Dittico ‘900 al Conservatorio di Milano

Posted on 25 ottobre 2016 di

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George Antheil
Ballet mécanique

Franco Donatoni
Alfred, Alfred

Direttore: Sandro Gorli
Regia: Sonia Grandis

 

Importante serata quella che si è svolta al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano la sera del 23 ottobre con un dittico davvero insolito realizzato da molteplici forze, strumentisti e cantanti del Conservatorio stesso e l’Accademia di Brera. E’ stato presentato nella prima parte Ballet mécanique un film cubista di Fernand Léger con musiche stranianti di George Antheil. Il film è un cortometraggio di 20 minuti del 1924 che affastella immagini senza una trama: un film sperimentale , di “rottura” che sfrutta i dipinti dello stesso Léger, immagini sottosopra, movimenti multipli, forme circolari, occhi in primissimo piano e sfrutta le lenti multifocali in un caleidoscopio di punti di vista. A ciò si è associato fin dalla prima proiezione una partitura di George Antheil composta solo per strumenti a percussione, tra cui 4 e dico ben 4 pianoforti. Inoltre erano presenti 2 xilofoni dalla parte molto ostica, glockenspiel, timpani, due tamburi militari e altre percussioni per un effetto meccanico veramente potente. Fin dalla prima nota della partitura gli studenti del conservatorio impegnati in questa esecuzione non hanno avuto requie, pochissime le oasi di riposo poiché le immagini necessitavano una continuo “ritmo assillante” fino al climax finale. Si sentivano chiaramente scale esatonali e tutta la volontà di non accarezzare l’orecchio con alcuna melodia.
Uno studente utilizzava inoltre uno strumento elettronico ci sembra per imitare dei carillion.
Difficile reperire questi film sperimentali, spesso realizzati con pochi mezzi: sappiamo infatti che avevano scarsa circolazione e l’80% dei film muti è scomparso insieme alla fragilità delle infiammabili pellicole. Plauso quindi al Conservatorio per questa operazione che esaltava sia la musica che l’arte cubista. Una musica incisiva ben diretta dal Maestro Sandro Gorli impegnato anche nella seconda parte dello spettacolo.

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Ma appena terminato il Ballet mécanique ecco sirene di ambulanze e luci stroboscopiche, una folla di infermieri e comparse compariva in tutta la sala: spazio quindi al filmato della storica intervista a Franco Donatoni, compositore e docente del Conservatorio, sempre afflitto da una salute un poco inferma. Lui stesso ci ha raccontato del coma diabetico che ebbe in Australia, e da qui l’idea di comporre una opera comica sulla sua degenza dal titolo Alfred, Alfred nel 1995 in sette scene e sei intermezzi. Sonia Grandis la brava regista di tutta la produzione collega il Ballet iniziale, con l’intervista, con l’opera, senza soluzione di continuità in un fluire di luci e proiezioni che ci hanno catturato.
Ci troviamo trasportati in un reparto ospedaliero affollato da strani personaggi, infermiere, medici e tre donne “felliniane” ispiratrici del compositore.

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La prima infermiera esprime lo stato d’allarme per i pazienti con acuti incisivi. Una donna del compositore idealizzata in Tosca Fosca la Formosa fa visita con un bicchiere di latte in un testo paradossale. La parola “coma” viene sottolineata da note tenute per enfatizzare la malattia di Donatoni.
Un’altra donna Rosa Shock è associata al suono incisivo della tromba e nei suoi interventi ecco riecheggiare “La donna è mobile” e ” Libiam nei lieti calici”. Si parla della pressione arteriosa associandola al suono cupo del fagotto. Si tratta infatti quasi di un’opera da camera con pochi strumenti, che diventono protagonisti di volta in volta associandoli alle strampalate situazioni del libretto. Maristella, un’altra “amante”, è associata al corno e alle 4 stagioni di Vivaldi.

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Esilarante l’apparizione della capo infermiera Daniele Lequaglia, in un ruolo en travesti: il controtenore specializzato nel repertorio barocco, ci allieta coi dei vocalizzi nell’astrattezza del libretto dello stesso compositore. Intuiamo che alla capo infermiera piace molto la musica contemporanea e lei (lui) si associano poi in un settimino tutti i dottori e infermieri in un brano conclusivo che lascia l’azione sospesa.

Sonia Grandis ha coordinato moltissime maestranze per la realizzazione di scene e costumi (di Paola Maria Giorgi) con la collaborazione piena di Brera; molte le proiezioni e i video realizzati col coordinamento di Francesca Biral e collocati in 6 schermi sopra l’organo (che attende un pieno restauro da troppo tempo). Importante l’apporto di Edoardo Sanchi docente di scenografia che ha sfruttato l’ampio “palcoscenico” del conservatorio con un lavoro quasi a 360°. La regista è riuscita a collegare le “arie” dei numerosi personaggi che solo al termine si coalizzano in un assurdo ensemble, come è assurdo lo svolgimento di queste visite in ospedale in un gioco prezioso con il pubblico partecipe. Pubblico che è stato particolarmente numeroso e che affollerà la sala anche lunedì 24 ottobre per la replica in collaborazione con Serate Musicali. Non è facile avvicinare i giovani alla musica del ‘900 e contemporanea ma con una operazione vincente come questa la riuscita è sicura poiché si è privilegiato l’aspetto giocoso di scoperta che questo dittico ha suscitato nel pubblico. Dopo i fortunati Promessi Sposi del’anno scorso che hanno richiesto una ricerca e ricostruzione della partitura con ottimi risultati, ecco quest’anno vincere anche sul fronte della musica del ‘900, educando con il sorriso sulla bocca.

Le fotografie di questo articolo sono state realizzate da Fabiana Laurenti che gentilmente ce le ha messe a disposizione. Grazie a tutti.

Fabio Tranchida

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