Phèdre – CD-Book

PhèdreJudith van Wanroij
HippolyteJulien Behr
ThéséeTassis Christoyannis
ŒnoneMelody Louledjian
Un grand de l’État / Un ChasseurJérôme Boutillier
La Grande Prêtresse de VénusLudivine Gombert
  
DirettoreGyörgy Vashegyi
 
Orfeo Orchestra
Purcell Choir
  
  
Opéra français CD-Book serie Bru Zane, Volume 24 
  
Regitrazione live, 10-13 Settembre 2019, Béla Bartók National Concert Hall, Müpa Budapest, Ungheria 
  
BRU ZANE BZ1040 [ CD1 60:15 + CD2 76:15]

Siamo giunti al ventiquattresimo volume edito dal Palazzetto Bru Zane che realizza questi preziosi CD-Libri dedicati al repertorio autenticamente francese. La loro missione è scoprire opere dal ‘700 fino al primo ‘900, significative per la storia del teatro musicale francese, che oggi però giacciono neglette e non inserite nel grande repertorio. Con Phèdre si è attuata una coproduzione con la Orfeo Music Foundation Budapest la quale ne ha reso possibile la registrazione dal vivo durante una serie di esecuzioni al Müpa Budapest. L’opera ebbe sessanta rappresentazioni tra il debutto del 1786 e il 1792, ma spesso gran parte del primo atto veniva cassato per giungere senza indugi al nocciolo della storia. Bru Zane decide invece di donarci l’opera nella sua integralità con una operazione di un certo impatto culturale.

La prima esecuzione avvenne presso il teatro di corte di Fontainebleau (recentemente restaurato e visitabile) alla presenza di Luigi XVI.

La figura di Jean-Baptiste Lemoyne (1751-1796) è da associare ai compositori suoi contemporanei come Salieri, Sacchini, Cherubini, Spontini e Piccinni. Noi in particolare lo vorremmo associare alla figura di Gluck, presente a Parigi dal 1773, di cui ha assimilato appieno lo stile con l’alternanza di cori, recitativi pieni di tensione, brevi ma numerose arie e vari momenti coreutici, continuando con alta qualità la tradizione della tragédie lyrique. In realtà il primo tentativo di accostamento a questo genere non era andato per il meglio, infatti nel 1782 l’opera Électre era stata un insuccesso: non abbiamo ora gli strumenti per valutarla, non essendo stata ripresa in epoca moderna, ma sembra che Lemoyne fosse stato troppo monotematico e cupo nella scrittura.  

Grazie al giovane drammaturgo francese François-Benoît Hoffman il successivo libretto per Phèdre trovò ampio consenso nel suo rispetto alla tragedia dallo stesso titolo di Jean Racine, che aveva avuto la prima a Parigi nel 1677. Venne criticata nel testo solo la scomparsa della principessa Aricie che era stata protagonista della famosa opera Hippolyte et Aricie, tragédie lyrique dell’abate Simon-Joseph Pellegrin messa in musica da Jean-Philippe Rameau, rappresentata nel 1733 all’Opéra di Parigi.

Il fantasma del drammaturgo Euripide aleggia su queste composizioni che si prendono comunque alcune libertà per l’adattamento musicale. L’amore proibito e il rischio di incesto sono temi ricorrenti nella Phèdre di Lemoyne e viene subito in mente il Don Carlo verdiano anche se in quel caso il rapporto è inverso: è il figlio Don Carlo che ama la madre Elisabetta. Madre acquisita, a dire il vero. Altri temi sono il ritorno dall’Ade del Re Teseo e il suicidio di Phèdre vinta dai sensi di colpa.

Judith van Wanroij è una ottima Phèdre capace di rendere tutti i contrastanti affetti del personaggio. La voce è piena e profonda e spicca con estrema precisione i recitativi che confluiscono con naturalezza nelle numerose arie a lei affidate. Nel primo atto grande concitazione ha il brano “Ah! Suivons le dieu qui m’entraîne”. Nel secondo viene esplicitato il conflitto tra madre innamorata del figliastro e la paura verso il marito Teseo tornato dall’oltretomba. “Je ne sais quelle erreur, fatale à mon repos” permette alla cantante di sfruttare al meglio i suoi mezzi vocali sicuramente non inferiori alla cantante lirica Madame Antoinette Saint-Huberty prima interprete della parte e vera stella dell’Opéra di quegli anni.

Il tenore Julien Behr è Hippolyte, il figlio amato da Phèdre: nella prima della parte dell’opera appare come un giovane tutto dedito alla caccia senza gravi pensieri. Belli i suoi interventi che con slancio alternano il canto al coro di cacciatori. Ma nell’atto terzo con “Grands Dieux! quelle est ma destinée” l’introspezione raggiunge il massimo livello, la voce morbida e ben plasmata. I silenzi, le pause, le frasi dette per sottrazione di suono, concentrano l’attenzione verso un canto tutto studiato. Ne segue un dialogo serrato col coro dei cacciatori che amplifica lo stato di turbamento del principe.

II re Thésée è il baritono greco Tassis Christoyannis ospite fisso del Palazzetto Bru Zane: di recente con lui è uscito un ampio recital con l’integrale delle melodie di Reynaldo Hahn. Inoltre Tassis Christoyannis ha inciso per la stessa casa discografica circa otto opere più registrazioni varie a testimonio del suo valore. Compare nell’opera solo a partire dalla scena sesta del secondo atto, episodio che dà al via al grande finale secondo. Nel terzo atto Neptune, seconde ma rage  è una invocazione di quattro minuti che ne esalta l’interpretazione, con un mix equilibrato tra la voce grave e gli ottoni che commentano di continuo l’aria.

Il soprano francese Melody Louledjian è la fedele compagna di Phèdre. Nel primo atto ha notevole importanza nell’esaltare i desideri della propria padrona. La voce è chiara e agile, rendendo bene la scena con le sacerdotesse seguita da una marcia. Il suo intervento, all’inizio del secondo atto, in medias res è veramente accattivante e porta ad un complesso duetto che occupa tutta la prima parte.

Piccole parti per il baritono Jérôme Boutillier e il soprano Ludivine Gombert che assolvono bene il loro compito.

Molto preciso e sonoro il Purcell Choir fondato dal direttore György Vashegyi insieme all’Orfeo Orchestra. Quest’ultima suona su strumenti d’epoca con un risultato ottimale, estrema pulizia e calore negli accompagnamenti. Lemoyne usa con intelligenza i fiati e György Vashegyi esalta flauti e oboi nelle scene iniziali dedicate alla caccia e ai riti sacri per poi affidarsi ai suoni gravi degli ottoni che quasi gracchiano esprimendo in maniera vivida l’oltretomba. La registrazione è della massima qualità con un suono nitido perfettamente messo a fuoco. Il libro allegato ai due CD contiene cinque saggi di approfondimento, utilissimi visto che si tratta di un compositore quasi sconosciuto, offrendo sia una versione in francese che in inglese come ormai ci ha abituato Bru Zane che, capitolo per capitolo, esplora un repertorio rimasto troppo tempo sommerso.  

Fabio Tranchida