Mezzosoprano Veronica Simeoni
Pianista Vincenzo Rana

Christoph Willibald Gluck
“Divinités du Styx” da Alceste

Hector Berlioz
“Ah! Je vaismourir…Adieu, fièrecité” da Les Troyens

Christoph Willibald Gluck / Giovanni Sgambati
Melodia per pianoforte solo da Orfeo ed Euridice

Charles Gounod
“Ô ma lyre immortelle” da Sapho

Richard Strauss
Morgen op. 27 n. 4
Zueignung op. 10 n. 1
Fünf Klavierstücke op. 3 “Andante”

Gustav Mahler
“Das irdische Leben” da Des Knaben Wunderhorn
“Urlicht” da Sinfonia n. 2 “Auferstehung”
“Ich bin der Welt abhanden gekommen” da Rückert-Lieder

Nella splendida cornice della masseria Palesi inizia per iltrilloparlante la scoperta di questo festival di RICERCA. Le proposte e i titoli scelti dalla Trinità del Festival, PUNZIO, TRIOLA e LUISI rispettivamente padre, figlio e spirito, sono sempre originali e propositive. Un lungo lavoro di ricerca, di nuove edizioni critiche per poter ascoltare al meglio opere non più eseguite da 300 anni.
Abbiamo preso parte come primo appuntamento un recital dell’apprezzato mezzosoprano Veronica Simeoni che conosciamo bene per la sua attività internazionale. Ricordiamo con piacere le recite de La straniera a Zurigo, le numerose Carmen, La Favorite a Venezia (un spettacolo registicamente deludente però) e vari Devereux.
La scelta del repertorio di questo recital risulta molto raffinata. Le eroine femminili vengono scavate psicologicamente con attenzione dalla Simeoni che nella prima parte del concerto dà il meglio.

La parte di Alceste le calza a pennello in una intensa lotta tra Eros e Thanatos. Ben spiccate le frasi iniziali mentre anche il pianoforte di Vincenzo Rana ombreggia tra chiaro e scuro. La Simeoni, accorata, si strugge in una preghiera sentita. La voce dotata di discreto smalto segue la scrittura ieratica di Gluck verso il sacrificio finale.
Ancora più complessa la parte di Didone che fin dai primi versi esclama “Voglio morire”. La Simeoni in modo plateale dà l’addio al popolo con tutta la dignità di una regina. In un pianissimo sognante sia la voce che il piano sembrano sospesi nella galassia. Manca la gravità sotto i piedi e la voce rende l’atmosfera sognante e meditata. Questo ruolo fu inizialmente pensato da Berlioz per Pauline Viardot sorella di Maria Malibran. La Viardot non lo cantò alla fine ma fu invece protagonista alla prima assoluto di Fidès ne Le Prophete, prima Azucena nel Trovatore trasformato in francese e prima assoluta Saffo nell’opera omonima di Gounod. Anzi fu proprio lei a convivere Gounod a lasciare il seminario per la carriera nell’opera lirica.
“Ô ma lyre immortelle” è pezzo sublime amplificato dal recitativo che la Simeoni include giustamente.  Qualche nota non è del tutto messa a fuoco ma il pezzo viene cantato bene aumentando di intensità nella seconda strofa. La melodia sembra circolare, delle spire continue che sembrano  autogenerarsi.

Meno riuscita la parte lideristica che va ancora approfondita dalla cantante. Morgen/Domani viene cantata con slancio ma molte note sono quasi parlate e non cantate.
“Das irdische Leben” /La vita terrena è ben punteggiato dalle esclamazione “Mutter, mutter” dette da un figlio che vuole disperatamente pane. Ma anche i brani che seguono necessitano di un maggior approfondimento vocale, una maggior naturalezza di espressione e una arcata più fluida.
Complimenti al pianista Vincenzo Rana che ha sostituito egregiamente una orchestra sinfonica grazie a due virtuositiche mani. Il contesto ha esaltato questo concerto nelle calde notti di Martina Franca.

Fabio Tranchida