Capuano riscopre due oratori di Carissimi

Posted on 20 marzo 2015 di

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Direttore: Gianluca Capuano
Tenore: Baltazar Zuniga
Basso: Salvo Vitale
Soprano: Francesca Cossinari
Soprano: Sonia Tedla Chebreab

Particolare l’appuntamento con cui laBarocca riprende il suo percorso stagionale: tutto il programma è infatti dedicato ad un autore piuttosto raro: Giacomo Carissimi. La vita di Carissimi copre un buon arco del Seicento musicale. Nato a Marino, presso i Castelli Romani, il 18 aprile 1605, morì il 12 gennaio 1674 a Roma, città nella quale visse dal 1630, ovvero da quando vi ottenne il posto di maestro di cappella della chiesa di Sant’Apollinare del Collegio Germanico, carica che ricoprì fino all’ultimo dei suoi giorni. Carissimi non uscì mai dallo Stato della Chiesa e quindi tutte le composizioni vennero realizzate per Roma, ma la sua fama fu vasta e noi conosciamo i suoi oratori perché vennero copiati e conservati in raccolte private fuori dall’Urbe. Il suo catalogo conta oggi 8 messe, circa 200 mottetti, 227 cantate e 35 oratori (di cui due in lingua italiana). Il canto di Carissimi ha della grazia, vi si nota soprattutto un’espressione vera e spirituale: l’intreccio delle voci è originale e molto vario tanto da sorprendere sempre l’ascoltatore.

Purtroppo solo una parte molto limitata di quanto egli scrisse ci è oggi disponibile. Gran parte delle partiture era infatti conservata nella succitata chiesa di Sant’Apollinare (situati alle spalle di Piazza Navona), facente parte di un vasto complesso edilizio che fu sede del Collegio Germanico-Ungarico dei Gesuiti dal 1574 al 1773. La soppressione dell’ordine portò tuttavia alla dispersione totale delle composizioni autografe dell’autore, come ha spiegato con un senso di profonda amarezza il direttore Gianluca Capuano. È lui oggi a dirigere laBarocca, poiché è anima del progetto di riscoperta di questo autore. È sempre lui che ha infatti curato l’edizione critica della copia superstite dell’oratorio Diluvium Universale, ritrovata di recente a Kromeriz (una piccola cittadina della Repubblica Ceca) e che ci viene proposta oggi.

L’oratorio è diviso in 2 parti. Il ruolo di Dio è insolitamente affidato a un tenore, nella nostra serata nello specifico a Baltazar Zuniga, voce precisa e ben intonata. Dio dialoga in particolare con Noè, il basso Salvo Vitale, dalla linea molto autorevole. Molto apprezzabile la differenziazione tra l’accompagnamento riservato a Noè, con violoncello e organo, mentre Dio è associato a tiorba, violoncello e clavicembalo. Sorprendente poi l’ingresso di due angeli, ovvero due contralti abili nel tratteggiare la iridescente coloratura che adorna le parole “Movete turbines, ciete pluvias”, mentre poco oltre “Fragore mugiat” crea un classico effetto barocco di eco con le voci che si rincorrono tra loro.

Tra la prima e la seconda parte dell’oratorio un padre gesuita era solito fare una predica, oggi invece c’è spazio per un breve intervallo prima di ritrovare anche nella seconda parte l’originale il coro degli angeli, questa volta seguito da un coro invece di Homines con alternanza di “tutti” e “a due”. Ricordiamo che tutte le voci di soprano e contralto ero cantate all’epoca da numerosi castrati che in quel periodo erano richiestissimi sia nelle chiese che nei teatri. Il maestro Capuano ha scelto quindi di introdurre parallelamente alle voci femminili alcuni uomini cha cantavano da soprano o contralto.

Per quanto non previsti dal programma preliminare, sono stati aggiunti alla serata un Mottetto e una notevolissima Cantata in italiano introdotta dalla voce del basso, sempre Salvo Vitale. Nel suo incipit ecco sottolineare la parola “Erebo profondo” con una nota grave. I soprani, Francesca Cassinari e Sonia Tedla Chebreab facevano con perfezione ritmica e notevole slancio da contraltare alle strofe del basso.

L’oratorio Extremum dei judicium ha infine concluso la serata. Ben quattro sono le fonti di questo oratorio: Bruxelles, Vienna, Amburgo e Parigi. Eccezionale la descrizione musicale attuata da Carissimi per esprimere in musica il momento supremo del Giudizio Universale. Non potevano mancare due trombe (inizialmente fuori scena), da sempre associate alla fine dei tempi e che si intrecciano ai “Soli et Chori” alle parole “Horribili sonitu”. Modernissimo, anche se forse frutto dell’intervento del Maestro Capuano, l’accelerando alle parole “Mundi machina corruet”. I sei solisti (cioè tutti i solisti tranne Cristo) si intrecciano al coro prima per impersonare gli angeli e poi per impersonare i peccatores. L’ultima strofa in maniera originale è divisa tra due gruppi di tre solisti ciascuno e il coro. Le tre forze vocali possono così alternarsi in “Quam magna”, “Quam amara”, “Quam terribilis”.

In queste composizioni tutti assurgono al rango di protagonisti, perfino ogni singolo membro del coro, poiché Carissimi è un maestro della polifonia e fa risaltare anche le più recondite linee vocali. L’Ensemble vocale è riuscito ha evidenziare questa preziosità e i meriti non vanno al singolo cantante ma a tutto l’assieme. Avremmo voluto che nel programma di sala fossero citati tutti i componenti vista la loro importanza. Una serata davvero speciale perché oltre ad averci proposto il Diluvium tra le prime esecuzioni mondiali in tempi moderni ci ha offerto anche una lettura sapiente di questo autore prolifico e raffinato, che solo una cattiva sorte ha ridotto a rarità.

Prossimo appuntamento con laBarocca Mercoledì 11 marzo con musiche di Rebel.

Fabio Tranchida

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Posted in: Musica sacra