Musica di Antoni Vivaldi

OrlandoTeresa Iervolino
AngelicaFrancesca Aspromonte
AlcinaLucia Cirillo
BradamanteChiara Tirotta
MedoroLaura Polverelli
RuggieroSonia Prina
AstolfoChristian Senn
  
DirettoreGiulio Prandi
RegiaFabio Ceresa
ripresa daFederico Bertolani
SceneMassimo Checchetto
Assistente scenografoOlimpia Russo
CostumiGiuseppe Palella
Movimenti mimiciSilvia Giordano
LuciFabio Barettin
Maestro del CoroUlisse Trabacchin
  
Orchestra, Coro e tecnici della Fondazione Arena di Verona

Vivaldi, il prete rosso, teneva particolarmente al personaggio ariostesco di Orlando. Nei primi anni di attività, curò lo spettacolo Orlando con libretto di Grazio Braccioli e musica di Giovanni Alberto Ristori. Poi compose nel 1713 il proprio Orlando finto pazzo sempre con lo stesso librettista ispirato questa volta dal poema di Boiardo. Recentemente Federico Maria Sardelli ha scoperto un ulteriore Orlando (definito per comodità Orlando 1714) con musiche anche del padre di Vivaldi e di altre mani. Sono stati purtroppo individuati solo due atti dei tre composti. L’opera che abbiamo ascoltato oggi a Verona è invece un Orlando della maturità e risale al 1727. E’ giusto che Verona onori il grande compositore di Venezia poiché proprio lui 6 gennaio 1732, con il dramma pastorale La fida ninfa, su libretto di Scipione Maffei, inaugurò il Teatro Filarmonico di Verona costruito dal Bibbiena che curò anche le scenografie dell’opera in un connubio perfetto. Nel 1978 la Horne scrisse una pagina indelebile interpretando il ruolo di Orlando e dando avvio alla Vivaldi Reneissance per quanto riguarda le sue opere liriche che stando alle lettere del compositore ammonterebbero alla straordinaria cifra di 92!


L’Orlando presentato questa sera a Verona, sebbene utilizzi come base l’autorevole Edizione Critica di Federico Maria Sardelli, è in vari punti diverso dall’edizione. Il regista Fabio Ceresa, per lo spettacolo  concepito a Martina Franca, fa un lavoro profondo di revisione eliminando o spostando alcune arie e riformando completamente il terzo atto. Concentrando alcuni recitativi di Orlando, Ceresa, novello drammaturgo, riesce creare una seconda scena della pazzia del tutto convincente nell’ultimo atto snellito inoltre da varie arie degli altri personaggi. Un lavoro certosino lodato anche da Diego Fasolis che ha diretto pochi anni fa questa versione al Malibran di Venezia.
Protagonista assoluta dello spettacolo è il mezzosoprano Teresa Iervolino, grande interprete rossiniana, ma con un repertorio ben più ampio che va dal ‘600 con Cavalli fino al ‘900 con Stravinskij. Di Vivaldi ascoltammo qualche anno fa il suo impressionante Holofernes nella Juditha alla Fenice diretta da Alessandro De Marchi. La sue gestualità potente e mascolina fa da sfondo alla sua prima aria “Sorge l’irato nembo” in do maggiore dove la Iervolino si esprime con i giusti accenti in questa vorticosa aria di tempesta. La voce è giovane, agile, immacolata capace di variare la ripresa con ampie frasi più acute. Un vero tour de force. Nel secondo atto stupiscono le note gravi, prettamente contraltili, de “Nel profondo cieco mondo”, una aria che imita la discesa in abissi inenarrabili e la volontà di conquistare la luna da parte di Orlando. L’opera è giustamente famosa  per la pazzia del paladino ideata da Vivaldi con recitativi secchi, recitativi accompagnati, ariosi e brevi arie senza da capo. Una scrittura modernissima che è esaltata dalla performance studiatissima della Iervolino che continua a cambiare registro, dinamiche e inframezza i vaneggiamenti con risate e sospiri appena accennati. Ciò avviene sia nel secondo e terzo atto con grande successo e massimo effetto drammatico.


Sonia Prina cantò anni fa Orlando proprio in questa produzione proveniente da Martina Franca. Ora abbraccia il ruolo di Ruggiero che possiede una aria memorabile, tra le più suadenti composte per una opera lirica: “Sol per te mio dolce amore” con flauto traverso obbligato. Ruggiero a causa di un filtro è ammaliato da Alcina e l’aria dimostra tutta la dolcezza di questo incantamento. La Prina ha grande esperienza sulle spalle e centellina ogni frase con maestria. Nella seconda aria ” Come l’onda” ci dimostra il suo canto imitativo e virtuosistico ampliato da ampie cadenze estemporanee.
Molto importante la parte di Alcina che come una grande burattinaia sovraintende alle vicende delle due coppie amorose e di Orlando. Lucia Cirillo ascoltata in varie occasioni ha la personalità giusta per esprime la volubilità della maga sebbene la voce non sia di grande ampiezza. Ma Lucia Cirillo, che indossava gli abiti più belli della serata, riesce lo stesso a disegnare un personaggio credibile con l’imperiosa “Alza in quegl’occhi” rivolta ad Orlando, o l’aria di “motto” “Taci, non ti lagnar” tipica delle arie per Anna Girò prediletta cantatrice di Vivaldi. Durante l’aria “Così potessi anch’io” uccide il grifone di Ruggiero, magnifica creazione di Giuseppe Palella di questa produzione, e ne estrae il cuore in una scena di grande impatto.
Angelica è Francesca Aspromonte che morbida e suadente canta il cullante “Un raggio di speme”, l’ambiguo “Tu se degl’occhi miei”. Ben cesellata della sua voce limpida risulta anche “Chiara al pari di lucida stella” dove invoca il vaso dell’eterna bellezza. Medoro è Laura Polverelli  che canta “Rompo i ceppi” e “Qual candido fiore” in maniera corretta ma senza un grande approfondimento stilistico. Ricordiamo con molto affetto la Polverelli nel Crociato in Egitto e ne la Pia da’ Tolomei entrambe alla Fenice. Chiara Tirotta era indisposta e non giudichiamo la sua performance,  ma ha comunque ricevuto applausi per il suo ruolo di Bradamante.
Ottima la prova di Christian Senn basso italo cileno che apprezziamo da tanti anni per la morbidezza del voce e della piena musicalità. “Costanza tu m’insegni” è la terza aria dell’opera e Senn la canta con andamento sinuoso e legato con un raffinato chiaroscuro. Bene anche “Benché m’asconda” nel secondo atto. Astolfo è un ruolo che potremmo definire di repertorio, per questo basso, poiché lo ha già affrontato su vari palcoscenici, sempre con successo. Era l’unico uomo della compagnia, che non prevedeva in questa produzione altre voci maschili, nei ruoli appannaggio dei castrati.
Uno dei motivi del nostro ritorno per vedere questo Orlando è lo spettacolo pieno di inventiva e i superbi costumi di Giuseppe Palella grande artista vincitore del Premio Abbiati 2019.
I costumi sono delle opere d’arte, con i loro colori sgargianti rosso e oro per Alcina e i suoi adepti, verde azzurro per le coppie di amorosi. Dettagli preziosi adornano i costumi, elmi, maschere, oro a profusione, fiori intessuti nelle gonne d’Alcina: una vera e propria fantasmagorica atta a sorprendere. Palella è anche autore del Grifone e del gigante che appare a fine spettacolo. Belle le scenografie con una semicalotta che è antro d’Alcina, la Luna o una grotta coi coralli. Una regia che aggiunge particolari e movimento ad un libretto già elaborato di per sé. Fabio Ceresa da continuità ad una vicenda che rischia di evolvere poco nei tre atti, dà una direzione drammaturgica forte, che vitalizza l’estro melodico e ritmico di Vivaldi.

L’orchestra, preparata e diretta da Giulio Prandi, è sufficientemente variegata ed esuberante negli accompagnamenti. Attenzione massima ai recitativi a cui lo stesso Vivaldi dedicava particolare attenzione. Si tratta comunque di una orchestra “moderna” quindi alcune sonorità sono perfettibili. Ottimo il flauto traverso Pier Filippo Barbano nell’aria di Ruggiero già citata. Il coro ha piccola parte ma interventi puntuali.
Questo Orlando è stato al pari gioia per gli occhi e per l’orecchio. Prossime recite venerdì 13 maggio e domenica 15 maggio. Posti ancora disponibili.



Fabio Tranchida