Dramma per musica del 1817

Libretto Giovanni Schmidt
Musica Gioachino Rossini

Armida     Ruth Iniesta
Rinaldo     Michele Angelini
Goffredo     Moisés Marin
Gernando      Patrick Kabongo  
Carlo      Chuan Wang
Ubaldo    Cesare Arrieta
Eustazio     Manuel Amati*
Idraote     Jusung Gabriel Park*   
Astarotte   Shi Zong

*Borsisti dell’Accademia BelCanto

Direttore   José Miguel Perez Sierra
Coro Filarmonico di Cracovia
Orchestra Filarmonica di Cracovia

Premiere alla  Royal Opera Festival di Cracovia
Premiere a Bad Wildbad  15 Luglio 19:00 inaugurazione del festival

NAXOS registra l’opera in CD

Il teatro San Carlo di Napoli era andato a fuoco e la prima dell’opera Otello di Rossini venne rappresentata al Teatro del Fondo in attesa della celere ricostruzione. Alla riapertura del San Carlo, Rossini si presenta con una opera lussuosa con 7 ruoli per tenore, e un ampio balletto nel secondo atto. Protagonista femminile l’amata Isabella Colbran, protagonista insieme a Andrea Nozzari di tutte le opere serie napoletane di Rossini. Non vi sono altri ruoli femminili nell’opera e la Colbran regnò incontrastata con i suoi tre duetti d’amore, il suo rondò nel secondo atto e la grande scena drammatica a fine opera veramente ben congeniata. Anche nell’Inganno Felice e in Adina vi è un ruolo solo femminile ma queste sono due farse e non possono essere confrontate a questa amplia partitura.  Il libretto è alquanto debole e non riesce a sviluppare appieno la vicenda amorosa raccontata nel suo poema da Torquato tasso, che non ha ispirato solo i musicisti ma anche tantissimi pittori e artisti. L’atto che soffre di più in quest’opera è l’atto secondo: il librettista fa presente al pubblico napoletano che avendo dovuto inserire il Rondo’ per la primadonna, i cori e il ballo, poco spazio rimaneva per lo sviluppo della vicenda. Nel primo atto il libretto segue da vicino il IV e V atto della Gerusalemme liberata mentre il terzo atto segue il canto XVI.  La musica è grandiosa, coinvolgendo spesso le masse corali, sviluppando episodi fantastici come nel secondo atto. Il balletto è il primo che Rossini compone molto prima delle prove parigine e anche in questo campo è maestro grazie ai suoi coinvolgenti ritmi e melodie avvolgenti. Rossini scriveva per il Teatro San Carlo, allora il primo Teatro d’Italia, d’Europa e quindi del mondo intero.  

Interessante notare la ricchezza della partitura dell’opera, infatti comprende oltre ai consueti timpani, grancassa, piatti, anche sistri, banda turca, tam-tam e arpa. I sistri, presenti anche in Turco in Italia, nel Barbiere e in altre opere, non corrispondono a nessuno strumento preciso e non sappiamo a cosa si riferisca Rossini: sono state avanzate alcune ipotesi. La banda turca serve a duplicare la massa orchestrale con effetti stereofonici veramente insoliti per l’epoca. Il tam-tam serve nell’ultima scena a creare un acme sonoro insolito e straniante. L’arpa è utilizzata per rendere più preziosi i movimenti di danza. Purtroppo ci dicono i redattori dell’edizione critica molti di questi strumenti “originali” erano sugli “spartitini” che sono andati irrimediabilmente persi nell’autografo. Una copia milanese riporta una parte degli spartitini, ma non sappiamo con che fedeltà, e comunque le lacune non vengono colmate con i manoscritti a disposizione. La banda deve essere completamente ricostruita, e talvolta anche le parti per ottoni gravi, come tromboni e il serpentone, devono essere ricostruite.  L’opera ebbe successo, come ci informa Bruno Cagli, contrastando le voci di tanti storici che dissero che non riscosse plauso, ma non venne eseguita molto all’epoca di Rossini per la difficoltà di reperire 7 tenori (ma 5 sarebbero sufficienti con le doppie parti per Carlo e Ublado) per la presenza del balletto e un ruolo Colbran davvero difficile e massacrante. Divenne quindi una miniera di materiale per ulteriori opere. Il duetto “Amor, possente nome” tra Rinaldo e Armida servì per compilare il finale lieto per Otello unico modo per rappresentarlo a Roma nel 1820. Cori e danze finirono in parte nel Moïse parigino. La sinfonia fu in pare riutilizzata nel Robert Bruce mentre il Quartetto del primo atto confluì nella Cantata per Pio IX.


Qui al Festival Rossini in Wildbad, Armida è stata impersonata da Ruth Iniesta, soprano di Saragozza.L’ascoltammo a Pesaro nel 2015 ne Il viaggio a Reims e nel 2016 nella piccola parte di Albina ne La donna del lago e da allora la sua carriera ha preso inizio cantando Donna Anna, Musetta, Gilda, Susanna, Nannetta, Rosina e Elvira. La notevoli capacità vocali si mostrano fin dal funambolico quartetto “Sventurata or che mi resta” dove Ruth Iniesta ci offre delle “volate” virtuosistiche quasi a trasformare il quartetto in una aria con tre pertichini. Seducente la sua voce nei famosi tre duetti d’amore che si susseguono nell’opera. Ben realizzata l’ampia scena finale, con grande afflato drammatico. Il soprano è indeciso se seguire la larva dell’amore o della vendetta e abbraccerà quest’ultima concludendo l’opera con una stretta vorticosa e con acuto finale non prescritto ma in ottima posizione.  
Rinaldo è Michele Angelini, tenore americano, che di Rossini ha già affrontato con successo Viaggio a reims. Barbiere, Tancredi, e qui a Wildbad Matilde di Shabran e Scala di seta, entrambi diventati CD Naxos. Angelini è stato sicuramente il cantante più applaudito della serata e il suo impegno è stato premiato. La sua parte già estremamente difficile essendo scritta per Andrea Nozzari è stata resa ancora più complessa da ulteriori acuti e passaggi che Angelini ha aggiunto e cantato benissimo elettrizzando il pubblico. Ne è testimone il duetto con Gernando, una vera sfida vocale, che Rossini aveva già realizzato tra Otello e Rodrigo. Anche nei recitativi il tenore è imperioso e pensa ad ogni sillaba. Elegantissimi i duetti d’amore con l’amata Armida. Il violoncello e il violino rispettivamente nel secondo e terzo duetto rendono raffinati i due brani. Il terzetto dei tre tenori è stato salutato da autentiche ovazioni, con Michele Angelini  che ha sovrastato gli altri due cantanti. Da ricordare la frase “Rammento che son Rinaldo” in regioni acutissime.
Goffredo è il tenore di Granata Moisés Marin, impegnato nell’introduzione strutturata come una sua ampia aria con coro. Il canto è molto corretto e preciso e gli acuti nella coda messi ben a fuoco emergono dalla massa corale con incisività. Ben anche il quartetto del primo atto dove partecipa anche Manuel Amati tenore di Martina Franca che nonostante la giovane età ha già cantato in tutto il mondo offrendo la sua estremamente bella voce tenorile qui impiegata nel ruolo di Eustazio.


Gernando è Patrick Kabongo, ospite fisso del Festival,  canta l’aria di Gernando con una ottima pronuncia italiana e volando sopra il pentagramma senza alcuna difficoltà. Canto imperioso e preciso che si risolve con il duetto di sfida con Rinaldo. Il duello si concluderà con la sua morte, così da rendere il ruolo particolarmente breve. Ottimi  Chuan Wang, come Carlo, e Cesare Arrieta,come Ubaldo,nel terzo atto dove ben realizzano il duetto e il terzetto con voce squillante, due veri paladini.  Completano il cast Park Jusung Gabriel come il basso Idraote nel primo atto e Shi Zong  il basso Astarotte nel secondo atto.
Molto brillante la direzione del maestro José Miguel Perez Sierra che ha staccato tempisempre molto rapidi e incalzanti. La sala non possiede per fortuna il golfo mistico e il suono dell’orchestra si diffonde ampiamente nella Trinkhalle di Wildbad. L’esecuzione delle danze ci è sembrata particolarmente brillante con una ottima arpa molto impegnata in vari passaggi. Rossini indica in alcuni brani la presenza dei “sistri” ma in orchestra sono stati sostituiti con un semplice triangolo, non in grado a dare quella sonorità esotica voluta da Rossini. Tre ore e mezza di spettacolo hanno quindi inaugurato con successo il Festival che porta al centro della Foresta Nera la musica del grande pesarese.

Fabio Tranchida