Ann Hallenberg mezzosoprano

Posted on 14 aprile 2018 di

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Stagione da Camera
Auditorium Parco della Musica,
Sala Sinopoli
mercoledì 11 aprile ore 20.30
L’Accademia Barocca di Santa Cecilia
Federico Maria Sardelli
direttore
Divino Teatro
Musiche di
Vivaldi
Concerto RV 537
Stabat Mater RV 621
Vestro Principi Divino RV 633
Sonata a 3 RV 820 per violino, violoncello e basso continuo
Concerto RV 554
Salve Regina RV 616
La musica di Vivaldi e il suo sterminato repertorio sono da considerarsi una scoperta della prima metà del
‘900. Vivaldi era il compositore delle “Quattro stagioni”. Da pochi anni tale riscoperta la si deve soprattutto
alle vicende legate ad una imponente raccolta di manoscritti conservati nella Biblioteca Nazionale
universitaria di Torino. Federico Maria Sardelli, direttore ospite principale dell’Orchestra Filarmonica di
Torino e direttore dell’Accademia bizantina, ha contribuito all’esecuzione della produzione musicale
vivaldiana in Italia e in Europa. Ospite spesso dell’Accademia di S.Cecilia, in questo concerto, alla direzione
dell’Accademia barocca di Santa Cecilia e con la voce del mezzosoprano svedese Ann Hallenberg, ha
proposto al pubblico romano due concerti e una sonata e tre composizioni di musica sacra.
Il Concerto in re maggiore RV781 per 2 oboi , archi e basso continuo è diviso in tre tempi: Allegro, largo,
allegro. Paolo Pollastri, Simone Benzi oboi, Paolo Piomboni violino. I due solisti dialogano nel primo e nel
terzo tempo, mentre il largo è dominato dall’orchestra che sostiene i fraseggi.
Il Concerto in do Maggiore RV554 per violino, oboe, organo, archi e basso continuo è diviso in tre tempi:
Allegro, Adagio, Allegro. Paolo Piomboni al violino, Paolo Pollastri all’oboe, Andrea Coen all’organo.
L’elemento particolare in questo concerto è offerto nel primo movimento dal virtuosismo dei solisti e
dall’allegro brillante finale.
La parte strumentale più interessante e coinvolgente del concerto è offerta dalla Sonata in sol Maggiore
RV820per violino, violoncello e basso continuo. Il maestro Sardelli spiega al pubblico la storia della
composizione vivaldiana. La sonata “apre una finestra” sul giovane Vivaldi, ancora studente. La sonata
risente ancora di impostazione tardo secentesca. L’orchestra esce e rimangono solo alcuni strumenti, i
solisti con funzione di basso continuo: Liuto e chitarra barocca alternate. Il manoscritto della sonata si trova
a Dresda. Si tratta di una sonata a tre che ingloba parti solistiche, nelle quali violino e violoncello hanno un
​ruolo dominante. Si distingue il violino di Paolo Piomboni per brillantezza, chiarezza del suono. Il maestro
Sardelli esegue il larghetto al traversiere.
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Ann Hallenberg, mezzosoprano , conosciuto dal pubblico di Santa Cecilia, interpreta i tre brani di musica
sacra.
Lo Stabat Mater del 1712 è la prima composizione sacra di Vivaldi conosciuta. Riprende il testo di jacopone
da Todi, ma Vivaldi ne mette in musica solo le prime dieci stanze .Scritto in tonalità minore, solo l’Amen apre
alla tonalità maggiore. Il Mottetto Vestri Principi Divino RV633, si riferisce al Salmo 23, scritto per la Pietà ed
eseguito durante la settimana santa, segue lo schema della cantata con arie e recitativi. Il Salve Regina RV
616 è una delle quattro antifone mariane. Non si conosce la data di composizione, interessante l’organico
strumentale con la presenza del flauto diritto e traverso.
La Hallenberg interpreta i tre brani in modo delicato e partecipato, con un timbro e coloratura rispondenti
alla religiosità e all’intimità dei brani eseguiti. Tuttavia la tessitura della voce di mezzosoprano sembra non
rispondere sempre nelle tonalità basse più adatte ad una vocalità contraltistica.
L’orchestra, guidata con sicurezza e competenza dal maestro Sardelli deve trovare forse ancora una
maggiore sintonia.
Grande partecipazione del pubblico che applaude a lungo e con entusiasmo. Due bis: un brano dalla
Juditha Triunphans accompagnato dal mandolino del bravo Simone Vallerotonda, brano che sembra essere
più rispondente alle qualità vocali della hallenberg e una ripetizione del finale del Salve Regina.
Complessivamente il pubblico ha gradito il concerto. Ci auguriamo che l’Accademia dia maggiore spazio a
concerti da camera barocchi, non molto presenti nel programma della stagione cameristica.
Giuseppina Giacomazzi
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