Dramma per musica di Francesco Berio di Salsa
Musica di Gioachino Rossini

Edizione critica Fondazione Rossini/Ricordi, a cura di Michael Collins

Otello​ Enea Scala
Desdemona​ ​ ​ Eleonora Buratto
Elmiro​ ​ ​ Evgeny Stavinsky
Rodrigo​ ​ ​ Dmitry Korchak
Iago​ ​ ​ Antonino Siragusa
Emilia​ ​ ​ ​ Adriana Di Paola
Lucio / Gondoliero​ ​ ​ Julian Henao Gonzalez
Doge​ ​ ​ Antonio Garés

Direttore​ ​ ​ Yves Abel
Regia​ ​ ​ Rosetta Cucchi
Scene​ ​ ​ Tiziano Santi
Costumi​ ​ ​ Ursula Patzak

Coro Del Teatro Ventidio Basso
Maestro Del Coro​ Giovanni Farina
Orchestra Sinfonica Nazionale Della Rai

Nuova produzione

Otello insieme a Semiramide fu l’opera seria di Rossini con più rappresentazioni nell’800. L’arrivo del capolavoro verdiano cancellò l’omonimo lavoro del pesarese che venne ripreso solo negli anni ’80 del ‘900 con la Rossini renaissance.
Il terzo atto è considerato il non plus ultra del teatro serio rossiniano. Meyerbeer si complimentava dicendo che il terzo atto aveva una compattezza insolita rispetto alla scrittura rossiniana divisa in numeri musicali. Lo stesso quarto atto verdiano non si discosta molto da quello di Rossini.
Ma tutta l’opera fu molto apprezzata sebbene i primi due atti si allontanano vistosamente da Shakespeare essendo vicini al dramma nella versione di Ducis che stempera le crudezze del Bardo.
Rosetta Cucchi è la regista di questa nuova produzione e da 4 anni le è stato affidato questo arduo compito. Ha immaginato una scena di convivialità come nel film Festen, ha voluto sottolineare la “sospensione delle anime”. La scena sembra anche una grande sala da pranzo animata da eleganti personaggi provenienti da Il Grande Gatsby. Da regista donna ha voluto sottolineare la violenza fisica che subisce Desdemona, il cui etimo significa “nata sotto una cattiva stella”. Desdemona viene picchiata del padre durante la maledizione, episodio assente in Shakespeare ma diventato famosissimo con Rossini basti pensare ai due dipinti di Delacroix. Nel secondo atto viene picchiata da Otello stesso e nel terzo ucciso da lui. Ma di Otello non vediamo il suicidio, rimane disteso sul corpo della vittima con i suoi rimorsi. Rosetta Cucchi cerca di sottolineare il legami tra i personaggi che il librettista non rende espliciti: Jago è il marito di Emilia e in due occasioni la trascina con la forza, e Rodrigo è il figlio del Doge. Emilia è la protagonista di tutta la vicenda in questa produzione. Assiste alla messa in vendita della casa ormai deserta di Otello. Emilia ha dei rimorsi per non aver fatto di più per salvare Desdemona. Le donne hanno una infanzia infelice, Desdemona voleva fare la ballerina e Isaura è stata accoltellata bambina dal violento padre. Otello è salutato da tutti ma poi escluso dalla società. Non ha il volto scuro ma è comunque discriminato.

Otello​ è Enea Scala, applaudittissimo di recente ne Les huguenots a Bruxelles (vedere precedente articolo del Trillo). Il suo Otello è un eroe titanico. Sia alla prima che seconda recita abbiamo percepito lo sforzo per proiettare al massimo la debordante voce da baritenore. Spesso il cantante siciliano indugiava con compiacimento nelle regioni gravi con note consistenti e sonore per poi sorprendere con salite vertiginose e stentorei acuti. Un novello Andrea Nozzari, tenore per cui fu scritta la parte. Superlativo il recitativo che precede il duetto con Jago: il duetto stesso si conclude con una vorticosa stretta in parte derivata da Torvaldo e Dorliska e fonte di ispirazione per Verdi per “Si vendetta, tremenda vendetta” nel Rigoletto. Enea Scala dà il meglio di sé nel duetto di sfida verso Rodrigo una vera sfida vocale che finisce in parità per la bravura di entrambi.
Rodrigo​ ​è Dmitry Korchak, dotato di un timbro del tutto diverso da Otello. La parte fu scritta per Giovanni David che prediligeva parti acute e sovracute. Il timbro è apollineo, la coloratura e morbida e suadente, tipica del tenore amoroso. La sua aria che apre il secondo atto è stata molto applaudita e Korchak si è dimostrato vincente in tutti e tre i movimenti. Ottimo il duello con Otello, come dicevamo, dove la tensione è rimasta viva per tutto il brano fino alla comparsa di Desdemona che ha dato ulteriore sviluppo alla vicenda in una unica arcata drammatica fino alla fine del secondo atto. Il duetto è coreografato come una roulette russa.
Iago​ ​è Antonino Siragusa, perfido nei suoi due duetti. Il timbro è acuto e asciutto, perfetto per questa parte. L’intonazione è limpida e Siragusa si dimostra ottimo attore, prendendo parte all’azione anche in momenti in cui il libretto non lo preveda.
Desdemona​ è il magnifico soprano mantovana ​Eleonora Buratto, che si distingue per un canto pieno di passione e significato. La voce è robusta anche nelle numerose salite. Mirabile la resa dell’aria che chiude l’atto secondo scritta per Isabella Colbran. L’edizione critica ha scoperto nuove battute di coloratura che sono state eseguite con maestria.
Nel terzo atto, “Assisa a piè d’un salice” è svolta nelle quattro strofe variate con un pathos mano a mano crescente e con un realismo da brividi.
Elmiro​ è l’autorevole basso russo Evgeny Stavinsky, che ha impressionato nel finale I e nella scena della maledizione.
Pessima l’Emilia​ ​di ​Adriana Di Paola ha rovinato tutte le scene con Desdemona con il suo timbro vetroso e la sua funesta intonazione sempre calante.
Bene Lucio / Gondoliero​ ​di ​Julian Henao Gonzalez e il Doge​ ​di Antonio Garés.
Ottimo il Direttore​ Yves Abel che in questi anni ha diretto al ROF solo opere buffe o semiserie. Imponente la sinfonia (proveniente per l’80% dal Sigismondo) bellissimo il preludio all’atto terzo con questa atmosfera da “notturno nella laguna”. Incisivi i tempi, mai accelerati, che davano monumentalità ad ogni singolo numero musicale. Fulminee le strette come quella del Finale I o del terzetto nel secondo atto. I cori sono stati ben sostenuti con accompagnamenti sgargianti e incisivi. Impressionanti le donne uccise che intervengono nell’aria di Desdemona. Un vero pugno nello stomaco riservatoci dalla regista.  Bene i recitativi, accompagnati anche dai fiati, oltre che dagli archi.
Durante la canzone del salice è comparsa Isaura, una ballerina cubana di particolare carisma che ha imitato nella sua danza nervosa la violenza sulle donne.
Le proiezioni che ci narrano il passato dei protagonisti sono state sempre discrete e di grande qualità. Il secondo atto si svolge nella stanza della servitù adiacente al banchetto del primo atto: ciò da unità alla vicenda. Otello non muore e lascia la vicenda in sospeso. Orrore dei femminicidi è una costante della nostra società e questo Otello così ben cantato ci vuole far riflettere anche in una serata di svago. La produzione purtroppo non è stata filmata. Ottimo il programma di sala come avviene quasi sempre per quelli curati dal ROF.

Fabio Tranchida