La Gioconda a Reggio Emilia

Posted on 11 aprile 2018 di

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Melodramma in quattro atti su libretto di Arrigo Boito
Musica di Amilcare Ponchielli

La Gioconda Saioa Hernández
Enzo Grimaldo Francesco Meli
Laura Adorno Anna Maria Chiuri
Alvise Badoero Giacomo Prestia
La Cieca Agostina Smimmero
Barnaba Sebastian Catana
Zuàne Graziano Dallavalle
Un Cantore Nicolò Donini
Isèpo Lorenzo Izzo
Un Pilota/Barnabotto Simone Tansini

Direttore Daniele Callegari
Regia Federico Bertolani
Scene Andrea Belli
Costumi  Valeria Donata Bettella
Disegno luci Fiammetta Baldiserri

ORCHESTRA REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA
maestro del coro Corrado Casati
VOCI BIANCHE DEL CORO FARNESIANO DI PIACENZA
maestro del coro Mario Pigazzini
COMPAGNIA ARTEMIS DANZA/MONICA CASADEI
coreografie Monica Casadei 

Nuovo Allestimento
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

 

La Gioconda di Ponchielli è un capolavoro assoluto per la qualità della musica, per il procedere drammatico della vicenda e per il libretto dal lessico rinnovato e prezioso. Arrigo Boito che si firma come Tobia Gorrio, ci dona una libretto magnifico, pieno di chiasmi, di rime baciate raffinate e di termini desueti. Descrive una Venezia, ben nota a lui e al fratello Camillo, lugubre e tenebrosa senza possibilità di redenzione. Il dramma di Hugo da cui è tratta l’opera era ambientato a Padova ma Boito preferisce ambientare tutta la vicenda in una fosca Venezia crepuscolare. Sei i personaggi vocali principali, a cui vengono affidati tre voci femminili e tre voci maschili nelle tre casistiche dalla più acuta alla più grave in modo di avere tutto lo spettro vocale da utilizzare nei numerosi ensemble. Il balletto celeberrimo, La danza delle ore, serve a dare l’opera l’aspetto di un grand opéra francese: la prima versione dell’opera andata in scena alla Scala aveva componenti di grandeur maggiori con finali d’atto (il I e il III) molto più ampi che vennero poi ridotti nelle stesure successive.
Abbiamo assistito qui a Reggio Emilia ad una ottima produzione di quest’opera, che impegna l’orchestra e le voci in prove notevoli.

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La Gioconda è Saioa Hernández ascoltata l’anno scorso proprio su questo palcoscenico nella rara Wally di Catalani. Come allora si è dimostrata artista validissima a sostenere le 4 ore di rappresentazione: la voce è limpida e chiara ma al contempo non si assottiglia affatto verso l’acuto. Nel primo terzetto con la Cieca e Barnaba svetta sensibile tra le altre voci; ottimo il duetto con Laura dove controbatte alla più mite rivale come una furia, come un vento in tempesta. Superata con lode l’estrema prova dell’aria “Suicidio!” che giunge nell’ultimo atto: la Hernández non mostra alcun segno di affaticamento e bellissime sono le sue arcate sonore discendenti che descrivono una stato d’animo quasi delirante.
Laura Adorno è Anna Maria Chiuri un mezzosoprano da noi molto apprezzato che riteniamo la Zia Principassa (Suor Angelica) per antonomasia. Laura ha una parte più piccola rispetto alla protagonista ma comunque interessante: nel duetto con Gioconda  può sfruttare la novità di una frase espansa e poi ritratta che Ponchielli scrive per lei, un modo per enfatizzare lo stato d’animo di Laura. La voce è ambrata, piena di sfumature: ampia la capacità di creare frasi sostenute nel duetto con il crudele marito così come nel terzetto finale dell’opera.

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La Cieca è Agostina Smimmero che ha ricevuto enorme apprezzamento dal pubblico: un ruolo tratteggiato dal libretto in maniera affascinante e amplificato dalla potenza della musica: “A te questo rosario” uno dei lietmotive dell’opera è proprio pronunciato da lei. Agostina Smimmero è un ottimo contralto che risalta nel terzetto iniziale con frasi dal ritmo cullante: ottimo il contrasto tra la voce di Gioconda e la Cieca che bene sono agli estremi opposti tra acuto e grave. Brava come attrice a enfatizzare la sua cecità, con movimenti spesso di paura che danno proprio il senso di chi vive in un mondo di tenebre.

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Enzo Grimaldo è Francesco Meli in splendida forma, capace di ricordare i tenori che negli anni ’60 e ’70 affrontarono il ruolo. La voce è chiara e luminosa, il timbro virile. “Cielo è mar” è stato svolto con molta attenzione e oculatezza, pieno di sfumature. Il duetto con Barnaba ci ha regalato delle frasi stentoree al calor bianco molto apprezzate. La parola “Vituperio!” ha la stessa forza dell’ “Esultate” di Otello. Ricordiamo che l’aria “Cielo e mar” è stata addirittura bissata per espressa richiesta del pubblico. Un eccellente Meli! Grazie!
Barnaba è Sebastian Catana indisposto alle recite di Piacenza, in ottima forma qui a Reggio Emilia dove ha tratteggiato il personaggio demoniaco e sulfureo in maniera perfetta. Un baritono dotato di squillo come nella canzone “Pescator” o nella invettiva “La cieca ci guarda la cieca ci vede” dove la psicologia per muovere un popolo contro una inerme è notevole grazie alla sapiente composizione di Ponchielli. Ottimo duetto finale con Gioconda con le ultime parole quasi parlate e la risata mefistofelica a suggello della lunga opera. Delude invece la prova nel ruolo di Alvise Badoero di Giacomo Prestia basso alquanto sfocato e senza il minimo legato. Buona l’orchestra diretta da Daniele Callegari che ha tenuto le fila dell’immensa tela con ottimi tempi al servizio delle voci. Il coro era molto ben preparato e con l’aggiunto di voci bianche nella scena iniziale del secondo atto. Allestimento molto semplice con pochi elementi e giocato sopratutto su colori e luci. Solo sei i ballerini in scena che ci hanno comunque deliziato nella Furlana e nella danza delle Ore. Felicissimi di aver assistito a questo capolavoro che ha impegnato tutte le forze del teatro di Reggio Emilia con una piena riuscita.

 

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera