Jessica Pratt & Shalva Mukeira

Posted on 20 ottobre 2016 di

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Soprano:Jessica Pratt
Tenore: Shalva Mukeria

Direttore: Fabrizio Maria carminati

 

 

E’ stata davvero una settimana ricca di opere e concerti quella dedicata dall’Opera di Firenze al Belcanto spesso trascurato dai programmi dei teatri italiani, mentre a Firenze ha trovato pienamente riscatto con l’inaugurazione di stagione, Semiramide, e tutti gli eventi di cui vi stiamo dando notizia.

Anche il concerto qui trattato esplora questo mondo raffinato concentrandosi nelle prime decadi dell’ ‘800.

Ci siamo sorpresi della non rispondenza del programma stampato con il recital effettivo infatti molte parti sono state ridotte o stralciate come la seconda parte dell’aria finale di Edgardo. I duetti sono stati in parte ridotti creando in noi uno stato di frustrazione in quanto avevamo ben altre aspettative. A parte ciò la qualità dell’esecuzione è stata molto buona da parte di Jessica Pratt e discreta da parte di Shalva Mukeria tenore georgiano diplomatosi sia a Tiblisi (in clarinetto) che a Odessa (in canto).

Ci ricordiamo con piacere la sua partecipazione come Corasmino nella Zaira di Bellini a Montpellier dove ebbe particolare successo.

Illustriamo qui il programma per far conoscere ai nostri lettori i pezzi definitivi scelti dai due cantanti.

Gaetano Donizetti

Sinfonia da Roberto Devereux

Vincenzo Bellini

I Capuleti e i Montecchi: “Oh! quante volte, oh quante!”

Gaetano Donizetti (ma in realtà Matteo Salvi)

Il duca d’Alba: “Angelo casto e bel”

Vincenzo Bellini

La sonnambula: “Ah! non credea mirarti… Ah! non giunge”

Giovanni Simone Mayr

Sinfonia da L’amor coniugale

Vincenzo Bellini

I Puritani: “Son già lontani… Corre a valle… Vieni fra queste braccia”

Gaetano Donizetti

Sinfonia da Don Pasquale

La Favorite: “Ange si pur”

Linda di Chamounix: “Ah! Tardai troppo… O luce di quest’anima”

Lucia di Lammermoor: “Tombe degli avi miei”

e duetto “Lucia perdona… Verranno a te sull’aura”

La sinfonia del Devereux fu aggiunta successivamente all’opera per una esecuzione francese: Il direttore Fabrizio Maria Carminati, spesse volte a capo dal Festival di Donizetti a Bergamo, ha colto il giusto spirito del brano, solenne all’inizio con la citazione di “God save the queen” e poi il motivo baldanzoso della nuova Cabaletta per Roberto che viene esaltata nella coda del brano dove l’orchestra fiorentina ha brillato per precisione e colore.

Bella la scelta di aprire con la romanza di Giulietta, così intima e piena di pathos: Jessica Pratt riesce ha creare la giusta atmosfera sospesa in attesa dell’amato prodigandosi in una concentrato recitativo fino a “Oh! Quante volte, oh! quante” che ricorda da vicino la romanza di Desdemona sempre con l’accompagnamento di arpa, rarità per l’epoca. La voce ha giustamente volume ridotto, ma generosa di legato fino alla parola “sospir” lunghissimo fiato che strappa un’ovazione del pubblico.

Spiace che nell’aria di Sonnambula il recitativo sia stato tagliato, impedendo di creare il “mood” prima dell’aria peraltro eseguita perfettamente in maniera angelica e sognante con il sostegno dei corni alla frase ” Potria novel vigore”. Ne segue la cabaletta dal ritmo travolgente con la ripresa sussurrata per l’emozione (grande effetto e contrasto!) e poi scale semitonate e acuti vertiginosi.

Anche il duetto con Arturo nel III atto de I Puritani e i Cavalieri parte non dall’inizio ma dal tempo di mezzo: bello l’intreccio delle voci in “Palpitai per te d’amore” fino allo slancio “Vieni fra queste braccia” “Caro, no ho parola” dove la semplicità della melodia è esaltata dalla purezza del canto. Non viene eseguita la stretta completa ma con disappunto solo la prima esposizione.

Dopo i successi romani in Linda, Jessica Pratt ripropone la sortita di Linda, quattro esposizioni della melodia mano a mano più virtuosistiche scritte ad hoc per la Tacchinardi-Persiani. Un’aria aggiunta che diventa più famosa dell’intera opera come ” O légère hirondelle” tratta dalla Mireille di Gounod. La voce della Pratt acquisisce qua una sicurezza ammirabile, facilità nella regione acuta, brillantezza e disinvoltura.

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Shalva Mukeria si trova a suo agio nel repertorio belcantistico, ma la prova non è stata del tutto superata si per il timbro che ha perso un po’ lo smalto di un tempo sia per numerosi acuti periclitanti che hanno rovinato alcune frasi. Nella prima aria di Matteo Salvi troviamo la bella la cadenza su “a me i dolor” ma  spesso le frasi sono state un poco offuscate non facendo emergere del tutto la bellezza di quest’aria del 1882. Buon il suo Arturo con l’ascesa in “Ah!vieni, vien, tel ripeto: io t’amo” ottima e sicura.

Interessante il confronto con l’aria di Fernand (prestito dal Duc d’Albe) dove le frasi erano ben sostenute, e intelligente l’arcata su “Pitiè” che conduceva alla ripresa. Potente “envolez-vous” di un frate che lascia per sempre i piaceri del mondo e rinuncia alla bella Leonor. Ci ha sorpreso l’esecuzione solo della prima parte dell’aria finale di Edgardo, un vero anticlimax questa scelta che giocava al risparmio.

Segue il celeberrimo duetto d’amore tra Lucia ed Edgardo, che trova l’estasi amorosa quando le due voci si uniscono per ottave e termina con un “addio” lunghissimo in perfetto accordo (vedere il primo duetto de La donna del lago).

Come bis il duetto intimistico della Sonnambula “Son geloso” dove l’Elvino di Mukeira non è risultato così morbido come previsto. La continua ripetizione di “pur nel sonno il mio cor ti vedrà” crea un effetto sognante.

Buona quindi la scelta di inanellare brani intimistici e brani più movimentati tutti in linea col belcanto più ispirato. Questo concerto è stato un altro successo di questo festival dell’opera di Firenze, senza raggiungere però l’effetto cardiopalma del concerto di Spyres, un concerto più misurato e sognante.

Fabio Tranchida

 

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Posted in: Opera, Recital