La CenerentolaVictoria Yarovaya
Don RamiroXabier Anduaga
Don MagnificoMisha Kiria
DandiniFernando Campero
TisbeCristina del Barrio
ClorindaSofía Esparza
Alidoro Isaac Galán
  
DirettoreLorenzo Passerini
Regia e sceneRaul Vázquez
LuciIban Negrín
Direttore del CoroOlga Sanatana
  
Orquesta Filarmónica de Gran Canaria
Coro de Amigos Canarios de la Ópera

Spettacolo visto dal vivo il 28 Aprile 2021

La Spagna è una delle poche nazioni al mondo che ha riaperto i teatri nonostante una situazione non ancora stabilizzata. Dovrebbe essere da esempio per Italia, Francia e Germania per far capire che i teatri possono essere sicuri. Il numero dei posti è dimezzato salvaguardando le distanze e la salute degli spettatori esattamente come sta succedendo nelle chiese italiane luoghi sicuri e controllati da ciò che posso vedere nelle vesti di organista.

Le isole Canarie si trovano in pieno Oceano Atlantico, ma in posizione privilegiata, facilmente raggiungibile dall’Europa. Ospitano vari teatri, da quello classico, dove abbiamo visto questa Cenerentola, a quello scavato nella roccia di Lanzarote, al Teatro/Faro dedicato all’illustre Alfredo Kraus, all’avvenieristico Auditorio di Santa Cruz de Tenerife dell’amato Calatrava.

Nel gennaio del 1815 si eseguì al Teatro Valle di Roma Il naufragio felice di Gioachino Rossini. Il titolo non tragga in inganno, si trattava de L’italiana in Algeri. A fine anno lo stesso teatro romano realizza una versione arricchita de Il Turco in Italia. Il 26 dicembre del 1815 viene eseguita la prima opera del cigno di Pesaro espressamente scritta per un teatro romano: Torvaldo e Dorliska. Altre opere comiche di quel periodo furono Almaviva ossia l’inutile precauzione sempre a Roma ma per il teatro Argentina e La gazzetta che, dopo il ritrovamento del quintetto del primo atto, ha trovato forma definitiva esaltando le qualità dell’opera nonostante i numerosi auto-prestiti. Scritta per il Teatro dei Fiorentini di Napoli, ora squallida sala bingo nel rione Carità, utilizza molti brani precedenti poiché Rossini non era praticamente conosciuto nel suolo partenopeo. La sinfonia di quest’opera originale verrà riutilizzata, per la superba qualità, nella successiva Cenerentola legandola indissolubilmente all’opera poiché viene citato il crescendo della sinfonia nella stretta del finale primo. Anche il quintetto de La gazzetta recentemente ritrovato a Palermo, proprio nella versione autografa, ha alcuni elementi originali che verranno ripresi pari pari nell’introduzione della Cenerentola al comparire di Alidoro (o forse dovremmo dire Ali d’oro visto che si tratta di una fata…).
Il libretto fu scritto in fretta e furia, rielaborando quello di Francesco Fiorini già utilizzato da Stefano Pavesi con il titolo Agatina o la virtù premiata, versione ascoltata da Rossini a Milano.
La velocità nella composizione rossiniana non fu a scapito della qualità: un capolavoro immortale ricco di pezzi d’assieme e rutilante di melodie e florido belcanto. Tre prezzi furono delegati a Luca Agolini detto Luchetto lo Zoppo che fornì le modeste arie di Alidoro, di Clorinda e il Coro che apre il secondo atto. Quest’ultimo dovrebbe essere sempre eseguito per via della discreta fattura e perché permette un compiuto collegamento con il recitativo di don Magnifico.

Las Palmas di Gran Canaria - Teatro Pérez Galdós: La Cenerentola |  OperaClick

Nel 1817 a Napoli la parte di Don Magnifico venne adattata al vernacolo napoletano e speriamo che prima o poi qualche produzione riproponga questa versione. Sempre al Valle La Cenerentola venne ripresa nel 1818, dove Dandini divenne Dandino(!) e Alidoro ebbe una nuova aria di mano ignota, oggi ancora inedita, “Fa’ silenzio, odo un rumore” che l’edizione critica non pubblica in maniera del tutto arbitraria, privandoci dell’ascolto di una versione dell’opera alternativa.
L’aria di Alidoro di Agolini è ormai completamente sostituita da quella, di considerevole difficoltà, scritta da Rossini al tempo della Matilde di Shabran per il basso Gioachino Moncada. Siamo nel 1820 e lo stile rossiniano si era ulteriormente sviluppato.

Qui a Las Palmas di Gran Canaria abbiamo potuto ascoltare una versione ridotta dell’opera per rispettare le norme anti-covid. L’opera è durata due ore senza intervallo poiché oltre al riempimento di un quarto della sala, le norme non permettevano di stare più di due ore nello stesso ambiente. Si è deciso quindi di eliminare tutti i recitativi secchi, l’aria di Alidoro – salvando però il recitativo accompagnato – e tagliando varie strette dei pezzi d’assieme. Tagli dolorosi ma necessari. Però l’opera, così eseguita, sembrava ingranare la quinta marcia: i cantanti non avevano il tempo di godersi gli applausi che immediatamente ripartiva la musica talvolta intervallata soltanto da alcune frasi in spagnolo per dare un minimo di continuità alla storia.

In questa produzione sono risaltati tre ottimi interpreti.
Affascinante il canto morbido e vellutato di Xabier Anduaga. Tenore emergente che abbiamo già molto apprezzato come Ernesto nel Ricciardo e Zoraide e in un paio di opere donizettiane, Il castello di Kenilworth e la Lucrezia Borgia, entrambe rappresentate al Teatro Sociale di Bergamo. Nella sua scena introduttiva Rossini descrive un principe umano e sensibile discostandosi dall’immagine un po’ banalizzata del personaggio che ne dà musicalmente l’aria del secondo atto, seppur bella. Anduaga, nella scena del primo atto, scolpisce ogni frase di recitativo col giusto peso, con una voce ricca di sfumature gravi. Il duetto che ne segue è un incanto pieno di trepidazioni e giocato nella parte centrale con lievi mezze voci. Nel secondo atto il tenore ha modo di sfoggiare il bel timbro in “Sì ritrovarla io giuro”. Segue “Pegno adorato e caro” tutto eseguito a mezza voce per creare un contrasto effettivo con la cabaletta, in cui il tenore ci regala alcuni do acuti aggiuntivi nelle variazioni che elettrizzano l’aria.

Divina juventud rossiniana en 'La Cenerentola' | Ópera Actual

Victoria Yarovaya è un bravo mezzosoprano che ha cantato moltissimi ruoli rossiniani spesso a Bad Wildbad. La voce è ben bilanciata creando viva commozione nella canzone iniziale e nel palpitante duetto col principe. Buona anche la coloratura sufficientemente sgranata sia nel quintetto del primo atto che nell’effervescente rondò finale.

Un Don Magnifico di prim’ordine è il baritono georgiano Misha Kiria, esibitosi tra l’altro anche alla Scala dove ha impersonato i ruoli di Blansac nella Scala di seta e proprio di Don Magnifico. Ormai instradato verso una carriera internazionale, nel gennaio 2021 è stato anche scelto per impersonare il ruolo del protagonista nel CD Il Paria di Donizetti pubblicato da OperaRara dove lui interpreta il ruolo con assoluta padronanza. Misha Kiria in Cenerentola è impiegato in tre ampie arie: la prima molto dialogica e con la famosa onomatopea “col ci ci ciù ciù” che il cantante scandisce perfettamente possedendo piena padronanza della lingua italiana. Divertente l’aria da sommelier che il cantante non appesantisce con inutili gag e perfetta l’aria del secondo atto che è un vero tour de force. Il cantante è dotato di una voce ampia e robusta che riesce a districarsi anche nei più complessi sillabati e di ottime doti interpretative.

Fernando Campero è un baritono di Tenerife e ci è sembrato un Dandini alquanto debole: la coloratura, così importante nel personaggio, è stata spesso stemperata e confusa con nefaste semplificazioni. La voce si può apprezzare per il chiaro timbro ma molto studio sarà ancora necessario per affinare le doti.

Non possiamo giudicare l’Alidoro di Isaac Galán in quanto non ha avuto la possibilità di cantare la sua aria. È dotato comunque di buona presenza scenica così come le due dispettose sorellastre impersonate da Sofia Esparza (Clorinda) e Cristina Del Barrio (Tisbe), molto divertenti. Entrambe sono state più che puntuali nell’introduzione e nel sestetto, e non dimentichiamo che a Clorinda sono affidati tutti gli acuti della stretta del finale primo essendo l’unico soprano.

La direzione di Lorenzo Passerini ci ha sorpreso per la troppa disinvoltura nell’interpretare le dinamiche rossiniane: molto lenta la prima parte della Sinfonia, molti cambi di tempo in ogni brano con accelerazioni e rubati che non erano nello stile del pesarese. La sinfonia è comunque piaciuta nella seconda parte dove si è accentuato l’effetto cameristico essendoci in buca pochi archi e risaltando così le coppie di fiati. La conclusione ex abrupto del concertato “Questo è un nodo avviluppato” ci ha lasciato un po’ delusi.

Il coro maschile ha svolto con impegno la sua parte e tutti i componenti erano dotati di mascherina a differenza dei cantanti principali. Semplice ma divertente lo spettacolo di Raul Vázquez che si avvale di due sole scene: una enorme libreria indicava la casa di Don Magnifico mentre una scalinata con trono ci illustrava il casino di Don Ramiro.

Tuttavia è stata una bellissima sensazione sentire dopo mesi di digiuno, musica dal vivo e vedere bravi cantanti al lavoro. La Spagna tutela la cultura, l’arte e il turismo di qualità.

Fabio Tranchida