro femminile ecco la cabaletta con l’assolo del flauto che ha lasciato il cantante libero di esprimersi al massimo. Una voce davvero imponente. 

Dame Ragonde​ ​è ​Monica Bacelli perfetta come signora âgée dalla voce matura e piena di verve. Entra in scena specchiandosi in una padella e facendo una frittata. Anima in maniera superba l’introduzione e il Finale I. La ritroviamo vestita di rosso acceso nel secondo atto in atteggiamenti comici. Certo la voce ha qualche anno sulle spalle ma è così che si costruiscono i personaggi e vengono ben caratterizzati. Un personaggio impossibile da scordare.
Coro ben preparato e vestito con sgargianti abiti anni ’60.
Il Direttore​ Diego Matheuz dirige in maniera perfettibile. Alcune sonorità sono un po’ troppo accese e alcuni tempi troppo rilassati: un grave errore la stretta del finale I un po’ lenta e sfilacciata tanto da mettere in difficoltà gli stessi solisti. Per il resto l’orchestra suona con buoni risultati generali.
Uno spettacolo divertentissimo e colorato, pieno di inventiva. Ogni scena del libretto è differenziata sul palcoscenico di una scenografia diversa. Domina il colore blu. Florez eremita è rappresentato come il Mosè di Michelangelo con tanto di corna e i 10 comandamenti con scritte che si illuminano. Abbiamo visto dei mimi/cespuglio con tanto di bisce o serpenti nella scena col le Gouverneur. Tre angeli in rosa con turiboli e dinosauri nel finale I. Esilarante la scena in cui Ragonde controlla le finte suore che in un secondo assumono la posizione dell’Ultima Cena e dopo tornano ad ubriacarsi. A ottobre questo superbo spettacolo verrà  trasmesso da Rai 5. Vedetelo dal vivo in questi giorni, ve lo consiglio.

Fabio Tranchida