I Capuleti e i Montecchi

Opera in due atti

Libretto di Felice Romani

Musica di Vincenzo Bellini

Edizione critica a cura di Claudio Toscani

Casa Ricordi, Milano

RomeoMarianne Crebassa
GiuliettaLisette Oropesa
TebaldoJinxu Xiahou
LorenzoMichele Pertusi
CapellioJongmin Park
DirettriceSperanza Scappucci
RegiaAdrian Noble
SceneTobias Hoheisel
CostumiPetra Reinhardt
LuciJean Kalman e Marco Filibeck
CoreografiaJoanne Pearce
Orchestra e Coro  del Teatro alla Scala
Nuova Produzione Teatro alla Scala

Il genovese Felice Romani, il principe dei librettisti dagli anni ’10 fino agli anni ’30 del’800, aveva scritto il libretto Giulietta e Romeo per farlo mettere in musica da Nicola Vaccaj. La prima versione musicata dal compositore di Tolentino è una versione molto più lunga di quella snellita da Bellini e comprendeva anche la figura della madre di Giulietta. Il libretto di Romani non guarda a Shakespeare ma si basa su un’ampia tradizione letteraria italiana resa famosa da una novella di Matteo Bandello di metà ‘500. Il frate domenicano Matteo Bandello fu testimone nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano del modus operandi di Leonardo intento a realizzare L’ultima cena. Bandello era un clericus vagans e girava instancabilmente molti conventi, un moderno viaggiatore dell’epoca rinascimentale. Bellini reduce dall’insuccesso ingiustificato di Zaira a Parma non aveva il tempo per scrivere per La Fenice una nuova opera dedicata alla celebre coppia di innamorati veronesi.

I Capuleti e i Montecchi - Teatro alla Scala

Ma i veneziani insistevano, pagavano bene e Bellini pensò di riutilizzare parte della lunga partitura di Zaira che nessuno conosceva in Laguna.  L’opera fu composta in poco più di un mese, tra la fine di gennaio ed i primi di marzo del 1830, un tempo incredibilmente insolito per il catanese che non amava la fretta. La romanza di Giulietta “Oh! quante volte, oh quante!” proviene da una aria intonata da un maschietto contralto che impersonava en travesti Nelly nell’Adelson e Salvini. Lì la melodia si ripeteva 4 volte in maniera statica mentre nella nuova opera la seconda strofa segue con attenzione il testo e sfuma in maniera elegiaca verso vette sublimi. Bellini fece un’accurata rielaborazione delle musiche precedente, le “trasfuse” nel nuovo contesto con una attenzione particolare, quasi mimetica. Anche in Zaira abbiamo un en travesti che si ispira ai ruoli eroici dei castrati del ‘700. Mentre Romeo in questa opera è en travesti poiché è giovanissimo e questa voce da mezzosoprano può esprimere al meglio il giovane innamorato. È interessante come la musica relativa all’amore tra fratello (en travesti) e sorella in Zaira, diventi senza apparente difficoltà musica amorosa tra Giulietta e Romeo. 

Per tutto ‘800 il finale di Bellini così moderno e realistico venne quasi sempre sostituito dal finale dell’opera di Vaccaj che concede alle due voci più punti dove esibirsi. Ricordi quindi pubblicava lo spartito di Bellini con in appendice il finale di Vaccaj ad uso delle virtuose del canto. Recentemente a Martina Franca si è potuto ascoltare l’opera di Vaccaj al gran completo e ne abbiamo apprezzato il più complesso sviluppo drammatico utilizzando integralmente il libretto di Romani in un versione che Bellini trasformò per un effetto più rapido e conciso.

Milano - Teatro alla Scala: I Capuleti e i Montecchi | OperaClick


Lo spettacolo alla Scala inizia con l’omicidio del fratello di Giulietta da parte di Romeo durante la sinfonia militare che apre la partitura. Il tamburo militare suono solo in questo pezzo e rimanda alle battaglie tra le due fazioni. Sul cadavere si inserisce l’aria di Tebaldo, il tenore Jinxu Xiahou chiamato all’ultimo per una sostituzione. La voce è abbastanza ampia e indugia con note ben tenute nelle arcate del cantabile. Bene anche il duetto nel secondo atto con il nemico Romeo. Romeo è la splendida Marianne Crebassa, mezzosoprano già applaudito qui alla Scala. La cantante è perfetta sia nel phisique du rôle che nel canto. Sembra proprio uno spigliato ragazzino animoso contro i Capuleti e innamorato per la prima volta, perdutamente. La sua prima aria è espansa dalla presenza del coro, di Cappelio e Tebaldo. Marianne Crebassa ha uniformità di registro e anche nelle discese della linea vocale come “Ma su voi ricade il sangue” la cantante porge la frase con la solita grazia. Nell’ultima scena ecco il cantabile sul cadavere di Giulietta “Deh, tu, bell’anima” un finale realistico dove Romeo porta davvero al pianto e confluendo nel duettino “Vivi e vien talora”. Accenti di crudo realismo.
Sublime la Giulietta di Lisette Oropesa ascoltata 4 anni fa in Adina al ROF di Pesaro e nei Masnadieri qui alla Scala. Vestita da sposa canta su fiato “Oh, quante volte”. L’utilizzo dell’arpa come sostegno alla voce ricorda episodi simili di Rossini per i ruoli di Desdemona e Zelmira. In Bianca e Fernando già Bellini recupera l’arpa per un momento particolarmente emozionante con Bianca. Il duetto d’amore, dopo il Finale I, è il brano più lungo dell’opera sviluppato in forma ternaria. Nel secondo tempo “Ah crudel” sono inserite bellissime cadenze di entrambe le voci. Bellini guarda al passato, al belcanto di Rossini, ai duetti Arsace e Semiramide, Tancredi e Amenaide, in una forma più intima e passionale. Conclude il duetto “Se fedele ancor mi sei” una stretta in Moderato di grande qualità.
Eccellente l’aria del secondo atto dove Giulietta assume il farmaco-sonnifero. La lenta cabaletta “Ah non poss’io partire” è momento altissimo e la Oropesa impreziosisce il tutto con perlacee variazioni verso l’acuto. Michele Pertusi sempre una garanzia anche nel ruolo del sacerdote Lorenzo che non ha mai momenti solistici.

Milano - Teatro alla Scala: I Capuleti e i Montecchi | OperaClick


Buona la prova di Speranza Scapucci, la prima donna a dirigere una opera alla Scala. L’orchestra belliniana è molto brillante in questa versione dei 2 amanti di Verona. Il coro canta con la mascherina o con il bavaglio (Montecchi) e assolve bene il suo compito. Regia abbastanza statica, incapace di muovere bene le masse. E’ il debutto di Adrian Noble, per tredici anni direttore della Royal Shakespeare Company. Qualche idea buona come la presenza incombente del fratello di Giulietta o il letto che si trasforma da luogo amoroso a catafalco di morte. Una interessante produzione da vedere più volte per godere delle due donne protagoniste.

Fabio Tranchida  

Milano, Teatro alla Scala – I Capuleti e i Montecchi – Connessi all'Opera