Musica di Nicola Porpora
Serenata a sei voci e strumenti su testo di Pietro Metastasio
Edizione a cura di Gaetano Pitarresi (Mnemes Alfieri e Ranieri, Palermo 2002

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Orlando Teresa Iervolino
Medoro Paola Valentina Molinari
Angelica Ekaterina Bakanova
Licori Gaia Petrone
Titiro Sergio Foresti
Tirsi Barbara Massaro

Direttore Federico Maria Sardelli
Regia, scene e costumi Gianluca Falaschi
Movimenti coreografici Mattia Agatiello
Luci Pasquale Mari

La Lira di Orfeo
Fattoria Vittadini
Danilo Calabrese, Riccardo Esposito, Samuel Moretti, Valentina Squarzoni

Coproduzione con lo Staatstheater Mainz

Nicola Porpora è esponente di spicco della scuola napoletana. La sua lunga vita lo portò in giro per l’Europa e al picco della sua carriera poteva contare nelle sue opere dei migliori cantanti, dei migliori evirati cantori. Nacque a Napoli nel 1686 e morì nella stessa città nel 1768 dopo aver insidiato l’egemonia di Haendel a Londra e indirettamente quella di Vivaldi a Venezia. Porpora ha contribuito alla diffusione e all’affermazione dell’opera italiana di scuola napoletana anche in Austria e Germania. La scuola napoletana sviluppata nei 4 floridi conservatori è legata alle ampie melodie, al virtuosismo vocale, al protagonismo dei castrati. L’Angelica appartiene al genere della serenata, una cantata drammatica solitamente eseguita in esterni, in un giardino di palazzo oppure su un palcoscenico effimero. Il libretto di Pietro Metastasio, ispirato ai poemi di Ariosto e Boiardo, è la prima prova per il teatro del futuro Cesareo Poeta. Fu eseguita per la prima volta a Napoli nel 1720 presso il palazzo del principe di Torella per il compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick. Un allievo di Porpora esordì a 15 anni nel ruolo di Tirsi: era Carlo Broschi detto Farinelli, il resto è storia.
La Serenata si sviluppa tra due coppie una “nobile” Angelica e Medoro e una “pastorale” Licori e Tirsi. Orlando non riesce mai ad inserirsi tra le due coppie, sembra sempre avulso dal contesto mentre il basso Titiro con le sue due arie dà un po’ di morale agli accadimenti.
La fuoriclasse Teresa Iervolino nel ruolo en travesti di Orlando incontra una tessitura alquanto grave, ma le sue doti straordinarie le permettono di eccellere. “Dal mio bel sol lontano” è la sua aria di sortita, le note sono ben tenute e smaltate, mentre i fiati gorgheggiano voluttuosi. Le variazioni della ripresa denotano la raffinatezza della cantante. Il volume notevole le permette dialogare a pari livello con i 2 corni mentre due cavalli bianchi la contornano. “La bella mia nemica” è caratterizzata dall’espediente del MOTTO “Mi piace” che viene intercalato nell’aria. Grandiosa la scena finale con 2 recitativi accompagnati di vera drammaticità e 2 arie brevi che ben caratterizzano la scena di pazzia sempre presente nelle opere con Orlando protagonista.

Angelica è Ekaterina Bakanova, dotata di una voce cristallina, tendente sempre all’acuto che raggiunge con facilità. Nella prima aria canta diremmo “a punta d’arco”.”Costante e fedele” è una aria civettuola con gli “a parte” a Medoro. Virtuosistica la scrittura di Porpora nell’aria di tempesta “Quel cauto nocchier” resa benissimo dalla Bakanova, senza alcuna difficoltà, e con la presenza di ombrelli/meduse in scena. Stupenda l’aria di Angelica nel sottofinale “Io dico all’antro addio” dove la parola “antro” permette un raffinato effetto ECO per tutto il pezzo.
Medoro è Paola Valentina Molinari che esordisce con una aria dove la voce mezzosopranile è esaltata dagli oboi in un gioco garrulo per imitare il canto della tortora. L’aria più bella della composizione è nel sottofinale “Bella diva” dove il canto ambrato della Molinari si contrappone al seducente violoncello solista. Una dedica d’amore in musica veramente sublime sia nella scrittura di Porpora che nella realizzazione musicale odierna.

Barbara Massaro che ricordiamo per un ottimo Jemmy nel Guglielmo Tell del Circuito Lombardo, canta in questa serenata il ruolo en travesti di Tirsi: la sua prima aria in tonalità minore “Quando ritorni al fonte” è svolta con un timbro sopranile seducente, intonatissimo, ricco di colore e screziature che rendono le frasi sempre interessanti. Nella seconda parte “Non giova il sospirar” e “Il piè s’allontana” sono cantate con accento languoroso e melanconico assieme, rendendo il personaggio pastorale ben caratterizzato e credibilissimo nella sua passione amorosa.
Ottima anche Gaia Petrone nel ruolo di Licori: la sua prima aria in pianissimo sostenuta da archi con sordini ci trasporta in un mondo agreste sospeso. La voce mezzosopranile ha un materiale immacolato di gran pregio, un colore gravido di sfumature scure.
Sergio Foresti presente in tante incisioni barocche degli ultimi 20 anni è professionale ma in particolare nella prima aria difetta di alcune note gravi. I virtuosismi non sono negati neanche alle due arie del basso e Foresti sa come svolgerle bene.
I 4 danzatori/mimi preparati da Mattia Agatiello avranno cambiato costume 50 volte dando varietà alla serenata con i loro sinuosi movimenti, i loro incisivi ammiccamenti, i loro languidi abbracci. La tante arie erano caratterizzate dalla loro presenza in una vera e propria coreografia caleidoscopica. Gianluca Falaschi esordisce alla regia con una scena fissa, una grande tavola imbandita, lavorando sopratutto sulla relazione delle due coppie e dallo stralunato Orlando. Eleganti come sempre i suoi costumi di cui è vero maestro: noti sono i suoi successi nei recenti spettacoli al ROF e al Teatro alla Scala.

Federico Maria Sardelli è magnifico direttore che seguiamo da più di vent’anni. Pittore sublime, caricaturista, filologo, scrittore, un vero pozzo di scienza e di arte. Grande interprete di Vivaldi di cui è tra i più sensibili direttori. Sardelli riesce a cavare da La Lira d’Orfeo un suono ampio e ricco. I raffinati colori di Porpora vengono esaltati sopratutto nei vari strumenti concertanti. La sua gestualità precisissima permette ai recitativi di risaltare con la massima esattezza ed espressione. Un vero piacere per l’ascolto.
Grande successo quindi per questa serenata che si è conclusa con 3 arie una più bella dell’altra in un crescendo incredibile di emozione. La licenza finale, dove era presente la dedica della serenata e i due cori finali sono stati tagliati purtroppo, ma a concludere vi era la breve aria di Orlando, un vero colpo di scena che concludeva lo spettacolo ex abrupto.

Fabio Tranchida