RodelindaLucy Crowe
BertaridoIestyn Davies
GrimoaldoJoshua Ellicott
GaribaldoBrandon Cedel
EduigeJess Dandy
UnulfoTim Mead
  
Direttore e cembaloHarry Bicket
  
The English Concert
  
Luogo della registrazione St John’s Smith Square, 16-21 settembre 2020
  
codice cofanettoLINN CKD 658
numero cd3

Rodelinda è una opera composta da Händel nel 1725 negli anni della sua piena maturità artistica riuscendo con questo ennesimo capolavoro a musicare una vicenda corrusca, piena di intrighi e di sentimenti palpabili. I personaggi sono ben sviluppati nel libretto e la musica ne amplifica la psicologia sfruttando la teoria degli affetti, differenziando in un mosaico composito le arie. La scelta dei tempi e delle tonalità è studiatissima, intesa a sviluppare la vicenda senza mai ripetersi.

Il librettista Nicola Haym, d’accordo col compositore, comprime al massimo i recitativi che il pubblico inglese faticava a seguire. Ma questa sintesi è a tutto vantaggio delle arie che si succedono una all’altra senza tempi morti. L’operazione è ben calibrata e solo il ruolo di Eduige soffre un poco della semplificazione nello sviluppo dei recitativi così da rendere le sue scelte non sempre chiare. Nel libretto la narrazione è lineare: si illustra fantasiosamente un episodio del dominio longobardo a Milano, città che compare raramente nei libretti d’opera. Dopo Rodelinda il capoluogo lombardo sarà al centro delle vicende de I lombardi alla prima crociataLa battaglia di LegnanoLa fille du tambour-major, e I promessi sposi di Ponchielli e Petrella.

Harry Bicket ha già avuto modo di incidere un magnifico Rinaldo e una altrettanto interessante Rodelinda. Sono disponibili anche alcuni recital con arie e duetti di Händel con protagonisti artisti di fama internazionale come Lucy Crowe che brilla anche nella incisione presa in esame.
Si tratta di una registrazione eseguita in tempo di Covid e ne possiamo vedere le limitazioni con una scelta del cast meno internazionale del solito, ma comunque valida. Forse proprio non aver eseguito l’opera dal vivo prima della registrazione vera e propria non ha permesso di affinare i vari recitativi secchi, talvolta un poco scolastici e distaccati.

Rodelinda, alla prima assoluta impersonata dalla mitica Francesca Cuzzoni, ha un numero impressionante di arie. Lucy Crowe beneficia fin dal suo apparire di un’aria con da capo: l’edizione critica ha permesso di recuperare l’episodio B e la ripresa A poiché lo stesso Händel tagliò l’aria rendendola monopartita.
La sua seconda aria “L’empio rigor del fato”, quasi una cabaletta rispetto alla prima, necessita una limpida coloratura. Il soprano con delle variazioni raggiunge anche il si bemolle. Lucy Crowe nelle riprese delle varie arie tende a rendere la parte molto più acuta con risultati discreti e scelte di variazioni non sempre pertinenti alla scrittura del Caro Sassone. Nel terzo atto, presso un carcere oscurissimo, ecco che ascoltiamo un Largo, “Se’l mio duol non è si forte” dove l’intensità emotiva è al suo acme. Il soprano riesce a scavare il personaggio e a rendere il momento drammatico e cupo. Possiamo dare quindi un giudizio misto della performance del soprano dotata di un mezzo vocale buono ma con scelte interpretative poco in linea con la musica del primo ‘700.

Rodelinda | Outhere Music



Il Senesino, grande evirato cantore, meritò il patetico ruolo di Bertarido, vittima di un destino avverso che si riscatta solo nelle ultime scene salvando la vita al nemico Grimoaldo, minacciato da Garibaldo. In tutti e tre gli atti Iestyn Davies, controtenore, disegna un credibile Bertarido, iniziando con un’aria “Dove sei, amato bene” preceduta da una breve Sinfonia e da un recitativo accompagnato. Qui l’arte del sassone permette di amplificare al massimo il dramma con la successione di questi momenti musicali concatenati. La languida siciliana del secondo atto “Con rauco mormorio” rimanda ad una Arcadia ormai perduta. “Ruscelli” e “fonti” sembrano apparire negli abbellimenti degli archi. Nell’ episodio B ecco lo studiato effetto eco che amplifica i lamenti di Bertarido. Iestyn Davies sfrutta un timbro caldo e ben calibrato, porgendo con assoluta grazia ogni frase. Il carattere di Bertarido cambia completamente alla fine dell’opera grazie ad una stupenda aria “Vivi tiranno” che Händel aggiunse nel dicembre del 1725, per la prima ripresa dell’opera. È un’aria piena di nobile coloratura, di svolazzanti terzine che completano il carattere del personaggio, permettendo a Davies di sfoggiare le sue doti anche in questo Allegro imperioso.

Grimoaldo è il tipico tenore crudele con una parte molto sviluppata. Il ruolo fu scritto per Francesco Borosini, principalmente noto per aver creato il ruolo di Bajazet nel Tamerlano prima di Gasparini, indi di Händel. Il Tamerlano di quest’ultimo ebbe la prima proprio l’anno precedente Rodelinda. Joshua Ellicott secondo noi è un discreto tenore con un ampio margini di miglioramento. Innanzitutto, il timbro è pigolante e la coloratura mai ben a fuoco. La pronuncia dell’italiano è alquanto perfettibile. La voce chioccia può essere una caratterizzazione del cattivo tenore, rendendo il carattere più astioso ma a noi pare una debolezza di questa registrazione. Interessante il recitativo accompagnato “Fatto inferno è il mio petto” che porta all’aria “Pastorello d’un povero armento”, una dolcissima pastorale che non ci aspetteremmo in bocca a simile villain. Ma tutto ciò è dovuto a creare un’aria lenta e cullante che porta al sonno del tenore, cosicché Garibaldo possa compiere nella scena successiva il tentato omicidio.
Garibaldo è il basso Brandon Cedel che raggiunge senza difficoltà i vari Fa acuti disseminati nella parte. La voce è di sufficiente robustezza e la pronuncia molto buona. Peccato gli siano riservate solo due arie.

Eduige è un vero e proprio contralto, che trova in Jessica Dandy un’ottima interprete. Caldo il timbro, suadente la voce. Unolfo in questa registrazione esegue tutte e tre le sue arie e Tim Mead sfrutta appieno questa opportunità con un canto preciso, virtuosistico ed espressivo.

Una registrazione tutto sommato promossa, innanzitutto per la professionalità di orchestra e direttore, per la scelta della integralità delle arie con i loro da capo e un’aria in più scritta per la ripresa. Un importante affresco, ampio e articolato che restituisce la psicologia dei protagonisti con una precisione impressionante. Sebbene non tutti i cantanti siano dello stesso valore, l’impegno profuso in questo prodotto è molto alto. Buono il cofanetto con saggi di introduzione che completano la conoscenza dell’opera.

Fabio Tranchida