Dramma di ambiente storico in quattro quadri

Libretto di Luigi Illica
Musica di Umberto Giordano

CAST
Andrea ChénierYusif Eyvazov
Carlo GérardAmbrogio
Maddalena di CoignyChiara Isotton
La mulatta BersiFrancesca Di Sauro
La contessa di CoignyJosè Maria Lo Monaco
MadelonElena Zilio
RoucherRuben Amoretti
FlévilleSung-Hwan Damien Park
Fouquier TinvilleAdolfo Corrado
MatthieuGiulio Mastrototaro
Un incredibileCarlo Bosi
L’abatePaolo Nevi
Schmidt/Il maestro di casaLi Huanhong
DumasLorenzo B. Tedone 
DirettoreMarco Armiliato
RegiaMario Martone
SceneMargherita Palli
CostumiUrsula Patzak
LuciPasquale Mari
CoreografiaDaniela Schiavone

Produzione Teatro alla Scala

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

La Stagione 2017/2018 si aprì con successo proprio con questo spettacolo. La monumentale regia in costumi storici di Mario Martone torna ad affascinare con le scene rotanti realizzate dalla ticinese Margherita Palli, mia professoressa negli studi al Politecnico.

La poesia e il dettagliato testo del libretto di Illica non aveva il giovane Giordano come primo mittente. Ma una volta ottenuto il libretto Giordano si trasferì per qualche mese in Svizzera per cercare la pace necessaria per mettere in musica l’affresco ambientato durante la Rivoluzione Francese e il Terrore. Illica fu offeso per i tagli al proprio testo sia nei versi sia nelle didascalie. Tanto offeso che non partecipò alla prima al Teatro alla Scala. Malher ammirò molto l’opera e la diresse personalmente ma non riuscì a montarla a Vienna essendo il tema della Rivoluzione francese non gradito nella città imperiale. Troppo rivoluzionaria!

Gli atti sono in realtà dei Quadri dei veri e proprio affreschi, sempre di ambientazione diversa. La durata di ogni atto è di 30 minuti e l’opera è abbastanza snella durando quindi solo 2 ore. Inizia nel febbraio del 1789 ancora nell’Ancient Régime. Giordano prosciuga l’orchestra, l’assottiglia, come nell’atto di Geronte nella Manon e come nell’Adriana Lecouvreur. Le gavotte del primo atto, così leggere e fatue lasceranno presto il posto ai canti patriottici di cui sono pieni i tre atti successivi. Giordano si fece recapitare direttamente dalla Francia gli spartiti per citarli al meglio. Nel primo atto Andrea Chénier è alla presenza di un clavicembalista ma Giordano fa suonare al suo posto una arpa. Il poeta nacque a Costantinopoli ma ben presto frequentò le migliori scuole di Parigi. Fece della sua poesia una denuncia sociale che gli costò cara. Illica cerca di citare nelle sue arie e sue parole più poesie possibili, fa parlare Chénier con i propri versi.  Gèrard dopo la denuncia sociale ad inizio atto fa entrare in scena “sua grandezza la miseria”. Nel secondo atto passa la carretta di Sanson un famoso boia dell’epoca. Qui la serva Bersi ha donato il propio corpo per sostenere la sua ex padrona Maddalena che ha perso tutto con la rivoluzione. Anche la madre le è stata uccisa e nel terzo atto canterà la famosa “La mamma morta” usata anche nel film Philadelphia che trattava lo scottante tema dell’AIDS. Maddalena e Chénier si giurano amore e scappano non prima di aver ferito Gerard che li ha sorpresi. Il fato di Chénier è segnato “Morte!” e Maddalena si presenta in carcere e si sostituisce ad una altra condannata e muore con lui. Anche questa opera è forte il binomio Amore e Morte (titolo originario dell’opera La traviata).

Andrea Chénier è impersonato da Yusif Eyvazov, già presente il 7 dicembre 2017. Ha rilasciato una intervista dove ricorda quel giorno e quanta tensione aveva accumulato per quel debutto scaligero accanto alla sua amata Anna Netrebko. Il personaggio di Chénier lo aveva già affrontato prima e lo ha affrontato anche successivamente: oggi la sua interpretazione è più profonda e matura. Le grandi e roventi frasi sono ben delineate così come gli squilli degli acuti. Molti sono i progressi nel costruire il personaggio. Bello il verso “T’amo tu che mi baci” ben messo a fuoco. Vocalità calda e copiosa nel duetto d’amore “Ora soave sublime ora d’amore” con un leitmotiv che ritornerà più volte negli ultimi atti. Ben svolti “Si, fui soldato” e l’ultima aria/poesia “Come un dì di maggio”.  

Abbiamo sentito la recita del 16 maggio con protagonista come Maddalena di Coigny, Chiara Isotton, e il suo successo è stato completo. La voce è solida e rotonda, dal bellissimo timbro che le permette di emergere nel duetto d’amore “Ora soave” già citato. Eccezionale “La mamma morta” formata da vari episodi fino al conclusivo “Vivi ancora, io son la vita! Io son l’amor!” cantati in maniera sublime. Il duetto finale è pieno di slanci con frasi al cardiopalma e luminosi acuti.

Carlo Gérard è Ambrogio Maestri che è stato indisposto in due date e sostituito da Luca Salsi. Maestri è ora in buona forma e apre l’opera con frasi molto drammatiche “Figlio di servi” “Giudice in livrea” “E’ l’ora della morte” cantate con notevole autorità . Nel terzo atto “Nemico della patria” completa il personaggio che ora abusa del suo potere in una realtà in cui più non si ritrova.  

La mulatta Bersi è Francesca Di Sauro, che ha una piccola aria nel secondo atto ben realizzata. La contessa di Coigny è Josè Maria Lo Monaco canta nel primo atto, quello dell’Ancient Régime ed è la “mamma morta” dell’aria che intona Maddalena.

Madelon è la mitica Elena Zilio che impersona la cieca madre che ha perso tutto tranne un giovanissimo nipote che affida alla guerra. Bravissima nel canto e nella recitazione per un personaggio che è stato immortalato da lei anche in DVD nella versione londinese con Kaufmann.

Ottimo il Matthieu di Giulio Mastrototaro con con piccole frasi e breve scene sa bene costruire un personaggio. Fa la sua comparsa nel primo atto quando gli affibbiano un vecchio quotidiano. Nel terzo atto fa una perorazione prima del processo farsa e nel quarto atto canta la marsigliese a cappella in una atmosfera sommessa. Un personaggio popolare che viene reso benissimo dal cantate Mastrototaro specializzato nei ruoli buffi rossiniani e qui interprete sottile. Un Incredibile è il cinico Carlo Bosi, spia del governo.

La direzione è affidata all’esperto  Marco Armiliato, al suo secondo titolo di Giordano alla Scala dopo Fedora. Dirige senza partitura e tutto a memoria. L’orchestra l’asseconda appieno come il Coro della Scala che realizza qui una eccellente prova. Bellissimo il coro del primo atto bucolico e pieno di cipria. Elegante il balletto realizzato da tre coppie di danzatori. Imponente la scena del secondo atto, solo suggerita dalla musica con una elettrizzante marcia, ed esplicitata dalla regia con tanti personaggi della Rivoluzione e con Robespierre. I protagonisti della marcia tengono in mano orribili teste mozzate in una scena che non lascia indifferenti. Nel cast si alternano vari cantanti ed è quindi un Andrea Chénier da ascoltare più volte.

Fabio Tranchida