Johannes Brahms Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Re minore op. 15rak

 Antonin Dvořàk Sinfonia n. 8 in Sol maggiore op. 88

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Pianoforte Denis Kozhukhin

Direttore Zhang Xian

 

Salutiamo il ritorno sul podio de laVerdi di Zhang Xian, capace di confrontarsi con la musica del tardo Romanticismo europeo, ed evidenziando le differenze tra due musicisti che hanno vissuto praticamente gli stessi anni ma i cui risultati finali non posso essere che più diversi.  Zhang Xian dopo i fruttuosi anni passati a laVerdi è attualmente Direttore Musicale della New Jersey Synmphony Orchestra con un incarico esteso fino al 2023/24. Nel 2016 è stata Direttore Ospite Principale della BBC National Orchestra  Chorus of Wales, prima donna con ruolo stabile in una orchestra della BBC. Presso laVerdi è stata direttore musicale dal 2009 e 2016 e ricordiamo con affetto tutti questi anni insieme con programmi sempre validi e molto vari. Per ringraziarla di tutti questi anni insieme ha attualmente la carica di Direttore Emerito dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi.

Un ritorno in grande stile con l’Ottava di Dvořák composizione del 1889 divisa nei soliti 4 movimenti. Il gesto di Zhang Xian è energico e chiaro ed è capace di risvegliare tutta l’orchestra che dopo le battute iniziali in piano, abbastanza velocemente prende il volo con un suono pieno e turgido. Gli archi fanno da sottobosco mentre i fiati più acuti disegnano una foresta che si anima col canto di cento uccelli. Zhang Xian considera questo primo movimento come una arcata unica fino agli imperiosi ottoni che chiudono l’Allegro con Brio. Nel secondo movimento palpabile è il senso di attesa e sospensione mentre meccanicamente il flauto ripete l’intervallo di quarta quasi meccanicamente. Compatti sono i fiati nel loro andamento omoritmico. Zhang Xian insiste su una frase dei violini che rende ben sostenuta. Il terzo movimento è una danze brillante boema con ritmo ternario che ci inebria completamente. L’ultimo movimento è un tema con variazioni ottimamente costruito dove ancora presente il carattere danzante. Ecco qui l’anello di congiunzione tra il mondo ceco di Dvořák e il mondo tedesco di Brahms: le Variazioni su un tema di Haydn devono essere state ben presente al compositore ceco soprattutto negli episodi più malinconici e meditativi.

Johannes Brahms compone nel 1854-59 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Re minore op. 15 che ha una gestazione molto travagliata con continui ripensamenti. Alcuni movimenti vengono cassati e completamente riscritti. Ad accompagnare Zhang Xian vi è Denis Kozhukhin, giovane pianista russo al suo debutto con laVerdi. Denis Kozhukhin è nato a Novgorod la stessa città del grande Rimskij-Korsakov.

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Il pianista ha un tocco deciso e un ottimo legato fondamentale per una parte costituita da un movimento accordale continuo. Infatti non sono presenti vere e proprie melodie in tutto il brano ma continui accordi e progressioni accordali che richiedono una grande concentrazione sia all’interprete che all’ascoltatore. Il primo movimento è quanto di più Romantico si possa sentire, e Brahms si prende maledettamente sul serio. Dopo l’affievolirsi dell’orchestra ecco una coda pirotecnica con notevoli difficoltà tecniche che non hanno spaventato il pianista. Questa coda va a sostituirsi alla cadenza tipica in questa posizione. Il secondo movimento è un Adagio in Re maggiore dal carattere sacro infatti Brahms scrisse in calce “Benedictus qui venit in nomine Domini”. Il terzo in forma di Rondò con episodio fugato. L’ultimo movimento sfrutta tutta la tastiera del pianoforte con intrecci delle mani e note ribattute che spaventerebbero il pianista più intrepido ma non Denis Kozhukhin.

Un concerto molto apprezzato che avrà una replica anche il 5 maggio alle ore 16.00

Fabio Tranchida