Libretto di Cesare Sterbini

Musica di Gioachino Rossini

Prima rappresentazione col titolo Almaviva ossia L’inutile precauzione al Teatro di Torre Argentina di Roma il 26 febbraio 1816

Conte di AlmavivaAntonino Siragusa
BartoloMarco Filippo Romano
RosinaSvetlina Stoyanova
FigaroMattia Olivieri
BasilioNicola Ulivieri
FiorelloCostantino Finucci
BertaLavinia Bini
UfficialeCostantino Finucci
DirettoreRiccardo Chailly
RegiaLeo Muscato
SceneFederica Parolini
CostumiSilvia Aymonino
LuciAlessandro Verazzi
CoreografiaNicole Kehrberger

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova Produzione Teatro alla Scala

Il secondo tassello di questo trittico rossiniano nell’autunno scaligero si compie con l’immortale Barbiere di Siviglia. Mentre con l’Italiana in Algeri si recuperava lo storico allestimento di Ponnelle ecco che il direttore Chailly ha imposto per il Barbiere un nuovissimo e smagliante allestimento a firma di Leo Muscato. La drammaturgia del libretto del Barbiere è talmente perfetta e vitale che ha permesso la sopravvivenza di questo titolo per 200 anni ininterrottamente. Logico che ogni regista aggiunga qualcosa per differenziare gli allestimenti e Leo Muscato ha puntato tutto sull’effetto metateatrale: una Rosina ballerina accompagnata spesso da 8 ballerini en travesti con il loro tutù bianco hanno animato la scena come nel bellissimo “balletto” sulle note del Temporale del secondo atto. Un Figaro che più che il rasoio utilizza gli arnesi di un attrezzista di scena pronto ad aprire e chiudere sipari e azionare ponti mobili. Mirabile come il regista realizza la scena della lezione che si presta più delle altre a questa visione metateatrale. Colore, brio, eleganti costumi e luci raffinate hanno dato vita ad uno spettacolo mobilissimo e nobilissimo.
La direzione di Chailly si sofferma su i particolari dell’orchestrazione con occhio da vero professionista: gli ottoni prorompono festosamente nei “tutti” della sinfonia, i contrabbassi all’inizio del finale primo sembrano interpretare l’andatura dell’ubriaco conte con “strappi” sonori. Viene utilizzato uno strumento a forma di triangolo con anelli metallici che si pensa sia simile a ciò che Rossini nomina “sistri”. Mentre nell’introduzione il suono risulta composito e multiplo secondo noi nella stretta finale primo e nel quintetto si sbaglia a suonarlo e il suono diventa univoco e ripetitivo. Chailly ha concordato coi cantanti molte variazioni nel canto, molto originali e preziose che hanno arricchito alcune frasi.

Figaro è lo straordinario Mattia Olivieri, che possiede la vitalità per interpretare il factotum: giovane, spigliato e ammiccante come il suo Dottor Malatesta di pochi anni fa! La voce è un prodigio salendo facilmente al sol acuto senza tema, spiccando le frasi col giusto accento e variando gli scioglilingua enfatizzando la dinamica. Niente è lasciato al caso, ma il lungo studio si traduce in realtà in una naturalezza di espressione.

Rosina è Svetlina Stoyanova dotata di vero carattere. La voce mezzosopranile è ampia e sonora e riempie la sala del Piermarini per la prima sera a capienza al 100%. Bella la sua cavatina e spiritosissimo il duetto con Figaro, un flusso sonoro senza alcuna interruzione. Notevole l’aria “seria” della lezione quasi un terzetto dovendo interagire col Conte e con Bartolo. Le difficoltà di quest’aria dalle insidiose terzine sono pienamente superate.

Bartolo è il neopapà Marco Filippo Romano basso buffo di provata esperienza, che stacca un “Signorina, un’altra volta quando Bartolo andrà fuori, la consegna ai servitori a suo modo far saprà.” dalla velocità supersonica. Questa aria venne presto sostituita con un altro pezzo “Manca un foglio” di Pietro Romani poiché l’aria di Rossini risultava uno scoglio insormontabile. Il Bartolo di Marco Filippo Romano è un Bartolo non caricaturale ma un personaggio a tutto tondo, con le sue debolezze ed eccessi, ma realistico. La voce è sia nei recitativi che nei pezzi musicali gravida di accenti, di frasi ben sottolineate, di strizzate d’occhio. Un Bartolo perfetto, gongolante all’inizio, spennato alla fine.

Nella recita odierna il Conte di Almaviva è impersonato da Antonino Siragusa che ha superato le 350 impersonificazioni del ruolo di Lindoro. Tutta la prima parte del I atto ha lui come protagonista: brilla nell’aria nell’introduzione con una variegata e spericolata seconda parte “Oh istante d’amore! Oh dolce contento! Soave momento che eguale non ha.” Ogni nota è centellinata con precisione maniacale, ma con espressione. Abbiamo notato qualche difficoltà nel Quintetto forse per una leggera indisposizione ed infatti nell’ampia “Cessa di più resistere” mancava dello smalto al canto, ma non possiamo giudicare il cantante che ha eseguito centinaia di volte questa aria nel modo più brillante possibile. Nonostante un certo affaticamento gli applausi sono stati molti e hanno superato tutti gli altri brani.  

Un Basilio di lusso è quello di Nicola Ulivieri che canta l’aria della Calunnia con la sua solita professionalità e diverte non poco con i suoi atteggiamenti nel Quintetto del secondo atto. La sua entrata nel finale primo mentre solfeggia alacremente spesso si perde nell’insieme ma Ulivieri è riuscito a primeggiare anche in questa scena. Una Berta giovane quella di  Lavinia Bini che primeggia nel finale primo dove nella stretta ha le note più acute che vengono apprezzate sulla scena da Bartolo. La sua aria, sebbene sia di sorbetto, è magistrale e la Bini riesce a sottolineare ogni frase composta dal pesarese.
Coro solo maschile preparato con attenzione dal nuovo maestro Alberto Malazzi essendo Casoni ormai in pensione dall’estate 2021.
Riccardo Chailly ha un rapporto unico e particolare con la musica di Rossini. Dalla memorabile incisione del Guglielmo Tell, tutt’ora di riferimento, al superbo Turco in Italia con la Decca e a tanti altri titoli studiati a fondo come le Rarità e inediti rossiniani. Le sue direzioni in teatro e in disco sono entrate nella storia dell’interpretazione e abbiamo assistito oggi ad una serata memorabile sicuri che questo allestimento verrà riproposto nelle prossime stagioni.

Fabio Tranchida