Libretto di Andrea Leone Tottola
Musica di Gioachino Rossini

Prima escuzione San Carlo, Napoli, 27 marzo 1819

Ermione   Serena Farnocchia
Pirro   Moisés Marin
Oreste   Patrick Kabongo
Andromaca    Aurora Faggioli
Pilade   Chuan Wang
Fenicio  Jusung Gabriel Park*
Cleone   Mariana Poltorak*
Cefisa    Katarzyna Guran*
Atttalo   Bartosz Jankowski*

*Borsisti dell’Accademia BelCanto

Direttore   Antonino Fogliani
Regia   Jochen Schönleber
Costumi  Cennet Aydogan
Coro Filarmonico di Cracovia
Orchestra Filarmonica di Cracovia

NAXOS registra l’opera su CD

“Ermione è sicuramente il pezzo più moderno di Rossini e anche il suo più radicale – una vera tragedia!” – Jochen Schönleber, regista e direttore del Festival

L’opera, composta da Rossini nel 1819, fu il suo più grande e doloroso fallimento, non venendo ripresa in nessun teatro per tutto l’800. Il motivo sta nell’assoluta modernità di approccio alla tragedia grazie a rivoluzionarie intuizioni musicali del pesarese. Non viene concesso niente all’edonismo musicale al quale ci aveva abituati e ci abituerà ancora, basti pensare alla successiva Semiramide. Tutto è un concentrato di dramma, azione fulminea, scene innovative. Una opera “dionisiaca” non certo “apollinea” sulla strada che porterà verso a Zelmira, opera altrettanto “moderna”. Rossini pensò di riutilizzare molta musica di questo capolavoro incompreso nel tradizionale centone Eduardo e Cristina e poi riutilizzò Ermione in Ugo Re d’Italia come sappiamo dai pochi materiali autografi venuti alla luce. L’opera richiede cantanti eccezionali e un grande direttore d’orchestra quale è appunto Antonino Fogliani, il quale è impegnato in questi mesi in 4 produzioni con il Festival dell’Opera di Monaco. Serena Farnocchia canta il ruolo principale di Ermione, mentre lo scorso anno ha dimostrato la forza drammatica della sua voce nel ruolo di Elisabetta d’Inghilterra, qui al Festival di Wildbad. Insieme a lei è presente l’andaluso, precisamente di Granada,  Moisés Marín nel ruolo estremo di Pirro, che alla prima assoluta a Napoli era appannaggio di Andrea Nozzari, mitico baritenore. Patrick Kabongo interpreta il difficilissimo ruolo di Oreste che esordisce con una aria dal taglio moderno e si trasforma quasi in duetto con il confidente Pilade. Ciò era già avvenuto con l’aria di Ricciardo che quasi duettava con Ernesto rendendo questi brani quasi degli ibridi. Il librettista segue abbastanza da vicino la tragedia di Racine, Andromaque aggiungendo tre situazioni non presenti nel dramma francese cioè l’Introduzione, il Coro di donne “Dall’Oriente l’astro del giorno” e il duetto tra Ermione e Pirro. Anche il personaggio di Attalo è invenzione del librettista. Avremmo visto con piacere uno sviluppato duetto tra Ermione e la rivale Andromaca, ma per lo scontro tra due prime donne dovremo aspettare la Maria Stuarda di Donizetti con le conseguenze che tutti sappiamo. Ma nella scena quarta abbiamo comunque un confronto svolto in recitativo e la frase di Ermione rivolta ad Andromaca “Ed osa tanto un avanzo di Troia?”, una frase di sicuro effetto nella sua ambiguità semantica. Sperimentale è anche la sinfonia con cori, già attuata con altre finalità nel Ricciardo e Zoraide; in Ermione si cerca di recuperare il “coro greco” con un effetto straniante. In entrambi casi la sinfonia/balletto/coro di Ricciardo e la sinfonia/coro di Ermione sono ben collegate all’introduzione dell’opera creando una macrostruttura modernissima. Ci penserà Donizetti nel 1840, 20 anni dopo, a dare nuova linfa alla sinfonia con cori nel grand-opéra Les martyrs a Parigi.

“Ermione“ (1819) von Gioachino Rossini „ Inszenierung und Bühne – Jochen Schönleber KOSTÜME: Cennet Aydogan Dirigent – Antonino Fogliani Philharmonischer Chor Krakau Philharmonisches Orchester Krakau Ermione – Serena Farnocchia PREMIERE am 16.7.2022 in der Trinkhalle in Bad Wildbad

Ermione è un soprano di lunga esperienza, Serena Farnocchia, nata a Pietrasanta presso Lucca. Affronta il ruolo di Ermione per la prima volta, dopo le recenti recite a Cracovia. La voce ha spessore drammatico, le arcate sono ben sostenute. Nel duetto con Pirro nel primo atto il colore ambrato della sua voce ha particolare risalto. Nel secondo atto protagonista assoluta è Ermione/Colbran/Farnocchia e il poeta Tottola segue da vicino la fine del IV atto e tutto il V atto dell’Andromaque di Racine. Incredibilmente complessa è la Scena e Aria di Ermione che si articola in molteplici sottosezioni:

  1. Recitativo
  2. Andantino 6/8 in La
  3. Recitativo
  4. Andante 2/4 in Mi (vedere La Clemenza di Tito “Tu fosti tradito”, scena settima atto II)
  5. Moderato in Do
  6. Moderato 2/4 in Do
  7. Allegro in Do

Serena Farnocchia fa di queste sezioni un capolavoro di coesione e crescendo drammatico che dopo la breve pausa di un duetto di “sorbetto” prosegue col duetto lancinante con Oreste. Oreste è Patrick Kabongo ospite fisso del Festival che vedemmo anche nell’opéra comique Barkouf di Offenbach a Strasburgo. La cavatina di Oreste “Che sorda al mesto pianto” venne stampata pochi giorni dopo la prima napoletana dalla litografia Patrelli e divenne una aria famosa in tutti i salotti italiani. Rossini riutilizzò questa aria nella Donna del lago quando ad interpretare Giacomo V ci fu il mitico Giovanni Battista Rubini. Patrick Kabongo non teme la scrittura per Giovanni David salendo con facilità verso le regioni più acute. Interessante l’approccio alla prima aria ma ancora più interessante il duetto finale con frasi al calor bianco che portano ad un micro finale incredibilmente riassuntivo.

 

“Ermione“ (1819) von Gioachino Rossini „ Inszenierung und Bühne – Jochen Schönleber KOSTÜME: Cennet Aydogan Dirigent – Antonino Fogliani Philharmonischer Chor Krakau Philharmonisches Orchester Krakau Ermione – Serena Farnocchia PREMIERE am 16.7.2022 in der Trinkhalle in Bad Wildbad


Pirro è Moisés Marin, impegnato anche come Goffredo nell’Armida del Festival. La sua aria, che include l’intervento di numerosi pertichini e il coro, ha un taglio moderno e avrà la sua massima espressione in quella di Antenore in Zelmira di pochi anni dopo. Marin è corretto e preciso e si trova particolarmente a suo agio in una scrittura che permette di utilizzare tutto lo spettro vocale dalle voce del baritenore. Il duetto con Andromaca è molto meno impegnativo e il canto si intreccia con quello di Aurora Faggioli riluttante all’unione. Il mezzosoprano domina l’introduzione con una aria ben intessuta nel dramma. La voce giovane e dal colore brunito è immacolata e sicura disegnando un personaggio sofferente e accorato.
Pilade è Chuan Wang,che abbiamo imparato ad apprezzare al Teatro Belloni di Barlassina, è impegnato anche come Carlo in Armida. Interessante lo squillo della sua voce e l’ottima pronuncia italiana sia nell’Aria/Duetto con Oreste che nel duetto del secondo atto con Fenicio Jusung Gabriel Park valido basso impegnato nell’Introduzione e nel Finale I con importanti frasi.
Cleone è  Mariana Poltorak,Cefisa è Katarzyna Guran, Atttalo è Bartosz Jankowski e le loro brevi parti sono ben assolte.

Il direttore Antonino Fogliani, che sovrintende la partemusicale del Festival, opta per una sonorità particolarmente sgargiante dell’orchestra. In particolare i legni e gli ottoni intrecciano le loro frasi indissolubilmente con i numerosi protagonisti. Accompagnamenti rapinosi nell’aria di Pirro e nel duetto finale. Grande attenzione nella gran scena di Ermione sempre nel secondo atto. L’equilibrio tra voci e orchestra nel Finale I è ben realizzato. La regia di Jochen Schönleber ha come tema il Fato e gli oggetti in scena sono numerosi dadi di grandezza diversa. Pirro canta dall’alto di una passerella ha indicare il suo potere, mentre nell’ultima scena compaiono i corpi uccisi sia di Andromeda che di Pirro un aspetto che la tragedia greca lascia solo immaginare.

“Ermione“ (1819) von Gioachino Rossini „ Inszenierung und Bühne – Jochen Schönleber KOSTÜME: Cennet Aydogan Dirigent – Antonino Fogliani Philharmonischer Chor Krakau Philharmonisches Orchester Krakau Ermione – Serena Farnocchia PREMIERE am 16.7.2022 in der Trinkhalle in Bad Wildbad

Rossini disse di Ermione “E’ il mio piccolo Guillame Tell italiano, e non rivedrà la luce che dopo la mia morte”. Sebbene non rientrata stabilmente in repertorio, dalla fine del ‘900 e in questi primi 20 anni del XXI secolo, questa tragedia di Rossini ha ripreso il proprio posto e troneggia su molti alti valori per le sue intrinseche qualità drammatico/musicali.

Fabio Tranchida