L’elisir d’amore

Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Prima esecuzione: Milano, Teatro alla Canobbiana, 12 maggio 1832
Edizione critica a cura di Alberto Zedda
© Casa Ricordi, Milano

Adina Caterina Sala
Nemorino Javier Camarena
Belcore Florian Sempey
Dulcamara Roberto Frontali
Giannetta Anaïs MejíasMaestro delle cerimonie Manuel Ferreira

Direttore Riccardo Frizza
Regia Frederic Wake-Walker
Scene Federica Parolini
Costumi Daniela Cernigliaro
Lighting design Fiammetta BaldiserriAssistente alla regia Lorenzo PonteAssistente ai costumi Marta SolariAssistente alle luci Emanuele Agliati

Orchestra Gli Originali
Maestro al fortepiano Daniela Pellegrino
Coro Donizetti Opera

Maestro del coro Fabio Tartari

I burattini in scena sono di Daniele Cortesi

PROLOGO ALL’OPERA
Ideato da Frederic Wake-Walker con
Maestro delle cerimonie Manuel Ferreira
Burattini Daniele CortesiMariateresa Zanoni
Tromba Francesco Benzoni
Chitarra Gianluca Cicolari
Tamburo Leonardo Campera
Banda Venti d’Opera
Figuranti adulti e bambini

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti

I punti  di forza di questo Elisir d’amore sono molti.

  • Versione integralissima, con tutte le ripetizioni delle cabalette, strette e code
  • Tonalità originali e diapason abbassato
  • L’utilizzo degli strumenti antichi con archi con corde di budello, più strumenti nei legni per coprire tutte le tonalità, corni coi ritorti sempre per affrontare tutte le tonalità richieste, fortepiano originale del 1796 dalla collezione Medici Giulini di Briosco (Monza)
  • Coinvolgimento del pubblico fin dalle prime battute, facendoci cantare “Cantiam, facciam brindisi a sposi così amabili” (musica che proviene in toto dalla Francesca di Foix)

Nemorino è l’acclamato Javier Camarena che ha firmato un contratto triennale con il Festival Donizetti di Bergamo. Sembra che Romani si sia ispirato al romanzo pastorale Estelle di Jean-Pierre Claris de Florian (1755-1794) per il nome di Némorin, Nemorino, romanzo molto celebre all’epoca. Nemorino ha in sé il termine “nemo” “nessuno” in latino, proprio come è l’annullamento del personaggio, che si crede un nonnulla, un idiota fin dalle prime battute. Camarena disegna un personaggio quasi clownesco ma con una anima, a metà tra la maschera bergamasca di Arlecchino e il francese Pierrot. Il tenore canta in realtà con nobiltà d’animo e sentimento tutta la partitura. I duetti con l’amata hanno l’innocenza, la facilità di espressione ma al contempo la voce è rotonda, armoniosa e piena di slancio. Tutte virtù ben presenti nella celeberrima “Una furtiva lagrima” canzone che Donizetti aveva già pronta e chiese a Romani di riscrivere le parole per adattarla al libretto e alla situazione.  Certo che l’integralità della partitura permette a tutti i cantanti di esprimersi al meglio perché le ripetizioni delle strette sono sempre variate dallo stesso compositore con mini dialoghi, espressioni e intrecci di voci che amplificano l’architettura dell’opera.


Adina è la giovanissima Caterina Sala che legge con morbide nuances le storia di Tristano e Isotta di cui quest’opera è una parodia. Bene i duetti col tenore e divertente la barcarola con Dulcamara, così come il seguente duetto. La voce è limpida e pura e l’estensione sufficiente a coprire il ruolo. La cantante viene omaggiata con una nuova aria probabilmente composta per Fanny Tacchinardi-Persiani la prima Lucia, Rosmonda e Pia. Il cantabile ha gli stessi versi “Prendi per me sei libero” ma musica nuova con una melodia che tocca accenti di autentica partecipazione. L’episodio ponte con Nemorino è ridotto a pochissime battute per passare ad una cabaletta tipica degli anni ’40 di Donizetti. Mi vengono in mente per esempio “Si voli il primo a cogliere” dalla Borgia o “So anch’io la virtù magica” per lunghezza del brano e complessità delle code musicali. Adina canta “Ah l’eccesso del contento” un vero fuoco d’artificio risolto brillantemente. Preferiamo questa versione dell’aria più viva e varia rispetto alla versione corrente. L’edizione critica della partitura e del canto e piano permetterà a tutti di scegliere al meglio. Ma in realtà ne esiste una terza versione di questa aria finale con musica che verrà ripresa nel Don Pasquale, ma questa è una altra storia…


Elegantissimo il Belcore, Florian Sempey, dalla voce baritonale rutilante e luccicante. Generoso nelle ampie frasi come nella sortita iniziale. Ampio il suo duetto con Nemorino eseguito nella dimensione originaria. Il Dulcamara di Roberto Frontali non è affatto divertente. Frontali è un baritono non un basso buffo e non capiamo poiché gli si sia affidato il ruolo. Frontali è un grandissimo baritono e lo apprezziamo molto: poco prima della pandemia nel dicembre del 2019 ascoltammo tre recite di Vespri siciliani con il suo superbo Guy de Monfort. Ma il ruolo del Dulcamara, sebbene cantato con correttezza, non gli si addice. Un Dulcamara triste, che non gioca col suo ruolo, che non accende i suoi sillabati. Il quartetto nel secondo atto ha una ampia stretta finalmente ascoltata integralmente e qui Frontali insieme ai colleghi eseguono un pezzo sublime che continua cambiare armonia di impianto. Una vetta del Donizetti comico. Bene la Giannetta Anaïs Mejías nella sua scena col coro femminile tratta in parte dalla Francesca di Foix. Il maestro delle cerimonie Manuel Ferreira è stato lo scalda-pubblico che ci ha fatto cantare l’introduzione all’atto secondo. Immaginiamo il suo potenziale nella recita dedicata alle scuole che hanno proprio bisogno di questi interventi per portare l’opera, genere alto, al piano popolare che aveva nell’800 fino al primo ‘900.

Riccardo Frizza crea in tutta l’opera una sonorità più rarefatta grazie ai fiati, legni e ottoni, meno potenti. Tutto risulta più bilanciato tra fiati e gli archi. Il diapason leggermente più basso porta e linee vocali più morbide e avvolgenti. L’orchestra è molto puntale e il coro sufficientemente preparato. Protagonista della scenografia è Bergamo con il suo Teatro Donizetti finalmente riaperto come fondale delle scena. Una festa per Donizetti una festa per Bergamo che crede fortemente al suo cittadino più illustre. Recita da tutto esaurito.

Fabio Tranchida