Comédie lyrique in tre atti

Libretto di Louis Gallet

Musica di Jules Massenet

ThaïsMarina Rebeka
AthanaëlLucas Meachem
NiciasGiovanni Sala
CrobyleCaterina Sala
MyrtaleAnna-Doris Capitelli
AlbineValentina Pluzhnikova
CharmeuseNicole Wacker
PalémonInsung Sim
 
Ballerini solistiBeatrice Carbone Gioacchino Starace
DirettoreLorenzo Viotti
RegiaOlivier Py
Aiuto registaIvo Bauchiero
Scene e costumiPierre André Weitz
Assistente scenografoPierre Lebon
Assistente costumistaMathieu Crescence
LuciBertrand Killy
CoreografiaIvo Bauchiero

Nuova Produzione Teatro alla Scala

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Thaïs è un capolavoro assoluto di Massenet grazie ad una orchestrazione sublime, al tema trattato (scandaloso per l’epoca come avviene per la sua Herodiade), e al bilanciamento delle parti tra la lussuriosa Alessandria e la sacra Tebaide. La vicenda del libretto è ispirata al romanzo di Anatole France, il quale aveva inserito dei lati umoristici nella vicenda che sono spariti nella versione operistica. Logicamente molti episodi sono stati omessi ma la vicenda conferma la sua “forma a clessidra” la discesa nel peccato del monaco contro la salita in Cielo della cortigiana. Il capolavoro andò in scena all’Opéra di Parigi nel 1894 in una versione diversa da quella nota ed eseguita oggi. Nella prima versione il balletto era collocato nel terzo atto e aveva come tema Le tentazioni di Sant’Antonio. Questa azione coreutica diede molto scandalo: un balletto di 30 minuti di durata che potete ascoltare inciso da Sir Neville Marriner. Inoltre il lungo intermezzo sinfonico “L’amours d’Aphrodite” conduceva senza interruzione dall’atto I all’atto II: 196 battute che varrebbe la pena d’ascoltare. Nella seconda versione si è aggiunta la scena dell’Oasi che completa drammaticamente il processo di conversione di Thaïs e completa il terzo atto che lamentava la lacuna del balletto delle tentazioni. Il balletto venne ricollocato nel secondo atto con musica nuova e più snella struttura. Thaïs è stata rappresentata al Teatro alla Scala solo una volta nel 1942 con la direzione di Gino Marinuzzi. Per tutto il ‘900 è sempre stata eseguita ed incisa la seconda versione.

La partitura è molto raffinata in un equilibrio estatico tra  peccato e redenzione tra esotismo e sensualità. Lorenzo Viotti ha diretto nel 2020 Roméo et Juliette alla Scala e dimostra ancora il suo valore ereditato dal padre Marcello direttore che abbiamo ammirato in tanti spettacoli. Lorenzo ha presentato l’opera una ora prima di ogni spettacolo con delle parole toccanti sulla situazione dell’artista post-Covid, sulla frequentazione della musica dal vivo, sulla missione del direttore d’orchestra. L’esecuzione odierna si è dimostrata molto attenta ai preziosismi della fragrante orchestra. L’attenzione alle dinamiche è dimostrata dall’entrata in scena di Thaïs che dopo una elettrica marcietta dionisiaca  canta in pianissimo con un contrasto raffinato. La schiera dei fiati è molto ampia dal corno inglese al controfagotto. Due arpe sono spesso utilizzate con celesta e glokenspiel. Nel primo atto sulla scena suona soffuso l’armonium, nel secondo atto sulla scena abbiamo Crotali, Tamburo arabo, Pianoforte e Glokenspiel. Nel terzo atto ci devono essere degli strumenti che raffigurino il deserto più selvaggio con l’Eliofono (macchina del vento) una lastra metallica per i tuoni e urli di sciacallo e ruggito di leone. In orchestra era però presente solo la macchina del vento.

La Thaïs di Marina Rebeka esordisce in pianissimo “C’est This”, creando un’aurea di mistero al suo ruolo. Poco dopo cerca di sedurre il monaco con la liquida “Qui te fait si sévère”. La voce è limpida, traslucida, perfettamente timbrata. All’inizio del secondo atto la famosa aria dello specchio dove Thaïs ha paura di invecchiare. In questa aria la parola “eternelment” ha un peso particolare e si ripete sempre con rinnovata tensione. Caratteristica di Sibyl Sanderson, la prima interprete, erano le risate eclatanti alla fine di qualche scena. La Rebeka non esagera con questo effetto presente anche nel terzo atto di quest’opera, in Esclarmonde e in Phryné di Saint-Saёns. Belli i sensuali duetti con l’anacoreta e gli acuti di lei proprio nell’ultima scena che la vede trasfigurata.

Athanaël è Lucas Meachem che è venuto a sostituire il tanto atteso Tezier. Degno sostituto poiché il baritono ha sfoggiato un voce che è un torrente in piena per tutti e tre gli impegnativi atti. Nel primo atto si impone nella massima integrità d’animo di redimere la cortigiana con un arioso potente. Nel secondo atto spaventa Thaïs (e il pubblico) nel tentativo di convertirla senza mettermi termini. Un esorcismo più che una conversione talmente è forte l’energia collocata nel canto. Nel terzo atto Athanaël è soprafatto dal desiderio carnale e nei duetti i due personaggi prendono strade che non si incontreranno mai più.

Nicias è l’istrionico Giovanni Sala, truccato come Damiano David de I Måneskin, tenore di buon colore e eccellente prova attoriale. Con le sue scarpette rosse da Dorothy del Mago di Oz e il suo atteggiamento gender fluid ha creato un personaggio che lascerà il segno. La sorella Caterina Sala è Crobyle, mentre il padre dei due canta nel coro della Scala. Crobyle e Myrtale, Anna-Doris Capitelli, formano quasi un unico personaggio con i loro vocalizzi esasperati che disegnano alla perfezione un mondo vacuo dedicato alla dea Venere. Albine è Valentina Pluzhnikova, un piccolo ruolo che ha ricevuto molti applausi in quanto alla fine è entrata in scena con la bandiera dell’Ucrania come mantello. La Charmeuse è Nicole Wacker e canta solo al centro del balletto incantando con la sua linea melodica fatta di gorgheggi e salite inusuali verso l’acuto. Autorevole il Palémon di Insung Sim.  Il grande regista Olivier Py crea uno dei suoi spettacoli più belli. I 7 quadri in cui sono divisi i 3 atti sono ben differenziati dalla grigia tebaide alla luminosa e rossa Alessandria d’Egitto. Camerini d’artisti che sembrano le stanze delle prostitute d’Amsterdam. Ruote luminose come un decaduto luna park. Intelligente la scelta di inserire la presenza dei ballerini in molte parti dell’opera e non solo nel balletto del secondo atto.

Gianluca D’Aniello interpreta a petto nudo un Eros particolarmente seduttivo. E’ presento molto in scena e rappresenta anche l’idoletto eburneo che Thais dovrebbe distruggere prima di scappare dalla città di Alessandria. La “Meditation” con violino solista è stata ballata con particolare sintonia da Beatrice Carbone e Gioacchino Starace. Uno spettacolo in tutti gli aspetti vincenti e ha meritato 4 visioni in questi giorni.

Fabio Tranchida