Lucio Silla di Mozart alla Scala

Posted on 19 marzo 2015 di

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Lucio Silla: Kresimir Spicer
Cecilio: Marianne Crebassa
Giunia: Lenneke Ruiten 
Lucio Cinna: Inga Kalna
Celia: Giulia Semenzato

Direttore: Marc Minkowski
Regia: Marshall Pynkoski

Dovremmo essere orgogliosi, noi frequentatori “scaligeri”, della trilogia milanese che il giovanissimo Mozart compose per la nostra città e che comprende Mitridate Re di Ponto, Ascanio in Alba e Lucio Silla. Allora esisteva il Teatro ducale ricavato all’interno di Palazzo Ducale (l’odierno Palazzo Reale). I Mozart erano spesso ospiti dei frati Agostiniani in San Marco (una targa nella piazzetta ricorda il soggiorno) e il piccolo Mozart si esercitava suonando l’organo della chiesa, strumento tuttora ben conservato.

Mozart ricevette il libretto di Giovanni De Gamerra, in parte rivisto da Metastasio (come il librettista sottolinea audacemente nella prefazione), mentre si trovava a Salisburgo e si mise subito all’opera componendo i recitativi secchi. Per le arie e i pochi pezzi d’assieme non poteva comporre una sola nota poiché giustamente doveva conoscere personalmente i cantanti scritturati per scrivere la musica su misura per loro ed esaltare le loro particolari capacità e caratteristiche.

Due erano le star della produzione: il musico Venanzio Rauzzini, a cui spettava il ruolo di Cecilio, e Anna de Amicis-Buonsolazzi nellla stratosferica parte di Giunia. A causa di una indisposizione, il tenore scritturato per il ruolo del titolo dell’opera dovette invece essere sostituito con un modestissimo cantante del duomo di Lodi: gli effetti furono che la seconda delle due arie per tenore fu molto accorciata per non esporre troppo il deficitario cantante sostituto. Del tutto assente poi è l’ultima aria, che avrebbe suggellato lo spettacolo mostrando la ritrovata magnanimità del tiranno. Mozart, come tutti i compositori della sua epoca, sapeva realizzare brani musicali su misura come un sarto realizza un vestito e, a secondo degli imprevisti, adattava il dramma per far fronte allo sceltissimo pubblico.

Marianne Crebassa e Lenneke Ruiten

Marianne Crebassa e Lenneke Ruiten

La produzione odierna ha realizzato uno spettacolo di altissimo livello sia dal punto di vista vocale che strumentale e registico-coreografico. Nella regia coreografa di Marshall Pynkoski sembrava davvero di assistere ad uno spettacolo del ‘700, con le sue quinte dipinte, i fantastici movimenti degli attori-cantanti, i balletti sempre significativi. Il cast si compone di due donne en travesti, per i ruoli di Cecilio e Cinna, il suo amico confidente. Ad essi corrispondono due compagne predestinate, una prima donna assoluta ed una seconda, sorella di Silla e personaggio deuteragonista. Last but not least, Lucio Silla stesso, tenore, che rappresenta la tirannia a cui tutti sono soggetti.

Cecilio è stato interpretato da Marianne Crebassa, interprete migliore della serata. Voce limpida, da autentico mezzosoprano, con uniformità di registro e sublime legato, evidente specialmente nell’ultima sua aria “Pupille amate”, clou della sua performance, dove il lento cantabile doveva toccare il cuore piuttosto che le orecchie. E così è stato: un personaggio ricco di pathos che non esita a sfidare l’esilio per riconquistare l’amata e tentare l’uccisione del tiranno per poi ritrovarsi in catene (scena immancabile nelle grandi opere serie del Settecento).

Di valore altissimo anche la prova di Lenneke Ruiten: una Giunia eccellente, dalla coloratura fosforescente mostrata in ogni pezzo, ma in particolare nell’aria del secondo atto, dove ben 17 battute consecutive di coloratura impervia non lasciano prendere fiato. Eppure l’ardua impresa è stata vinta con una emissione sicura, intonatissima e dagli acuti precisi, sintomo di grande personalità.

Kresimir Spicer, sostituto di Rolando Villazon, si è dimostrato un affidabilissimo tenore di forza. Ha risolto, seppur con qualche ruvidezza, una parte non complessa all’apparenza ma in realtà tutta giocata sul declamato e sulla temperie drammatica del ruolo.

Kresimir Spicer e Giulia Semenzano

Kresimir Spicer e Giulia Semenzano

Protagonista assoluto il direttore, tardivo debuttante alla Scala, Marc Minkowski (apprezzatissimo in Francia e nelle sue riscoperte da Gluck ad Offenbach con mirabili registrazioni). Ha confermato di essere un maestro, dirigendo con mano sicura un’orchestra che di primo acchito sembrava un poco sovradimensionata nella sezione degli archi, ma che invece aveva un ottimo rapporto con le voci. Superlativi i fiati con corni e trombe sempre intonatissime. La citata aria “pupille amate”, accompagnata da pochissimi archi, ha creato una magia di sospensione raggiunta per sottrazione. Al cembalo supportato da violoncello e contrabbasso il maestro Corti, che senza requie accompagnava recitativi secchi , arie e pezzi d’assieme. Pezzi d’assieme che hanno suggellato gli atti: spettacolare la successione di cinque brani nella parte finale dell’atto primo vera intuizione mozartiana nonostante i suoi 16 anni. Preludio, recitativo accompagnato di Cecilio, Coro, aria di Giunia, Coro, recitativo accompagnato e Duetto: questa la successione di brani che si inanellano in un contesto drammaturgico di rara forza e coerenza. Minkowski ha inoltre preso una decisione che elogiamo: recuperare l’aria del terzo atto mai composta da Mozart, come abbiamo detto per questioni contingenti, attingendo dalla partitura di Johann Christian Bach (1776). Si tratta peraltro di un’aria raffinatissima, con tre fiati concertanti. Interessante anche la soluzione registica, che la ha staccata dal resto dell’opera facendola cantare in proscenio e poi addirittura nella buca dell’orchestra, sottolineando così la diversa provenienza.

Cinna è personaggio con arie di pari difficoltà sufficientemente risolte da Inga Kalna. Qualche piccola sbavatura ma comprensibile data l’arditezza della parte. Personaggio più civettuolo e leggero la Celia di Giulia Semenzato,con i suoi gorgheggi e scalette incipriate: anche i testi delle arie a lei riservate erano un poco fuori contesto e adattabili a mille altre opere nella loro genericità. La cantante, dalla voce piccola ma ben educata, è stata comunque autrice di un prova buona e apprezzabile.

Abbiamo assistito a numerose repliche di questo capolavoro giovanile, la migliore delle opere milanesi, opera che avrebbe potuto benissimo inaugurare un recente 7 dicembre. Attendiamo prossimamente un Mitridate per dare spazio alle altre opere composte per questa importante piazza. Lucio Silla ha quindi piacevolmente sorpreso, creando un dialogo ideale di sinergie fra il palcoscenico di Salisburgo, patria del giovanissimo compositore, ed il Teatro alla Scala, che ha trovato un pubblico non parco di applausi sia alla fine delle spericolate e virtuosistiche arie che alla fine dello spettacolo.

Fabio Tranchida

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