Melodramma in due atti su libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini


Direttore | Antonino Fogliani
Maestro del Coro | Gea Garatti Ansini

Interpreti

Ernesto | Luca Salsi
Imogene | Sondra Radvanovsky*
Gualtiero | Celso Albelo
Itulbo | Francesco Pittari
Goffredo| Emanuele Cordaro
Adele | Anna Maria Sarra

*per la prima volta al Teatro di San Carlo


Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

Esecuzione in forma di concerto

In occasione della rappresentazione dell’opera Il Pirata di Vincenzo Bellini, in scena al Teatro di San Carlo in versione streaming dal 5 al 28 febbraio 2021, abbiamo intervistato il direttore M° Antonino Fogliani.

È Il Pirata di Vincenzo Bellini l’opera con cui il massimo teatro napoletano inaugurerà il 2021, continuando la stagione di spettacoli in streaming messi a punto per far fronte alle nuove esigenze imposte dalla crisi sanitaria di Covid19.

Commissionata per il Teatro alla Scala di Milano dall’impresario Domenico Barbaja, dopo il grande successo napoletano ottenuto da Bellini con l’opera Bianca e Fernando, Il Pirata è l’opera che traghetterà il melodramma italiano nel pieno romanticismo, e farà del “Cigno di Catania”, il perfetto antagonista all’esplosivo ed imperante neoclassicismo di Gioachino Rossini.

Il libretto si deve alla penna del celebre Felice Romani che diventerà il collaboratore prediletto dal catanese. Barbaja scrittura alcuni dei più grandi cantanti del tempo, come il baritono Antonio Tamburini, il soprano Henriette Méric-Lalande e il tenore Giovan Battista Rubini (per cui Bellini scriverà anche il ruolo di Elvino ne La sonnambula e di Arturo ne IPuritani, caratterizzato dal celebre Fa sovracuto). Le meravigliose melodie belliniane, la trama elaborata da Romani (che trasse la storia da una pièce teatrale francese dal titolo Le Pirate) ricca di passioni, intrighi amorosi, ambientazioni avventurose e un cast di prim’ordine, garantirono a Il Pirata uno straordinario successo già dal suo debutto avvenuto il 27 ottobre 1827 quando mandò in visibilio il pubblico scaligero. Nonostante le eccellenti premesse, però, Il Pirata cadde presto in oblio, probabilmente, oscurato dai lavori belliniani ben più conosciuti e maturi come Norma e Sonnambula e dal mutare rapido del gusto del pubblico dell’epoca. Nella seconda metà del ‘900 si è tentato il recupero di questo capolavoro ed è d’obbligo menzionare, nel ruolo di Imogene, l’interpretazione di Maria Callas negli anni ‘50, e di Montserrat Caballé a Firenze nel 1967 (in una rappresentazione che segnò il debutto sulle scene italiane del soprano catalano).

Il teatro San Carlo di Napoli e il suo sovrintendente, Stéphane Lissner, hanno deciso di scommettere ancora sul recupero di questa grande partitura del cigno di Catania, proponendola in streaming a partire dal mese di febbraio (con un costo simbolico di poco più di due euro). In occasione di tale evento, il Trillo Parlante vi propone l’intervista al maestro Antonino Fogliani, direttore di grande caratura internazionale, impegnato nella realizzazione del Pirata sancarliano assieme ai cantanti Sondra Radvanovsky, Celso Abelo e Luca Salsi, tra i migliori interpreti contemporanei del Belcanto.

Maestro Fogliani, come ci si pone nel 2021 nell’affrontare un’opera poco frequentata come Il Pirata? Il ruolo di Gualtiero, dedicato al tenore Rubini, ha una vocalità impervia, Lei ha a disposizione un grande cantante come Celso Abelo, ma la tessitura acutissima e fuori dal comune di questo ruolo potrebbe essere un ostacolo per la corretta interpretazione e diffusione dell’opera?

Per questa produzione ho la possibilità di lavorare con un cast eccellente e Celso Abelo ha già affrontato ruoli dalla tessitura molto acuta come Arturo ne I Puritani, cantando anche il celebre fa acuto. Questo non è da considerarsi un ostacolo. Il problema fondamentale non è avere o no gli acuti sovraumani per sostenere un ruolo; per me è fondamentale lavorare sulla corretta interpretazione, colori, fraseggio… È solo sfruttando al massimo le possibilità e le voci che abbiamo oggi che l’opera e il Belcanto possono tornare a vivere.

Il Pirata è sicuramente una delle opere meno rappresentate di Bellini,  e sono da citare, ovviamente, le due celebri riprese con la Callas e la Caballé.  Tuttavia, è un atteggiamento culturale generale quello che, negli ultimi anni, vede ancora troppo poco eseguito il repertorio belcantista e, proprio in una conversazione con il sovrintendente Lissner, abbiamo con sorpresa notato quanto questo sia vero soprattutto per il Teatro San Carlo, luogo tra i principali al mondo dove il Belcanto è nato.

Lei, nella sua carriera internazionale, ha affrontato tantissime opere soprattutto del repertorio italiano. Che peculiarità ha la partitura del Pirata e come ha affrontato il lavoro di interpretazione?

Il Pirata, essendo un lavoro giovanile di Bellini, presenta forse degli elementi stilistici ancora poco definiti rispetto a quelli che ritroveremo nelle sue opere più mature come Norma, Sonnambula e I Puritani. La difficoltà principale è che, essendo eseguita poco e non essendoci ancora un’edizione critica, non sappiamo se certe “ingenuità” del giovane Bellini fossero intenzionali e dovute a scelte ben precise o semplice mancanza di esperienza e maturità compositiva. L’interpretazione di questo repertorio richiede un lavoro culturale molto complesso. A differenza di Verdi e Wagner che erano molto meticolosi nello scrivere ogni tipo di indicazione in partitura, il repertorio del Belcanto risente ancora di una tradizione settecentesca, che presentava un linguaggio musicale “comune” ben conosciuto in tutta Europa e in cui una buona parte degli elementi di interpretazione (variazioni, dinamiche, fraseggi, colori…) non erano segnati in partitura, ragion per cui, oggi ci ritroviamo molto spesso intere partiture autografe con pochissime indicazioni. Tale condizione rende la ricerca filologica e lo studio di prassi esecutiva, elementi di primaria importanza per far rivivere al meglio questo tipo di opere.

Come sta procedendo il lavoro con il grande cast a sua disposizione? Sono previsti tagli per alcune scene?

Il lavoro è intenso e frenetico ma molto agevolato dalla grande professionalità delle voci che ho a disposizione e dall’esperienza dei complessi artistici di un teatro importante come il San Carlo. Sondra Radvanovsky aveva già studiato a fondo il ruolo di Imogene per una produzione dell’Opéra di Parigi nel 2019. Luca Salsi e Celso Abelo sono, oggi, tra i principali interpreti del Belcanto. L’esperienza e bravura di questi grandi cantanti ha permesso di affrontare con zelo le prove di una produzione dalla realizzazione assai complessa. Non abbiamo apportato grossi tagli, ma solo snellito qualche recitativo per rendere maggiormente fruibile la visione in streaming. Spesso, molti recitativi lunghi servivano semplicemente da diversivo per agevolare il cambio delle scene sul palco.  Ammenoché non si faccia un’edizione come documento storico-filologico, alcuni tagli sono necessari per rendere più scorrevole il discorso musicale e teatrale.

Ringraziandola infinitamente per avermi concesso questa chiacchierata, La lascio con quest’ultima domanda: quali opere che ancora non ha affrontato Le piacerebbe dirigere e quali sono gli impegni futuri?

A causa dell’attuale situazione pandemica è difficile parlare con certezza degli impegni futuri… Tra le opere che vorrei affrontare, sicuramente vi sono il Simon Boccanegra di Verdi, capolavoro che mi affascina molto, e il Lohengrin di Wagner.

Wagner aveva una personalità particolare ed ha avuto una vita intensa. La sua musica è fortemente legata alla lingua tedesca, concepita, però, con un’altissima ispirazione filosofica ed aulica. Sarebbe sicuramente una sfida stimolante affrontare le sue opere.

Emanuele Zazzero