Opéra-comique in due atti
Musica e libretto di Hector Berlioz
da Molto rumore per nulla di William Shakespeare

Don Pedro Nicola Ulivieri
Claudio Yoann Dubruque
BénédictJulien Behr
Léonato Gérald Robert-Tissot
Héro  Francesca Benitez
Béatrice Cecilia Molinari
Ursule Eve-Maud Hubeaux
Somarone Ivan Thirion

Mimi: Amedeo Podda (scimpanzè), Alessandro Percuoco (Adamo), Miryam Tomè (Eva),
Simone CampisiFabrizio CarliLuca De RinaldoHumberto Jimenez Rios

Maestro concertatore e direttore d’orchestra Donato Renzetti
Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Regia Damiano Michieletto 
Scene Paolo Fantin
Costumi Agostino Cavalca
Coreografia Chiara Vecchi
Luci Alessandro Carletti

Nuovo allestimento dell’Opéra de Lyon
in collaborazione con la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Prima rappresentazione in Italia

Berlioz definisce questa sua ultima elegante composizione “capriccio, composta in punta di spillo”, ultima opera lirica dopo il mastodontico Les troyens che fece dannare non poco il compositore minando la sua salute. Béatrice inaugurò il teatro della località termale di Baden-Baden luogo di ritrovo del jet-set europeo. L’opera ebbe un buon successo e una discreta circolazione anche grazie ad una durata contenuta rispetto a Cellini e Les troyens. In italia mai giunse e, in maniera meritoria, ci pensa il teatro Carlo Felice a colmare questa grave lacuna. Il teatro genovese sfrutta il mirabile allestimento di Michieletto prodotto a Lione, capace di rendere al meglio l’opera. Berlioz opera una sintesi fin troppo marcata del dramma di Shakespeare e alcune scene sono molto semplificate.

Vengono presentate due storie d’amore, una tradizionale tra Héro e Claudio e l’altra piena di battibecchi e fraintendimenti tra Béatrice e Bénédict. Sfrondata la trama Berlioz aggiunge il personaggio di Somarone, istruttore comico dei cori. Nelle mani di Michieletto Somarone acquisisce importanza, diventa un tecnico del suono e fin dalla sinfonia fa la sua apparizione. Il regista realizza il giardino dell’Eden che compare alla fine del primo atto e nella prima parte del secondo, con Adamo e Eva che verranno costretti a vestire abiti borghesi per coprire le loro nudità mentre il giardino verrà irrimediabilmente distrutto. Altro elemento della regia sono due farfalle che verranno catturate ma poi rese libere dai due protagonisti. Uno spettacolo bellissimo, pieno di eleganti simboli, capace di ampliare il significato della trama.


Durante la sinfonia assistiamo alla caccia alle farfalle (simbolo di libertà) con un retino e alla relazione tra uno scimpanzé e Bénédict che sembra vadano d’accordo, nel loro agire irrazionale. Un ampio coro ripetuto due volte introduce l’opera, seguito dalla raffinata aria di Héro che anela a Claudio. Benedetta Torre era indisposta e ha cantato Francesca Benitez. Bravissima nel fraseggio, la voce ha un certo spessore e viene ben animata la cabaletta seguita da una impegnativa cadenza risolta egregiamente.
Conosciamo poi i due protagonisti che dialogano su un letto matrimoniale scambiandosi delle frecciatine. La stretta del duetto avviene nella massima irritazione della coppia. Segue un agile terzetto tra Benedict, Claudio e Don Pedro: Nicola Ulivieri, ospite fisso del Carlo Felice da vari anni, ha modo di emergere col suo canto autorevole ma duttile al tempo stesso. Bene anche i suoi dialoghi in francese.

Claudio è Yoann Dubruque, che risolve bene la sua parte non particolarmente ampia nell’opera. Bénédict è Julien Behr che oltre il terzetto conclude l’atto con una impegnativa aria: la voce non ha particolare squillo ma il registro centrale è ben sviluppato e buon la recitazione. Molto valido il Somarone di Ivan Thirion a suo agio nel ruolo buffo della vicenda. Sempre affannato a ristabilire un po’ di pace tra i cori e a preparare nel secondo atto il coro nuziale, canta con un francese perfetto: un personaggio ben sbozzato reso protagonista della vicenda grazie alle intuizioni di Michieletto. Frizzante la tarantella in onore del vino di Siracusa.


Spettacolare il lungo duetto che apre il secondo atto tra Héro e Ursule di Eve-Maud Hubeaux. Un vero paradiso per le orecchie, un duetto che ci riporta nel paradiso del belcanto, ci riporta ad esempi simili ne Les troyens con i suoi magnifici notturni tra Enea e Didone. Béatrice è Cecilia Molinari molto valida nel canto, un soprano che emerge nella sua aria del secondo atto. Metà dell’aria è cantata dietro alla griglia che ha distrutto l’eden  mentre la cabaletta liberatoria viene sviluppata con la griglia che scompare e lascia Beatrice completamente libera. Una voce luminosa e chiara che ha brillato lintera serata. Donato Renzetti non aveva mai affrontato questa partitura ma sembra invece un vero esperto di Berlioz: assecondato dall’orchestra genovese sceglie sempre dei ritmi molto lesti e una brillantezza dei fiati sorprendente. L’opera scorre veloce “in punta di spillo” e le scarse due ore di durata infondono gioia e gaudio. Speriamo che lo spettacolo abbia altre occasioni di essere visto in Italia. Il Carlo Felice prosegue la programmazione con Cenerentola a fine novembre e con altre opere di tradizione fino a giugno 2023. Seguite la stagione e fate un salto alla mostra su Rubens a Palazzo Ducale tra una opera e l’altra ve lo consiglio! Una città e un teatro che hanno molto da offrire.

Fabio Tranchida

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