Musica di Alessandro Scarlatti
Dramma per musica di Apostolo Zeno

Nuova edizione critica a cura de La Lira di Orfeo e Luca Della Libera realizzata in occasione del 300° anniversario della prima assoluta dell’opera, per il 47° Festival della Valle d’Itria, in collaborazione con la Fondazione Paolo Grassi

Gualtiero Raffaele Pe
Griselda Carmela Remigio
Ottone Francesca Ascioti
Costanza Mariam Battistelli
Corrado Krystian Adam
Roberto Miriam Albano
Everardo Carlo Buonfrate

Direttore George Petrou
Regia Rosetta Cucchi
Scene Tiziano Santi
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Pasquale Mari
Assistenti alla regia Davide Gasparro e Marco Fragnelli
Scenografo collaboratore Alessia Colosso

La Lira di Orfeo
Coro Ghislieri

Ultima opera del palermitano Alessandro Scarlatti è tra le sue più riuscite per complessità ed articolazione. Più di 3 ore di musica che in questa edizione integrale ha riempito la corte di Palazzo Ducale a Martina Franca. Solo i recitativi sono stati sfrondati per uno sviluppo più snello della trama. L’opera in tre atti è stata eseguita con un solo intervallo a metà del secondo atto. L’ambientazione siciliana era accennata con la presenza opprimente di un prete in tonaca nera, numerosi confessionali e una serie di mimi con tanto di coppola che sempre contornavano la presenza di Gualtiero, il “crudele” protagonista. Il coro era solo femminile in questa edizione e cantava a fianco della scena in un vano scuro e separato.

La voce di “Boccaccio” introduceva le 4 parti in cui era svolto lo spettacolo, leggendo 2 o 3 frasi della famosa novella che chiude il Decameron. Rispetto la novella il libretto di Apostolo Zeno è molto più articolato e vario. Le azioni dei personaggi principali sono più giustificate e nel III atto la figura di Griselda assume una forza particolare.
La protagonista in maniera “sadistica” viene costretta a superare delle difficili prove dal marito Gualtiero che nella regia odierna sembra un barone di una Sicilia chiusa e bigotta. Carmela Remigio è una Griselda eccellente sia vocalmente che scenicamente. In “Nell’aspro mio dolor”, sua seconda aria, la Remigio sfoggia un canto spiccato, arcate molto decise e bellezza di timbro. Nella sua calda voce sopranile si intende una ieraticità che infonde al personaggio.


Il massimo controtenore italiano, Raffaele Pe, già due volte ospite del festival, ci offre un Gualtiero tesissimo e austero che ciecamente persegue il suo fine. La complessità del personaggio emerge nella dolcissima “Non sospira l’amor d’un regnante” dove il controtenore sviluppa un canto dolcissimo e sospeso in contrasto con la sua sortita nell’opera. Nelle successive arie, introdotte da recitativi sempre tesi, Raffaele Pe risulta intonatissimo con progressioni precise verso l’acuto. Nell’aria “Luce mia bella” per esprimere il suo tormento Raffaele Pe inventa delle cadenze varie e sempre drammatiche. “Vorresti col tuo pianto” è una aria investita da una coloratura al servizio dell’espressione che Raffaele varia con intelligenza aumentando la tensione. Una prova sopraffina in toto.


Krystian Adam è un ottimo tenore polacco dai colori quasi baritonali e ottima pronuncia italiana. Francesca Ascioti canta en travesti Ottone: due arie “Chi Regina mi disprezza, pastorella m’amerà”, “Quella tiranna” perfettamente messe a fuoco. L’Ascioti è dotata di bel timbro mezzosopranile caldo e morbido. Mariam Battistelli nel ruolo di Costanza, che fu di Giovanni Carestini, ha voce limpida e precisa e in un aria è evidente il contrasto col contrabbasso. Miriam Albano è Roberto, fratello di Corrado, che si presenta viaggiando su una barca. L’aria di tempesta “Come presto nel porto crudele” viene resa con tutta la sua virtuosità e l’aggiunta di strumenti solisti e corni. Il ricco ensemble La Lira d’Orfeo suona bene ma manca ma comunione di intenti con George Petrou che dopo il successo di due anni fa lascia il pubblico un po’ freddo. La sonorità rimane ingabbiata e l’ampio palcoscenico della Corte Ducale disperde gli intenti del direttore. La Sala Capranica, dove avvenne la prima a Roma, è molto piccola a confronto. Nonostante le tante trasformazioni è ancora esistente a Roma come sala convegni di un albergo.


Molto interessante la regia di Rosetta Cucchi. Uno spettacolo molto vario e curato. Venuta a conoscenza del “panno freddo” usanza barbara con cui in Sicilia si uccidevano le neonate femmine con una copertina ghiacciata, riveste le statue dell’artista Davide Dall’Osso di panni che vengono tolti a fine recita in una catarsi generale. Queste sculture sono visivamente interessanti e originali. Attenzione da parte della Cucchi ai movimenti degli attori cantanti per trarre gli effetti più vari. Uno spettacolo che approderà a breve in DVD, e lo diciamo, meritatamente.

Fabio Tranchida