Farsa in un atto
Musica di Pietro Generali
Libretto di Gaetano Rossi
Edizione a cura di Marco Beghelli (con la collaborazione di Lorenzo Nencini)
Prima esecuzione in epoca moderna

Daniele Agiman direttore
Davide Garattini Raimondi regia

Interpreti e Personaggi:
Alan Staravoitov Il Duca di Rosmond
Paolo Ingrasciotta  Il Consigliere
Pierluigi D’Aloia Il Sig. Enrico
Iolanda Massimo Cecchina
Ramiro Maturana Andrea, giovine Savojardo
Annya Pinto Fiorina cameriera

Nutsa Zakaidze mezzosoprano (Pierotto)

Orchestra Sinfonica G. Rossini
Claudia Foresi, maestro al fortepiano

Scenografie:
In collaborazione con Liceo Artistico F. Mengaroni
(Salvatore Delvecchio, Camilla Ranieri, Stefano Roberto, Marco Telesca, Tommaso Casadei, Giulia Neri, Cristel Nanni, Aurora Amadori, Sofia Zamagni, Genny Sbaffi)

Progettazione e coordinamento:
Sezione Audiovisivi e Multimedia
Prof.ssa Giulia Gioacchini
Prof. Giuseppe Rondina

Inizia con questa farsa di Pietro Generali la prima edizione del Festival Belcanto Ritrovato una iniziativa di Rudolf Colm sovrintendente, Saul Salucci, sovrintendente e Daniele Agiman, direttore artistico. Rudolf Colm di nazionalità italo-austriaca ha inaugurato il festival con una conferenza tenuta da Alberto Galazzo massimo esperto di Generali dopo 40 anni di studi. Ogni anno il Festival si concentrerà su un compositore in particolare, scegliendolo nel sottobosco degli operisti che componevano all’epoca di Rossini, Bellini e Donizetti. Galazzo ha raccontato con dettaglio tutta la vita di Generali, ha evidenziato le opere più importanti delle 56 da lui scritte: Adelina, Pamela nubile, La contessa di Colle Erboso, Chiara di Rosenberg, Fancesca da Rimini, Il romito di Provenza e appunto Cecchina. Quest’ultima è  farsa in un atto su libretto di Gaetano Rossi. Fu  composta nel 1810, l’anno più prolifico di Pietro Generali, e fu eseguita a Venezia, presso il teatro San Moisè, il 26 dicembre 1810 per l’inaugurazione della Stagione del Carnevale 1811. Poco prima, a settembre, Generali aveva prodotto nello stesso teatro Adelina mentre a novembre la farsa di Gioachino Rossini La Cambiale di matrimonio fu la sua prima opera ad andare in scena.

Citiamo Marco Beghelli, il quale ha prodotto l’edizione di Cecchina, che così afferma nel suo studio sull’opera Anatomia di una farsa per musica :
“Allorchè, parlando dei compositori cosiddetti ‘minori’ del primo Ottocento italiano, si ripete la consueta immagine di tanti pigmei schiacciati dalle gigantesche ondate del rossinismo dilagante, si dimentica quanto il rossinismo nascente debba all’esempio di costoro. Il primo numero della Cecchina di Generali potrebbe essere scambiato senza difficoltà per il primo numero di una delle farse scritte da Rossini per il Teatro di San Moisè negli stessi mesi.”
Al centro dell’opera vi è un importante quartetto dove la protagonista canta una canzone popolare “accompagnata” dalla ghironda: essendo difficile reperire un suonatore di ghironda e conscio del fatto che il suono dello strumento è alquanto flebile per un teatro, Generali utilizza al suo posto gli archi “modificati”. Due violini, violoncelli e bassi suonano con carte da gioco francesi tra le corde, i fiati battono sulle chiavette e violoncelli con corde doppie suonano per produrre il “frizzio” tipico della ghironda.

Iolanda Massimo è una ottima Cecchina. La sua cavatina iniziale “Sorgerà la nuova aurora”, sostenuta dai corni, è screziata di malinconia nel cantabile iniziale. Iolanda Massimo è spigliata nella cabaletta arricchita da acciccature spiritose. Dopo i vari contrasti della vicenda, la sconsolata Cecchina canta “Separarsi e per sempre” mentre la scenografia, proiettata su un megaschermo, si cancella piano piano. Il canto della Massimo è molto dolce e con un timbro elegante. Ottima l’intonazione e il fraseggio.
Pierluigi D’Aloia è il signor Enrico, il tenore innamorato di Cecchina. Il giovane cantante canta nel duetto con la serva Fiorina che fa da introduzione. Il timbro è abbastanza gradevole e gli acuti ancora perfettibili. Il cantante avrà modo di perfezionarsi, data la giovane età. Canta con sufficiente disinvoltura l’aria che contiene un episodio “di tempesta” come nelle arie del ‘700. La cabaletta “Sempre amanti” è briosa e scorrevole.
Paolo Ingrasciotta èIl Consigliere, il personaggio buffo e “caricato” della vicenda. Entra in scena con modi esagerati, spargendo un profluvio di fiori. Legge una poesia con un comico “Elas, elas” ripetuto alla fine di ogni strofa. Ingrasciotta è ottimo attore in tutta la farsa e dà molto vigore al suo ruolo. Come cantante lo abbiamo apprezzato nel complesso quartetto e nel duetto con Cecchina. Un duetto “fluido”, senza cesure, che è stato molto applaudito. Segue l’aria di Andrea, giovine Savojardo, un bonaccione, impersonato dall’ottimo Ramiro Maturana dalla calda e rotonda voce da basso. Maturana e Ingrasciotta cantano il loro duetto buffo che fa da principio al Finale d’atto, un brano ben congeniato e divertente dove i due cantanti si esprimono al meglio.
Annya Pinto èFiorina, la cameriera che nella sua aria di sorbetto, dopo il quartetto, ha un poco deluso, per via di una voce sempre un po’ calante. Debole anche
Alan Staravoitov, Il Duca di Rosmond, limitato comunque a pochi interventi.
Daniele Agiman ha diretto con molta precisione l’orchestra sinfonica Rossini.
Generali tratta l’orchestra con delicatezza e ricercati ricami che vengono dal direttore ben espressi. Il crescendo che lo accomuna a Rossini è utilizzato con discrezione e senza abusi. I vari tempi di ogni numero musicale sono spesso fusi uno nell’altro. L’effetto ghironda è garantito nel quartetto dall’utilizzo di carta da forno tra le corde e degli altri espedienti prima elencati. Non si potevano usare le carte da gioco poiché oggigiorno sono plastificate.
Davide Garattini Raimondi è regista sempre intelligente ed inventivo. Con pochi elementi scenici dà grande varietà alla vicenda. Una scenografia proiettata fa da fondale alla farsa. Tre donne mimo agiscono nei momenti più movimentati della vicenda.
Una farsa ben riuscita che 32 anni dopo si trasformerà nella grandiosa Linda di Chamounix di Donizetti. Di questo capolavoro si  è eseguito questa sera l’aria di Pierotto cantata da Nutsa Zakaidze, mezzosoprano, ed accompagnata da una vera ghironda suonata da Francesco Giusta tra i massimi esperti dello strumento. Eseguita ad inizio programma anche la Sinfonia dalla Testa meravigliosa di Generali e una aria dalla sua Pamela nubile cantata sempre da Iolanda Massimo. Il programma era quindi corposo e la serata di inaugurazione è durata più di due ore e mezza. Lunga vita a questo festival che continuerà fino al 10 settembre in vari teatri delle Marche.

Fabio Tranchida