Mitridate, Re di Ponto

Opera seria in tre atti

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Poesia di Vittorio Amedeo Cigna-Santi

Interpreti

Mitridate      Shanul Sharma        

Aspasia        Nina Solodovnikova

Sifare         Darija Auguštan

Farnace        Franko Klisović

Ismene        Martina Licari

Marzio       Alfonso Zambuto

Arbate         Gloria Giurgola

Danzatrice solista    Giorgia De Luca

Attori    Luca Rossi e Francesco Motta

Direttore    Luca Oberti

Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica

Regia Natale De Carolis

Luci Andrea Grusu

Accademia delle Belle Arti di Verona

Mozart visse per lunghi periodi a Milano negli anni 1770, 1771 e 1772, in quegli anni aveva dai 14 ai 16 anni e compose tre opere per il Teatro Regio Ducale che si trovava nell’attuale Palazzo Reale sul fianco destro del Duomo. Mozart non vidi mai il Teatro alla Scala poiché esso fu costruito nel 1778 dopo l’inciendio del Regio Ducale. Lui era ancora vivo durante le prime stagioni scaligere ma dopo il 1772 lasciò Milano e l’Italia definitivamente. L’imperatrice Maria Teresa impose al figlio che governava Milano di non assumere i due Mozart e loro continuarono la vita errabonda in cerca di fortuna e affermazione. I Mozart come primo alloggio a Milano scelsero il convento agostiniano di San Marco, forse perché Leopold conosceva gli agostiniani di Salisburgo che gli diedero qualche aiuto. Presi i primi contatti con la nobiltà milanese e con compositori importanti quali  Johann Adolph Hasse, Niccolò Piccinni, Giovanni Battista Sammartini e Johann Christian Bach, incontrò più volte Karl Joseph von Firmian, governatore austriaco della Lombardia e “Re” di Milano. Il suo superbo palazzo si trovava in via Fatebenefratelli verso piazza Cavour e si affacciava sul naviglio interno. Purtroppo i bombardamenti della seconda guerra lo danneggiarono parecchio ma invece di restaurare ciò che rimaneva si decise di distruggere il palazzo completamente. Una vera vergogna.

Ecco nella stampa il Palazzo Firmian e in fondo la chiesa di San Bartolomeo dove fu sepolto.
Nell’angolo in basso a destra si scorge il naviglio della cerchia interna.

Il Mitridate venne eseguito per la prima volta al Teatro Regio Ducale di Milano il 26 dicembre 1770 diretto da Mozart al cembalo, come era uso all’epoca e lo sarà fino all’epoca rossiniana. Ottimo fu il successo, testimoniato anche dal Parini e dalle lettere intercorse tra gli stessi cantanti. Nonostante ciò l’opera non fu ripresa in tutto l’800. Sei anni dopo questa travolgente prima assoluta il teatro sarebbe bruciato per essere poi riedificato esternamente a Palazzo Ducale (Reale) nel Teatro della Canobbiana odierno Teatro Lirico e con una più grande sede, l’attuale Teatro alla Scala. Mozart non vide mai questi due teatri come dicevamo.
Il Mitridate fu il primo grande impegno di Mozart con l’opera seria italiana. Il soggetto è tratto dall’omonima tragedia di Racine rielaborata come melodramma metastasiano. La trama tratta il conflitto tra Mitridate, re del Ponto, ed i suoi figli Sìfare e Farnace: tutti e tre amano la bella Aspasia, che ricambia il solo Sìfare.
Il Festival Vincenza in Lirica, organizzato dal carismatico Andrea Castello che con energia regge le fila dell’istituzione premiata per la sua qualità anche dal F.U.S., Fondo Unico per lo Spettacolo, e da tanti sponsor propone quest’anno due opere di Mozart: La Betulia liberata, con soggetto biblico e Mitridate, Re di Ponto. Uno sforzo notevole anche perché il secondo titolo necessita di 7 cantanti di alto profilo.
Andrea Castello che saggiamente contrasta il monopolio degli agenti teatrali seleziona 7 giovani cantanti davvero straordinari in grado di affrontare senza tema le spericolate linee di canto di Amedé.

Mitridate, re di Ponto (Festival Vicenza in Lirica 2021): Recensione |  Teatro.it

Mitridate è il tenore Shanul Sharma, di origine indiana ma di formazione australiana. Abbiamo già avuto modo di conoscerlo a Pesaro nel 2018 nel Viaggio a Reims dell’Accademia rossiniana a Pesaro. Dopo 4 anni dal vero e proprio debutto possiamo dire che il tenore a molte carte da giocare, una notevole potenza vocale, la capacità di affrontare con perfetta intonazione gli ampi salti della prima aria “Se di lauri il crine adorno” vero scoglio per ogni tenore. Sharma chiude il primo atto con “In faccia all’oggetto che m’arde d’amore” cantato con molta intensità e reggendo una tessitura veramente acuta. Il personaggio risulta isolato rispetto i suoi figli, con cui quasi non riesce a comunicare. Il legame con Aspasia è ostacolato dall’amore di lei per Sìfare mentre sembra più intenso il dialogo con la dolce Ismene, il soprano Martina Licari. Ismene canta nel primo atto “In faccia l’oggetto” e nel secondo “So quanto a te dispiace” due arie scorrevoli prive di asperità, come priva di asperità è la limpida voce di Martina Licari, che scorre in una fluida linea di canto. La coloratura viene svolta senza nessuna apparente difficoltà. Più complesso a livello affettivo il ruolo di Aspasia, Nina Solodovnikova, giovane soprano russo con un curriculum di tutto rispetto nonostante i pochi anni dal debutto. E’ lei che apre l’opera con “Al destin che la minaccia”: intenso pathos, tessitura messa a fuoco come la iridescente coloratura e una ampia e rischiosa cadenza risolta ottimamente. Nel secondo atto ci propone le scalette picchiettate dell’aria “Nel grave tormento”. Drammatica “Nel sen mi palpita” che prefigura in alcuni stilemi l’Elettra dell’Idomeneo. Nel terzo atto a completare questa psicologia sfaccettata ecco l’aria ombra “Pallid’ombre che scorgete” accompagnata da due espressivi oboi e seguita, badate bene, seguita da un recitativo accompagnato che ne amplifica la portata drammatica.  Nina Solodovnikova mette bene a fuoco tutta questa teoria di affetti.

Festival Vicenza in Lirica - Teatro Olimpico: Mitridate, re di Ponto |  OperaClick

Farnace è Franko Klisović proveniente dalla Music Academy di Zagabria. L’unico controtenore del cast mentre alla prima erano previsti due evirati cantori, un sopranista per Sìfare e un contraltista per Farnace. Il cantante è stato presente a due produzioni händeliane. La voce è di assoluta potenza in “Venga pur, minacci e frema” e ci offre un quasi parlato ai motti “genitor” “tema” e “barbaro”, sottolineando la furia del canto. Un effetto davvero inedito. Coloratura affrontata di forza sia qui che nell’aria “Va l’error mio palesa” che apre il secondo atto. Tutto questo astio si placa solo nell’ultima aria “Già dagli occhi il velo è tolto” tutto in piano sottolineando l’espressione “son pentito”. Una ottima prova. Sifare è Darija Auguštan anch’essa proveniente dalla stessa accademia di Zagabria, canta “Soffre il mio cor” con voce piena e rigogliosa senza assottigliarsi nelle frequenti salite. Mirabile “Lungi da te” con l’accompagnamento di due corni di cui uno solista. Le difficili frasi del corno naturale solista si intrecciano alla lenta prosodia di  Darija Auguštan che centellina nota per nota uno squarcio drammatico. Spiace che nel primo atto le sia stata tagliata una aria me è l’unico taglio evidente in questa lunga opera che è stata semplicemente limata evitando l’esecuzione di qualche da capo negli ultimi atti e semplificando i recitativi. Una operazione fatta con molta attenzione e scrupolo così come moltissima attenzione è stata riservata alle variazioni nei da capo. Marzio è  Alfonso Zambuto e Arbate è  Gloria Giurgola, entrambi hanno una unica aria ma sono valenti cantanti. Arbate ha una aria meno impegnativa delle prime parti e nel primo atto cerca di fare da pacere tra i due fratelli rivali: puntuale il canto. Bene anche Marzio che canta invece nel terzo atto una aria tutt’altro che facile.

Vicenza in Lirica presenta il Mitridate di Mozart con i vincitori del  Concorso Serafin – Connessi all'Opera

Il direttore Luca Oberti ha staccato sempre dei tempi corretti sostenendo il canto con intelligenza. Spiace che l’Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica non abbia pulizia di suono ma tra archi siano presenti durezze e imprecisioni lungo tutte e le tre ore dell’opera. Certo una unica viola, un unico violoncello e contrabbasso espongono troppo questi strumenti e i minimi errori sono subito percepibili rispetto ad una orchestra d’archi completa, quale sarebbe necessaria per una opera come questa. Molto validi i due oboi e i due corni tra cui la solista Claudia Pallaver.
Regia essenziale, giocata su movimenti molto precisi, sulla danza di Giorgia De Luca che costituisce un doppio di Aspasia. Bellissimo il lavoro di video mapping che ha destrutturato l’architettura palladiana del teatro, quasi coreografando ogni aria con luci dai colori intensi e da precise immagini legate alle arie.
Grande successo di pubblico che ha applaudito ogni aria sempre associando urla di “bravo”! Missione compiuta. Il festival continua a Lonigo, a Cavarzere e in altre località con una collaborazione con la Scala di Milano. Appuntamento al prossimo anno.

Domenica 12 settembre 2021

Fabio Tranchida