Giovanni Battista Pergolesi e  Antonio VivaldiStabat mater per due castrati Giovanni Battista Pergolesi

Stabat mater

Antonio Vivaldi

In furore iustissimae irae

Concerto in do maggiore per violino, organo e violoncello RV554a (primo movimento)

Stabat mater
 
SopranoSamuel Mariño
ControtenoreFilippo MIneccia
  
Orchestre de l’Opéra Royal
 
DirezioneMarie Van Rhijn

Etichetta: Château de Versailles

Formato: Cd

supporti: 1

Codice catalogo: CVS033

Codice a barre: 3770011431380

Uscita in Italia: 19 marzo 2021

Pozzuoli possiede un tesoro urbanistico prezioso da poco reso nuovamente visitabile: il Rione Terra che vanta una stratificazione storica unica. Proprio a Pozzuoli Pergolesi termina la sua breve parabola di vita a soli ventisei anni.

Pergolesi non risiedeva però nel Rione Terra, luogo ad alta concentrazione abitativa; per curare la sua tubercolosi necessitava di un luogo tranquillo su una collinetta alle spalle della città dove poteva contemplare un poco di mare. Era ospite del convento di San Francesco e Sant’Antonio, dei frati francescani. La storia, amalgamata con un po’ di leggenda, racconta che proprio in questo convento compose lo Stabat Mater e in quello stesso luogo, ora adibito a carcere femminile, morì e fu sepolto.

La tomba venne poi trasferita e monumentalizzata nel Duomo di San Procolo al centro del Rione Terra. I lunghi lavori di restauro per riportare il Duomo all’aspetto del Tempio di Augusto hanno purtroppo costretto a spostare nuovamente la tomba di Pergolesi che è ritornata in San Francesco, rendendo inutile il tracciamento delle spoglie dopo tutti questi passaggi; ad oggi ci resta solo una targa marmorea.

Lo Stabat Mater è composizione universale e per questo ad ogni ascolto ci rivela qualcosa di nuovo. Il Cd, appartenente alla curatissima collana del Castello di Versailles, propone il titolo con un soprano maschile, Samuel Mariño e un contralto maschile, Filippo Mineccia. Samuel Mariño è un giovane venezuelano che ha trovato in Händel uno dei suoi compositori più congeniali. Nello Stabat Mater di Pergolesi si muove perfettamente a suo agio per la scrittura abbastanza acuta che batte frequentemente sul Sol acuto come nella prima strofa della sequenza. La sua voce chiara e malleabile gli permette di intonare dei trilli adamantini, come ad esempio sulla parola pertransivit ad indicare la ferita nel cuore della Vergine. La direttrice, Marie Van Rhijn, ha scelto una frequenza del diapason molto bassa, come si usava a Napoli al tempo di Pergolesi, circa 415 Hz. Ciò permette al soprano di raggiungere il Si bemolle nel successivo duetto O quam tristis et afflicta senza particolare difficoltà.

L’Allegro moderato successivo Quae moerebat et dolebat è cantato da Filippo Mineccia con un andamento agile e scorrevole. La voce di Mineccia insiste su note più gravi ma non è per questo eccessivamente scura, crea anzi un ottimo equilibrio con l’altro cantante. Pergolesi era famoso per le sue opere liriche e oratori, infatti nel brano Vidit suum dulcem Natum inserisce uno spaccato teatrale imprevisto: alle parole Dum emisit spiritum la voce si perde, l’accompagnamento si fa rarefatto, fino alla morte in croce dipinta dalla musica. Mariño esegue il brano senza inutile enfasi ma con misurata pacatezza. I due cantanti sono poi impegnati in un fugato chiesastico che con le loro voci, dai tratti chiari ed incisivi, perde qualsiasi costruzione matematica che sta alla base della fuga. Mineccia, dal canto suo, crea nel Fac ut portem delle rarefatte sospensioni tra una frase e l’altra. Nel duetto successivo le due voci si fanno eteree nel descrivere Paradisi gloria.

Antonio Vivaldi è il compositore di In furore iustissimae irae proposto sempre dalla voce sopranile di Samuel Mariño. La prima aria presenta lo schema classico con il da capo ABA’. Marie Van Rhijn sceglie per questo brano l’uso dell’organo positivo per realizzare il basso continuo. Bellissimo il Largo, dove Languescit cor è reso esplicito dal “languire” espresso dalla voce.

Il concerto successivo utilizza sempre l’organo come basso continuo proprio per dare un aspetto coerente al Cd tutto concentrato su brani religiosi. Vivaldi scrive con rara precisione le tre parti reali che dialogano fittamente tra di loro. Il tessuto musicale rimane chiaro e nitido grazie ad una direzione precisissima.

Non sara poco (LIVE) , Samuel Marino - YouTube

Il libretto elegante e a colori, annesso al Cd, ha vari interessanti saggi e biografie degli artisti. Manca solo qualche dettaglio sulla storia delle composizioni, ad esempio non ci racconta che Vivaldi compose il suo Stabat Mater per la Chiesa di Santa Maria della Pace a Brescia, città natale del padre. La chiesa appartenente all’ordine dei Padri Oratoriani detti dal volgo Filippini, chiese uno Stabat Mater da eseguirsi il venerdì Santo del 1712, che cadeva il 18 marzo. Vivaldi sembra un po’ trascurare la composizione utilizzando le melodie dei brani più volte, per più versetti, inoltre orchestra e musica solo metà del testo latino limitandosi all’uso degli archi. Nonostante ciò si tratta di uno dei suoi lavori più amati per i tempi sempre lenti che creano una aura di fatalità e per le intense melodie in Fa e Do minore, che anche se ripetute danno compattezza alla composizione che dura appena diciotto minuti. Vivaldi affida tutta lo Stabat Mater alla sola voce contraltile, mentre all’epoca, in chiesa, era eseguito da un castrato. Nelle sue opere liriche il “Prete rosso” usava spessissimo donne en travesti, così da risparmiare sui castrati, merce rara anche nel ‘700, ed essendo spesso impresario delle sue opere evitava di spendere la gran parte del budget per questo particolare tipo di cantanti.

Filippo Mineccia con la sua voce nobile, misurata e precisa ci dona uno Stabat Mater dalla drammaticità composta e mistica che conferma le impressioni positive avute dai molti ascolti presso l’Auditorium Giuseppe Verdi di Milano in varie composizioni di Bach ed Händel. Il cantante fiorentino, che si esibisce normalmente con i più rinomati ensemble barocchi d’Europa, ancora una volta dimostra la sua capacità di rimodellare la parola, esprimendo accenti drammatici che caratterizzano uniformemente tutta la composizione. Spiace che Vivaldi non abbia musicato l’intero testo scritto nel medioevo da Jacopone da Todi.

Consigliamo questo Cd di grande qualità che cerca di restituire una sonorità settecentesca sia nell’orchestra, usando il giusto diapason, sia nelle voci maschili che affrontano una tessitura acuta. Di grande qualità, come si è detto, anche il libretto allegato che oltre ai testi e ai saggi propone belle foto a colori rendendolo un oggetto da collezione, come le altre tante perle che sono eseguite e pubblicate presso il Castello di Versailles, nella sua Cappella e nel suo Teatro d’Opera.

Fabio Tranchida