L’elisir d’amore

Musica di Gaetano Donizetti
Poesia di Felice Romani

Adina   Benedetta Torre
Nemorino     Vittorio Grigolo
Belcore     Davide Luciano
Dulcamara     Giulio Mastrototaro
Giannetta      Francesca Pia Vitale

Direttore   Michele Gamba
Regia          Grischa Asagaroff
Scene e costumi    Tullio Pericoli
Luci   Hans-Rudolf Kunz
riprese da  Marco Filibeck

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

  • 26 dicembre 1831, Teatro alla Scala di Milano debutta Norma di Bellini
  • 13 marzo 1832, Teatro alla Scala debutta Bianca d’Aquitania di Donizetti con lo stesso cast della Norma, Pasta, Grisi, Donzelli, Negrini. Sulla partitura autografa capeggia ancora oggi il titolo originale Bianca d’Aquitania mentre l’opera sarà conosciuta dopo le fasi di censura come Ugo Conte di Parigi. La censura si accanisce sul libretto che contiene due regicidi! Le figure negative di Emma e Folco vengono quasi fatte sparire da Romani per evitare che l’opera venga proibita e ciò indebolisce il libretto tanto che l’opera dopo 5 rappresentazioni cede il passo alla ripresa delle recite della neoclassica Norma. Musicalmente Bianca d’Aquitania è eccellente e le esecuzioni di Bergamo e Milano nel 2003 non hanno reso giustizia alla rigogliosa partitura portata in scena dall’Accademia della Scala e non da cantanti di cartello
  • 12 maggio 1832, Teatro della Canobbiana, Milano, debutta L’elisir d’amore composto in due settimane.  Un successo immortale che dura ancora oggi grazie alla spontaneità del libretto equilibrato e avvincente e alla preziosa musica tutta melodia

Donizetti si era impegnato mille volte di più per Bianca d’Aquitania ma i suoi sforzi furono vani davanti agli stravolgimenti della trama imposti dalla censura austriaca. L’opera non infiammò i milanesi e ancora oggi è tra le meno eseguite. Donizetti ne conosceva il valore e molti suoi brani furono ben presto riutilizzati giustamente dal bergamasco (sinfonia in Parisina, finale I e aria finale Bianca nel Furioso, ecc.). Per l’Elisir d’amore fece ricorso ad auto prestiti da opere precedenti, sebbene ampiamente rielaborati. Per il Coro e Cavatina di Dulcamara si basò su Il castello di Kenilworth e La romanzesca e l’uomo nero. Per l’introduzione all’atto secondo e il coro di donne si basò su due brani della Francesca di Foix. “Una furtiva lacrima” era probabilmente una romanza da salotto che Donizetti già serbava pronta.

Abbiamo assistito più volte a questa regia di Grischa Asagaroff, artista di famiglia russa ma cresciuto a Monaco di Baviera: nel 2015, nel 2019 e quest’anno. Molte le trovate divertenti ma ha rendere magico il mondo di questo Elisir sono le scene e i costumi di Tullio Pericoli, di cui è in corso in queste settimane una mostra sui suoi Paesaggi presso Palazzo Reale a Milano. I costumi color pastello che sfumano dai vari colori al bianco sono molto raffinati, buffi i pon pon colorati di Dulcamara e del suo assistente, l’uniforme azzurra di Belcore rende bene il mondo da fiaba a cui si punta visivamente sebbene le passioni tra i personaggi siano vere e percepibili con evidenza alla fine del secondo atto con le due arie riservate ai protagonisti.


Protagonista assoluta della serata è il Nemorino di Vittorio Grigolo che già aveva entusiasmato in questa produzione due anni fa. Fin da “Quanto è bella, quanta è cara” esprime il febbrile amore verso Adina. Le mani frementi, i tentativi di scavalcare il coro per leggere la storia di Tristano e Isotta, l’innocenza con cui canta “La, la, la ,la” descrivono un personaggio veramente innocente e comico. Nel secondo atto trascina alla risata tutta la sala con il ballo convulso che esegue col coro femminile durante il quartetto. In tutta l’opera la sua calda e corposa voce non finisce di stupire con una dinamica sempre portata all’eccesso, con corone e “allargando” estemporanei, tanto che anche il direttore deve seguirlo e aspettarlo in vari passaggi. Si risparmia un poco nel duetto con Belcore per poi dare tutto se stesso in “Una furtiva lagrima” chiaroscurato e pieno di slancio nelle code finali. Una prova “melodrammatica” nel miglior senso del termine. Non possiamo dimenticare le sue recenti prove alla Scala in Edgardo e Romeo di Gounod dove la stessa passione aveva espresso in ogni singola battuta.
Adina è la giovanissima Benedetta Torre che diventa titolare del ruolo per tutte le recite per rinuncia di Aida Garifullina. La Torre in queste ultime recite sembra in effetti più rodata e canta con più slancio. La voce è ben educata e ben proiettata, certo manca un po’ di fantasia e varietà d’accenti ma la cantante avrà tutto il tempo di aggiungere frecce al suo arco con uno studio costante. Buoni i suoi due duetti col tenore e l’ampia aria finale. Alcuni acuti nella coda sono un poco difficoltosi e oltretutto l’aria non viene eseguita con la ripresa della cabaletta necessaria ad esporre le variazioni che arricchiscono questo brano. Ma in tutta l’opera i tagli sono eccessivi, e ogni stretta o cabaletta è stata tagliata della seconda esposizione con grave danno dell’architettura musicale. A Bergamo proprio in questi giorni stanno presentando l’Elisir con tutte le strette integralissime. L’opera completa dura 25 minuti di più rispetto a ciò che è stato eseguito alla Scala. Non si capisce perché Wagner venga eseguito integrale con opere di 4 ore e il povero Donizetti debba subire un trattamento di tagli come avveniva negli anni ’50 ’60 per tutti i compositori dell’800. La locandina recita Edizione critica Alberto Zedda, Casa Ricordi, ma quale edizione critica è questa, se si eseguono queste grave manomissioni.


Belcore è l’ottimo Davide Luciano che fa il verso a Dandini nella sua cavatina nell’introduzione: invece del rossiniano “Come un’ape” canta “Come Paride” con le stesse note e la stessa armonia. Luciano è spavaldo, giustamente sopra le righe, caricato e sfoggia un canto ampio e avvolgente, con un colore scuro che affascina. Il suo sillabato gli permette di svolgere al meglio il terzetto nel Finale I e il duetto con Nemorino.

Milano, Teatro alla Scala – L'elisir d'amore – Connessi all'Opera


Dulcamara è Giulio Mastrototaro, che da settembre 2021 è alla terza produzione scaligera, gli conviene trasferirsi in pianta stabile. Ne saremmo contenti poiché si tratta di un cantante raffinato, qui nelle vesti di basso buffo. La sua cavatina, banco di prova dei più grandi buffi, è svolta con estrema fluidità, senza inutili eccessi e con rispetto massimo della musica di Donizetti. Gli scioglilingua e le allitterazioni non sono temute da Mastrototaro che con eleganza porge le frasi non solo nella cavatina ma anche nei due duetti con Nemorino (Atto I) e verso la fine con Adina (Atto II).
Giannetta è Francesca Pia Vitale già presente nella precedente produzione: svolge con puntualità il proprio compito e risulta particolarmente interessante nel Coro e quartetto.


Essendo una opera di repertorio immaginiamo che l’opera abbiamo avuto poco prove con orchestra e cantanti. Nelle prime recite si ascoltavano troppi scollamenti tra cantanti e orchestra e alcune imprecisioni nei fiati. All’ultima replica l’opera è finalmente rodata e il direttore Michele Gamba, impegnato il mese scorso nella difficilissima partitura di Madina, ha reso ben i colori della limpida partitura. Ritmi più vivi e strette più serrate. Certo le improvvisazioni di Grigolo hanno talvolta creato un po’ di ansia tra gli orchestrali e il direttore, ma tutto è andato a buon fine. Il teatro non risultava ancora completamente esaurito ma l’affluenza è stata buona e anche in platea si contavano gruppi di giovani under30 pronti ad applaudire con entusiasmo. Si chiude qui la stagione 2020/2021 e vi daremo presto nota dell’inaugurazione con il MacBeth verdiano.

Fabio Tranchida