Ballo in Maschera a Roma

Posted on 26 ottobre 2016 di

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Gustavo III, re di Svezia: Francesco Meli
Capitano Anckastrom: Simone Piazzola
Amelia: Hui He
Indovina Ulrica: Dolora Zajick
Oscar, paggio del re: Serena Gamberoni
Christian, marinaio: Gianfranco Montresor

Direttore: Jesus Lòpez -Cobos

Regia: Leo Muscato
Orchestra e coro del teatro dell’opera di Roma

Un ballo in maschera, al teatro dell’opera di Roma dal 14 al 30 ottobre 2016 (con l’alternarsi due cast) è l’ultima opera della stagione, in coproduzione con il teatro dell’opera di Malmo e viene firmata da Leo Muscato che rispetta l’ambientazione svedese del dramma di Eugène Scribe dal quale era stata tratta l’opera di Auber Gustave III ou le bal masqué.  La storia del libretto, affidato a Antonio Somma, e della sua esecuzione è estremamente complessa ed è necessario ripercorrerla sinteticamente per comprendere la scelta della regia. Si tratta di una storia di censure, a causa dell’impossibilità di rappresentare un regicidio: nel 1856 si accanisce la censura borbonica del San Carlo di Napoli, per il quale veniva  proposto uno spostamento temporale e di luogo, poi tutto si inasprisce per l’attentato a Napoleone III. Verdi sciolse il contratto e  fece rappresentare l’opera a Roma al teatro Apollo (purtroppo non più esistente per via della costruzione degli argini del Tevere) il 17 febbraio 1859, nonostante altri tagli  e modifiche per le quali lo stesso librettista, Somma, non volle far comparire il suo nome.

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Nella versione dell’Opera di Roma l’ambientazione non è più pertanto Boston, ma la corte di Gustavo III a Stoccolma. I nomi cambiano, anche se non tutti vengono citati nel canto: Riccardo è Gustavo III, Renato è il capitano Anckarstrom, Amelia non cambia, l’indovina è  Ardvison, ma nel canto rimane Ulrica, Sam e Tom Il conte Horn e il conte Ribbing, il marinaio Silvano, Christian. Pensate che in uno stato primitivo della composizione Ulrica avrebbe dovuto chiamarsi Locusta!

Il rapporto con il teatro francese al quale Verdi guardava con attenzione sia nel genere dell’opera-comique che il grand-opéra conferisce sia lievità che complessità ad alcune scene, un ritmo a volte quasi danzante e in contrasto scene di alta drammaticità. Momenti leggeri e drammatici si alternano, ma si fondono nei grandi concertati e brani corali.  Il tema dominante è quello della maschera: Oscar  è vicino al “Fool” di re Lear (libretto composto dallo stesso somma per Verdi ma mai messo in musica a parte l’aria di Cordelia), anche Ulrica è in maschera e il velo di Amelia farà scoprire la realtà.  Anckarstrom (Renato) è l’unico a non essere mascherato.

Gustavo III era un sovrano illuminato, morto in realtà per motivi politici e ostilità nei suoi confronti e ciò si fa cenno nella congiura, ma la sua personalità è leggera, speculare a quella del paggio Oscar. Francesco Meli è Gustavo III e domina lo spettacolo grazie alla sua voce piena, armonica, limpida e rotonda; notevoli la musicalità,  l’estensione, la coloratura e curata la dizione: un grandissimo successo, con applausi a scena aperta, soprattutto nell’aria “La rivedrai nell’estasi”, motivo conduttore dell’opera.

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Oscar, come dicevamo,  è la figura spaculare al re, figura enigmatica, spesso in contrasto con la situazione, soprattutto nelle  due arie soliste: “Volta la terrea fronte” e “Saper vorreste”. Rivela leggerezza, brillantezza, vivacità e soprattutto ritmo. E’ la figura più vicina all’opera francese e ad Adam e Auber per non dire del Cherubino mozartiano. Serena Gamberoni, rivela una voce piena, lirica, chiara. La bellezza e l’agilità le consentono un’interpretazione disinvolta, gioco scenico che raggiunge l’acrobazia , espressione di  gioventù, leggerezza e grazia. Il capitano Anckastrom , Simone Piazzolla, ha una voce profonda, sicura , capace di rendere la drammaticità del personaggio. Notevole la  capacità di esprimere il dolore del presunto tradimento nel III atto, nella scena con Amelia. Amelia, tormentata dall’amore per Gustavo e la fedeltà al marito, è interpretata da Hui He, ma non sempre rivela sicurezza vocale ed elasticità nei legati e la presenza scenica poco disinvolta evidenzia qualche difficoltà. Dolora Zajick è  Ulrica da anni in scena, con mezzi vocali  adeguati al ruolo. Voce dal timbro medio-scuro e grande  presenza  scenica.   Da notare  le voci del finale del II atto che riescono a rendere  il commento alla scoperta del volto di Amelia con un’autentica risata, resa da quell’ “ah ah”, dall’h aspirato.

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Il maestro Jesus Lopez-Cobos dirige con senso della misura, morbidezza e respiro, anche in momenti complessi quali il finale del II atto, riuscendo  a conferire la parola scenica e a rendere la leggerezza incantata della musica.

La  scenografia ricostruisce gli ambienti della corte svedese, anche se  talvolta manca di qualche raffinatezza. In sintonia con l’epoca la scelta dei costumi e  ricca di fascino  la scena del ballo, per i colori e il movimento.  La regia, pone all’inizio dell’opera, un richiamo scritto alla fiaba : “C’era una volta…. Un re….”.  una favola che ha tutti gli ingredienti della fiaba tradizionale, ma è  tragica, anche se  conserva di questo mondo tutta la leggerezza  e il sogno. Leo Muscato ha quindi svolto un buon lavoro con grande soddisfazione del numeroso pubblico.

 

Giuseppina Giacomazzi

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Posted in: Opera