W. A. Mozart: Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 in si bemolle maggiore K 595
A. Bruckner: Sinfonia n. 7 in mi maggiore

Berliner Philharmoniker
Direttore: Bernard Haitink
Pianoforte: Paul Lewis

Bernard Haitink è senza dubbio fra i più autorevoli direttori d’orchestra viventi. Nel marzo scorso ha compiuto 90 anni, di cui quasi 70 trascorsi a dirigere in tutto il mondo: dalla nativa Olanda – dove divenne già nel 1961 direttore principale del prestigioso Conzertgebouw – passando per posizioni di massimo grado a Londra, Glyndebourne, Dresda, Chicago, Boston.  Una carriera unica, per durata e qualità. Con i Berliner Philharmoniker, di cui è membro onorario, ha una lunghissima storia esecutiva, live e discografica.  Il suo ritorno alla Philharmonie è quindi sempre un momento atteso e significativo, ma ancor più lo è quest’anno, dato che ha annunciato che il 2020 sarà per lui un anno sabbatico.

Il programma è aperto dal Concerto per pianoforte n. 27 di Mozart, ultimo lavoro del genio salisburghese in questo genere per lui così importante come campo di sperimentazione e di affermazione individuale nella vita musicale viennese. Eppure, questo concerto del 1791 (anno della morte di Mozart) non fu probabilmente eseguito dal compositore in prima persona. Forse da questo deriva la sua straordinaria naturalezza e spontaneità, e relativa (apparente) semplicità. Di certo possiede alcune delle più memorabili, intime e commoventi melodie mozartiane e l’esecuzione di Paul Lewis (al debutto con i Berliner) ha saputo toccare alcune di queste corde profonde, seppur con un approccio stilistico più romantico che settecentesco. Il pianista britannico, classe 1972, gioca il ruolo del giovane scalpitante a confronto con l’approccio elegante, in punta di bacchetta, classicissimo del Maestro Haitink. I pregi del solista, non a caso celebre più per le sue esecuzioni beethoveniane e schubertiane, sono evidenti nella personalità e ricercatezza del fraseggio, articolato con grande chiarezza e consapevolezza, ma i colpi di classe interpretativi arrivano tutti dal podio. Bastano due gesti a Haitink per dare all’improvviso leggerezza e grazia ai Berliner, solitamente caratterizzati da irrefrenabile impetuosità: una smorzata ai corni, un trattenere la linea dei violini prima di una cadenza, un abbandono alla volata di un oboe… non servono altre parole. Pienamente convincente Lewis lo è stato invece nel bis schubertiano (Allegretto in do minore D 915 ), poetico e sospeso fra innumerevoli, appena percettibili rubati, con un colore finalmente azzeccato e perfetto.

La seconda parte del concerto scomoda la Settima di Bruckner, uno dei brani più intrinsecamente legati alla storia dei Berliner Philharmoniker. Citiamo solo alcuni momenti storici: la prima assoluta fu diretta da Nikisch, futuro padre putativo dei Berliner; il suo successore Furtwängler fece della Settima uno dei brani simbolo della Germania nazista, eseguita in radio (l’Adagio) prima dell’annuncio della sconfitta di Stalingrado e della morte di Hitler; negli anni ’70 è stata un cavallo di battaglia di Karajan ,con anche due importanti incisioni; nel 1992 ha segnato il ritorno di Celibdache sul podio della Philharmonie; infine era al cuore del concerto che Abbado avrebbe dovuto dirigere nel 2014, divenuto dopo la sua morte il concerto in sua memoria, poi portato anche in tournée da Rattle. Valori simbolici, oltre che musicali, che hanno trovato in Bernard Haitink davvero il miglior erede. Una lettura classica, di rispetto altissimo e quasi sacrale per la bellezza fulgida e struggente della partitura. Una lettura che sembra innata, ovvia, incontrovertibile per quanto è pura e lineare. Eppure sappiamo quanto Bruckner sia complesso, introverso e incerto nel suo stile compositivo, ma tutto questo si trasfigura nella maestosa esecuzione, a buon titolo paragonabile ad alcune incisioni storiche. Difficile identificare un solo passaggio, una peculiarità, proprio perché non è nella sorpresa o nella stramberia che Haitink ricerca la sua poetica. Piuttosto vorremmo semplicemente evidenziare il respiro, nobile e commovente che percorre tutta la sinfonia, le dà unità e significato. E sappiamo che con Bruckner il significato è un significato “ultimo”, profondo e insondabile. Se ha ancora senso oggi parlare di un Maestro, allora Bernard Haitink è proprio la figura per la quale questa parola deve essere usata, e di questi maestri le “nuove” leve direttoriali hanno un gran bisogno.

Il concerto è disponibile in registrazione HD sulla piattaforma della Digital Concert Hall.