RinaldoAurora Faggioli
AlmirenaBeatriz de Sousa
ArmidaGloria Giurgola
GoffredoSilvia Zorita
ArgantePablo Gálvez
EustazioJorge Franco
  
DirettoreGiovanni Paganelli
RegiaStefania Panighini
CostumistaLeo Martínez
Lighting designerHugo Carugatti
  
Orchestra Sinfonica di Tenerife

Dopo l’esperienza molto positiva della Cenerentola di Rossini al Teatro Perez Galdos di Gran Canaria abbiamo seguito la produzione del Rinaldo di Händel presso il futuristico Auditorium di Santa Cruz di Tenerife realizzato dal grande architetto Santiago Calatrava, teatro che dialoga felicemente con l’omologo di Valencia. Tutta l’area in cui sorge l’auditorium, che si protende verso il mare con la sua vela bianca, fa parte di un ampio progetto urbanistico che ha dato nuova linfa alla città. Dove prima c’era una parte della raffineria e delle industrie ora spicca un magnifico palmeto su una collina di rifiuti industriali bonificati, la stazione degli autobus ed edifici di pregio architettonico che danno alla città una immagine efficiente e moderna.

Il Rinaldo che abbiamo ascoltato è una versione ridotta per famiglie e bambini. La durata dello spettacolo è stata di solo 1 ora e 20 minuti e quindi la musica di Händel, che nella versione originale dura più di 3 ore, è servita solo da struttura per uno spettacolo pieno di colore e fantasia. Una storia fantastica per la regia di Stefania Panighini, raccontata su una scacchiera, con le torri a formare i castelli delle due falangi opposte, i cavalli trasformati in cavallucci marini cavalcati da Rinaldo, il “re” Goffredo e la “regina” Armida. Magnifico il grande drago volante sputa fuoco con il quale Armida veniva calata dall’alto sulla scacchiera. Immagino che i bimbi presenti si ricorderanno per sempre di questo magnifico colpo di scena. In molti punti dell’azione sono state utilizzate luci stroboscopiche (Hugo Carugatti) per creare effetti dirompenti. Eustazio si è presentato durante la sinfonia scendendo dall’alto con il suo ombrellino bianco e rosso, come Mary Poppins! Questa regia considera Eustazio come il narratore della vicenda spiegando ai niños i vari personaggi e la vicenda. Come gli scacchi sono bianchi e neri così i personaggi erano catalogati come positivi (bianchi) e negativi (neri). Tutta l’ambiguità, la falsità e la mimetizzazione di Armida e Argante presente in Händel è andata persa in questa produzione. Bellii anche i costumi di Leo Martínez.

In quest’ opera, che segna il debutto del compositore sulla scena londinese, la lezione italiana è espressa al meglio grazie alla purezza delle melodie, ai numerosi squarci sinfonici (si noti in particolare il terzo atto), e ad una trama particolarmente felice e scorrevole grazie al libretto di Giacomo Rossi ispirato al poema La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.

Il 24 febbraio 1711 al Queen’s Theatre di Haymarket si capì subito che a Londra era arrivato un eccellente compositore che non lasciò più la capitale se non per vari viaggi in Europa proprio per reclutare il meglio tra i cantanti e in particolare tra gli evirati cantori.

Questa produzione del 2016, ripresa oggi, è una meravigliosa opportunità per entrare per la prima volta nel mondo dell’opera. Lo spettacolo doveva essere riproposto nell’aprile del 2020 ma è stato ripreso solo in questi giorni rispettando appieno le normative anti pandemia. Intere file completamente vuote, 3 o 4 posti di distanza tra le persone del pubblico. Nonostante tutti i biglietti fossero venduti sia per sabato che per domenica la sala risultava particolarmente vuota proprio perché pochi sono stati i posti assegnati. Piangeva proprio il cuore vedere questa situazione.

Le voci impiegate in questa produzione erano voci giovani e fresche e hanno dato particolare risalto e spigliatezza nell’esecuzione dell’opera barocca.

Rinaldo era interpretato da Aurora Faggioli nata a Bolzano nel 1992 con alle spalle studi presso il Conservatorio di Trento. Presente all’Accademia Rossiniana di Pesaro dove ha debuttato il ruolo di Melibea nel Viaggio a Reims (2016). Canta poi anche nel Barbiere di Siviglia e  ell’Italiana in Algeri.
Poco prima dell’emergenza Covid assistiamo al suo debutto a Tenerife in Hänsel und Gretel di Humperdinck.
Particolarmente bella la sua interpretazione dell’aria “Venti, turbini” che conclude il primo atto con un pezzo di bravura e virtuosismo. Aurora Faggioli è limpida nella coloratura, ha volume sufficiente per l’imperiosità di Rinaldo, ed eleganza nel fraseggio. Spiace che venga proposta in ogni aria dell’opera solo la sezione A, quindi senza episodio centrale B e ripresa variata A’.

Almirena è Beatriz de Sousa soprano di Lisbona, esperta di repertorio barocco ma anche mozartiano. Di recente è stata Elvira ne I puritani a Oviedo, Adina ne L’elisir d’amore a Tenerife e Tbilisi, Amore in Orfeo ed Euridice di Gluck con la Real Sinfónica di Galicia. Almirena è un ruolo inventato dal librettista Rossi per controbilanciare la presenza dell’ambigua Armida ed è un personaggio caratterizzato da sentimenti di candore e purezza, ben espressi da Beatriz de Sousa che ci canta “Augelletti, che cantate con soavità”. L’aria purtroppo viene eseguita dietro le scene e alcuni particolari non hanno potuto essere apprezzati appieno dal pubblico. L’unica aria dell’opera che è stata proposta col da capo è stata “Lascia ch’io pianga”, melodia riutilizzata e riplasmata per ben tre volte da Händel. La cantante riesce ad esaltarne la profonda bellezza. Un tempo leggermente più lento avrebbe però creato una aura più maestosa nell’incedere della melodia.

Armida è Gloria Giurgola. Proveniente dal Conservatorio Santa Cecilia di Roma, prosegue gli studi a Tenerife e ad Amsterdam. Vincitrice di numerosi premi, ha cantato Musetta, Norina, Gilda, Adina, Frasquita (Carmen), Clorinda, la voce dal cielo (Don Carlo), Barena (Jenufa). L’aria di sortita di Armida è tra le più spettacolari del repertorio barocco, esaltata da un preludio turbinoso. Furie terribili viene interpretata con ottimo accento e incisività. Gloria Giurgola è da apprezzare insieme a Rinaldo nel loro ampio duetto “Fermati! No,crudel” dove la melodia rimbalza da uno all’altro e i due timbri sono ben riconoscibili e contrastanti.

Santa Cruz de Tenerife - Auditorio: Rinaldo | OperaClick

Goffredo è la canaria Silvia Zorita, che ha cantato Dulcinea nel Don Quichotte di Massenet, Hänsel, Marcellina ne Le nozze di Figaro, Francisca in Doña Francisquita di Vives, Doña Mariana in Luisa Fernanda di Moreno Torroba. La regia ha deciso di trasformare il nobile Goffredo in un pupazzo sguaiato che ride sempre in modo ridicolo. Forse può essere apprezzato dal giovane pubblico ma la figura è risultata davvero eccessiva. L’aria “Mio cor, mio cor” dalle armonie vivaldiane vale poco se cantata con una voce “piccola”. Abbastanza preciso il canto ma privo della profondità necessaria. Ricordiamo che alla prima assoluta il ruolo fu interpretato dal contralto Francesca Vanini-Boschi, primo Ottone nell’Agrippina.

Argante è Pablo Gálvez nato nel 1987 a Guadix, dopo gli studi universitari studia con Renato Bruson e Teresa Berganza. Canta Morales (Carmen), Masetto, Belcore, Il Conte d’Almaviva, Guglielmo (Così fan tutte) Le Comte de Toulouse (Jérusalem) Valentin (Faust) Giorgio Germont, Prosdocimo (Il turco in Italia). Valido basso, non è per nulla impressionato dalla difficoltà del ruolo di Argante. La sorprendente aria “Sibilar l’angui d’Aletto”, proveniente da Aci, Galatea e Polifemo, è tempestata da fa# acuti che la rendono pienamente baritonale. Pablo Gálvez ha buona potenza e controllo della voce in tutta l’opera creando un ruolo imponente e perfido.

Debole l’Eustazio di Jorge Franco che funge principalmente da narratore. Buono come attore e coinvolgente e spiritoso rivolgendosi al pubblico più giovane, ha ancora molto studio da fare per l’interpretazione vocale con una coloratura imprecisa.

Buona la prova del giovane Giovanni Paganelli, direttore e clavicembalista. Già a 16 anni si trovava sul podio a dirigere presso Modena, sua città natale. Fonda nel 2011 il Coro e Orquesta Euphonia. Si specializza in clavicembalo e fortepiano alla Hochschule für Musik di Friburgo in Brisgovia sotto la direzione di Robert Hill. Abbiamo apprezzato molto la sua direzione precisa e puntuale. Ha staccato tempi con piena padronanza, ha esaltato i fiati vividi e perlacei nella scrittura magistrale di Händel. Spiace che i quattro movimenti della sinfonia siano stati interrotti ogni volta dagli interventi parlati in spagnolo di Eustazio rompendo l’atmosfera sinfonica che Paganelli stava creando con questa ampia ouverture.

Uno spettacolo molto godibile, colorato e vivace che ha trasformato l’opera di Händel in un racconto fantastico tra le forze del Bene e del Male in un mondo meraviglioso, proprio come l’opera barocca piena di “macchine” ed effetti scenici dovrebbe fare. Le buone voci di questa produzione avrebbero risaltato se nelle loro arie fossero stati presenti i da capo ma la mira di questo spettacolo per famiglia era un’altra, avvicinare le nuove generazioni all’opera. Missione compiuta.

La recensione si riferisce allo spettacolo del 24 aprile 2021.

Fabio Tranchida