I masnadieri a Busseto

Posted on 23 ottobre 2016 di

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Amalia: ADRIANA IOZZIA
Francesco: CUNEYT UNSAL
Massimiliano: VICTOR SPORYSHEV
Carlo: ROSOLINO CLAUDIO CARDILE
Moser: WELLINGTON DE SANTANA MOURA

Direttore: SIMON KRECIC
Luci: ALESSANDRO VERAZZI
Regia:LEO MUSCATO

ORCHESTRA DELL’OPERA ITALIANA
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

 

E’ sempre un piacere sedersi in questo prezioso scrigno, il piccolo Teatro Verdi di Busseto, teatro tanto voluto dai bussetani quanto osteggiato dal Maestro che sembra averci messo piede solo una volta. Certo che arrivare in piazza e scorgere la statua di Verdi seduto e dietro le forme del palazzo comunale con annesso teatro suscita l’ammirazione per queste terre dove l’illustre concittadino  amò sempre risiedere. Il Festival Verdi entra nel vivo con questa ripresa de I Masnadieri presentati al Regio di Parma nel 2013 e ora adattati al piccolo palcoscenico che ha accolto la validissima regia di Leo Muscato il quale con grande dedizione ha sovrainteso a questa versione a Busseto, prodigo di consigli e attenzione verso i cantanti.

Una regia che rende claustrofobica la vicenda, che in effetti è solo un grande incubo dal quale nessun personaggio riesce a svegliarsi. Il difetto del libretto per altro scritto in pregevoli versi, è che tutto procede per scompartimenti stagni, non vi è sviluppo drammatico e ogni scena è a sé stante affossando qualsiasi possibilità di progressione. Il duetto d’amore avviene fuori tempo massimo, e anche in questo caso non ha sviluppi sulla vicenda. Tutti sono ingabbiati in formule e numeri chiusi e pochi sono i recitativi drammatici che avrebbero dato propulsione e significato alla vicenda. Certo la musica è curata, piena di forza nelle cabalette con il concorso del coro omnipresente ad indicare la masnada.

I giovani cantanti provengono dagli Artisti del concorso internazionale voci verdiane “Città di Busseto” e dalla scuola del teatro Comunale di Bologna.

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Ottima la prova del soprano Adriana Iozzia, cantante di Modica, che ci è parsa sinceramente emotiva con una performance ricca di pathos. Buon legato nella sua sortita “Lo sguardo avea degli angeli”, ansimante nel successivo duetto con Massimiliano, con il sospiro sospeso in “Oh, lasciarti io pur vorrei dolorosa umana vita”. Nel quartetto seguente, Adriana Iozzia si impegna lodevolmente con una linea energica e sensibile sovrastando tutto l’ensemble.

Scritta appositamente per sfruttare le dote della svedese Jenny Lind l’aria del secondo atto “Tu del mio Carlo al seno” è stata volta con attenzione anche nei passaggi di coloratura con un luminoso do acuto finale.

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Discreta la prova di Francesco, Sahap Cuneyt Unsal:  la voce non ha nella morbidezza la maggiore qualità ma la prima aria “La sua lampada vitale” è svolta con attenzione senza segni di cedimento così come la baldanzosa cabaletta a ritmo puntato “Tremate, o miseri”. Spiace che il baritono sprechi numerose frasi di recitativo prima del duetto con Amalia, frasi invero molto incisive. Filippo Coletti fu il primo interprete del ruolo a Londra e creatore anche del ruolo di Gusmano in Alzira ed era tanto decantata la sua morbidezza nel porgere la frase. Scritta apposta per lui l’aria del sogno-incubo che col suo andamento spezzato e i continui cambi di ritmi è un vero tour de force per ogni cantante: Unsal è riuscito in parte ha palesare l’orrore di Francesco scosso dai suoi rimorsi, nella frase “Parea che sorto da lauto convito” fino al sottovoce cupo di “O terra rigetta dal grembo”.  Discreta la tenuta del climax dell’aria con l’inciso “Per te maledetto, l’Uom Dio non penò” dove la voce raggiungeva il fa acuto, un ostacolo risolto dal nostro baritono Sahap Cuneyt Unsal.

Nel duetto con la confessione subito seguente, ecco immensa la figura di Moser, interpretato da Wellington De Santana Moura artista brasiliano di notevole capacità, certo sprecato per una seconda parte come questa: voce morbida e potente al tempo stesso ha impressionato per la precisa dizione e l’autorevolezza data al pastore protestante.

Negativa la prova del tenore Rosolino Claudio Cardile dal canto un poco legnoso e da gli acuti sempre forzati ad esempio nella prima cabaletta “Nell’argilla maledetta”. Carlo è risultato affannoso e slegato in tutto il duetto col soprano nuocendo alla riuscita del brano. Verdi richiede al tenore gli stessi trilli scritti per Amalia nella stretta del duetto ma tutto ciò è stato spianato dal nostro tenore. Ha portato comunque a termine il giuramento del terzo atto dopo l’impressionante scena di tagliarsi la mano con tanto di fiotto di sangue, scena che ha destato scalpore nel pubblico. Tutto il coro rammenta questa scena alla fine dell’opera mostrando il taglio sulla mano in un crescendo di tensione.

Massimiliano è stato interpretato da Victor Sporyshevv con poco impegno e molte frasi calanti, che hanno danneggiato la parte non immensa scritta per Luigi Lablache lui interprete anche de i Briganti di Mercadante sempre nello stesso ruolo. La regina Vittoria preferiva la versione del compositore di Altamura a quella verdiana. De gustibus.

L’ orchestra ridotta a 26 elementi non è riuscita del tutto ha esprimere i colori verdiani : il giovane maestro Simon Krecic ha sciorinato suoni alquanto scarni e mancanza di suono ovattato dovuta in parte anche alla riduzione dell’organico senza i dovuti raddoppi neanche tra i fiati!  Bravo il violoncello solista nel Preludio scritto da Verdi per far fare bella figura ad un amico musicista nell’orchestra londinese.

Superlativa la prova del Coro del Regio di Parma preparato dall’esigente Maestro Martino Faggiani, con una prova di rara compattezza, precisione e intelligibilità nel proferire i versi, nella giocosità del valzer del III atto, e dei vari interventi fuori scena.Particolare elogio nell’infiammato giuramento che conclude l’atto III con le voci maschili fuse in una unica colata lavica che ha piacevolmente scosso il pubblico.

11-mas

Spettacolo visivamente da elogiare specialmente nell’innovativo uso delle luci, di Alessandro Verazzi che insieme a Leo Muscato hanno creato un non-luogo tetro e opprimente attenti alla drammaturgia verdiana nelle singole scene, come nel tentativo di stupro da parte di Francesco risolto dalla baldanza di Amalia, o nella scena dell’incendio della città con quei rossi accessi e i rami degli alberi stilizzati.

Altre due repliche da tutto esaurito venerdì 28 Ottobre 2016, ore 20.30 e sabato 29 Ottobre 2016, ore 20.30. Molto il pubblico straniero presente a Busseto ad indicare l’internazionalità del Festival.

 

Fabio Tranchida

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