Lohengrin: Daniel Johansson
Elsa: Camilla Nylund
Ortrud: Anna Smirnova
Telramund: John Lundgren
Heinrich: Andreas Bauer Kanabas
Heerrufer: Derek Welton

Orchestra e Coro della Deutsche Oper
Direttore: Donald Runnicles
Regia: Kasper Holten

 

La prodigiosa capacità della Deutsche Oper di Berlino di alternare spettacoli differenti un giorno dopo l’altro si eleva a prova di ambizione con l’organizzazione della “Wagner-Woche”: quattro giorni di puro wagnerismo degni di Bayreuth con in rapida successione Fliegende Holländer, Rienzi, Tannhäuser e Lohengrin.

L’ultima fatica di questo tour de force è una ripresa della produzione firmata da Kasper Holten nel 2012. Il regista danese, allora direttore della Royal Opera House di Londra e nel pieno momento d’oro della sua carriera, rimarca nella messa in scena uno degli aspetti in realtà meno significativi della vicenda di Lohengrin: lo sfondo militaresco della guerra contro i Danesi (toccato evidentemente nel vivo della sua nazionalità). Questa scelta rende molto teatrale il preludio, con il grido struggente di una donna che ha appena perso il compagno a sovrapporsi all’eterea musica in la maggiore, ma non ha altri meriti nelle successive 4 ore di spettacolo. L’altro elemento distintivo della regia è la mise dell’eroe eponimo in gonna bianca, armatura argentea e tanto di ali di cigno (volutamente posticce) sulla schiena. Anche qui l’impatto iniziale, complici i notevoli giochi di luce, è interessante ma nel proseguo l’effetto è più che altro nocivo al pathos dell’opera. Non sono nuove regie di Lohengrin che “smitizzino” la sua figura, ma il rischio del mero ridicolo diventa infruttuoso. Scenografia del tutto scarna, con notevoli mancanze di gusto quando appena abbandona il minimalismo, come nella croce gigantesca che campeggia per tutto il secondo atto.

Bisogna aggiungere che la resa scenica è stata ulteriormente compromessa dalla presenza di un protagonista davvero poco convincente. Daniel Johansson è purtroppo tanto goffo nei movimenti quanto insicuro vocalmente. Si potrebbe sorvolare sull’infelice timbro e la pericolante intonazione in tutto il registro acuto (per la verità piuttosto sollecitato dalla parte), ma è difficile mantenere la tensione drammatica quando ogni frase è presa col timore di sbagliare e ogni gesto arriva in ritardo con quell’attimo di indecisione anti-climatica. A discolpa sua e degli altri, lo spettacolo è stato chiaramente mandato in scena con poche prove, come unica replica a distanza di mesi dalle altre in stagione. Più positive le due figure femminili, la Elsa matronale ma drammatica di Camilla Nylund e la Ortrud  tagliente e assertiva di Anna Smirnova. Ottima prova anche per il re Heinrich, interpretato con autorevolezza vocale da Andreas Bauer Kanabas, così come sufficientemente tonante è l’Heerrufer di Derek Welton. Qualche riserva in più per John Lundgren, un Telramund di gran volume ma aspra intonazione.

Decisamente miracolosa la prova dell’orchestra, che praticamente come prima lettura rende più che dignitosamente una partitura non facile, con qualche inciampo solamente per le trombe aggiunte nella scena dei vessilli del terzo atto. Si conferma l’abilità di Donald Runnicles, versatile direttore stabile della Deutsche Oper con una particolare predilezione per gli impasti wagneriani, e si conferma la buona materia prima del coro della Deutsche Oper, qui alle prese con alcune delle scritture più impervie in assoluto.