Gli anni di Linda di Chamounix (Vienna, 19 maggio 1842) sono gli anni della piena maturità per Donizetti che appositamente per Vienna realizza due dissimili capolavori, Maria di Rohan e appunto Linda. Al Teatro di Porta Carinzia (oggi sul luogo del vecchio teatro si trova l’hotel Sacher) va in scena Maria di Rohan un’opera cortissima (parliamo della prima versione), meno di 2 ore di durata, verdiana o forse ancora più che verdiana nella sua stringatezza e con un ruolo baritonale di una modernità unica. Anche la cabaletta finale riservata al soprano viene all’ultimo momento completamente cassata per accentuare il realismo drammatico. Una ampia e brillante sinfonia è una concessione agli austriaci. Anche Linda di Chamounix è dotata di una sinfonia, forse la più bella mai composta da Donizetti: scritta all’ultimo momento mostra una sapienza sinfonica non inferiore a Haydn e Mozart. Nella prima parte lenta della sinfonia si annida un tema importante per l’opera di cui vi diremo in seguito. Purtroppo nella odierna esecuzione fiorentina abbiamo potuto sentire solo le prime battute di questa sinfonia di 8 minuti: un vero peccato, un delitto commesso forse solo per non sforare di 3 ore la durata dell’opera. Anche nelle esecuzioni di Barcellona e Roma si era adottato questo increscioso taglio. Oltre a queste esecuzioni abbiamo personalmente assistito alle recite scaligere e alla modesta realizzazione al Sociale di Bergamo.
Linda, al contrario di Maria di Rohan, ha molti personaggi protagonisti e uno sviluppo molto ampio nei tre atti, che durano circa un’ora l’uno.
Il genere semiserio non è molto apprezzato perché all’orecchio moderno non sembra ne carne ne pesce: La gazza ladra ha molti meno estimatori che una Semiramide, il Torquato Tasso è scartato a favore de La favorite, Il Furioso scavalcato dal Don Pasquale. Personalmente è un genere che amo molto e trovo Matilde di Shabran (dramma giocoso con un solo personaggio serio) e Il Furioso ( serio con un  basso buffo) veri capolavori come questa sontuosa Linda. È interessante in ognuna di queste opere come il basso buffo si pone con il resto della trama. Nel Torquato Tasso l’ardua parte del buffo Don Gherardo è quasi completamente avulsa dal contesto creando forti squilibri al ritmo della trama. Nella Linda il buffo Marchese è ben più inserito grazie al sapiente libretto di Gaetano Rossi. Vuole approfittare di Linda come il Podestà di Ninetta. Ma mentre il Podestà è un ruolo malvagio e crudele con una comicità ridotta al minimo il marchese è molto più divertente trasformando le sue basse mire in azioni comiche. È omaggiato di una lunga cavatina innervata nell’ampia introduzione con tre pertichini e coro. Poi vi sono il duetto divertente con Linda che si conclude con la sua precipitosa fuga per paura e l’aria nel terzo atto, bella, danzante, ma inutile drammaturgicamente. 

Linda di Chamounix - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino


Altro interessante personaggio è Pierotto un giovane savojardo che Donizetti affida al mezzosoprano. Pierotto suona la ghironda uno strumento medievale che nel ‘600 ‘700 divenne tipico dei suonatori di strada. Ancora lo è in Europa dell’Est. Il suono della ghironda è scelto da Donizetti non solo come colore locale ma avrà degli effetti importanti sulla psiche di Linda. La ghironda è importante in tutti e tre gli atti ma a teatro non mi è mai capitato di ascoltarla sempre sostituita da un organetto o una fisarmonica. Che poco rispetto abbiamo di Donizetti. Anche la Glass Harmonica prevista per la scena della pazzia di Lucia viene poco usata e fu depennata dallo stesso compositore non essendoci esecutori validi a Napoli. Cosa avvenne a Vienna alla prima non lo sappiamo con sicurezza ma poco importa e sarebbe opportuno trovare qualche professionista che suoni questo strumento dando il giusto colore a quest’opera. Alcune note scritte da Donizetti sono inesistenti sulla ghironda ma con semplici aggiustamenti si potrebbe ovviare anche a ciò. Nella scena del primo atto Pierrotto canta  due canzoni ed è attorniato da Linda e da un coro di giovanissimi savojardi maschi e femmine creando una sonorità unica fatta di voci bianche (del coro)  e delle due voci femminili soliste. Anche questo effetto si è perso nella esecuzione fiorentina poiché non era presente alcun coro di fanciulli, fatto scusabile in questo periodo di pandemia dove si sono fatte scelte di semplificazione.  Nel finale primo, il coro dei ragazzi è fondamentale e si contrappone al coro di adulti con una scena d’addio veramente malinconica e toccante. I fanciulli con i loro magri guadagni tornano nel terzo atto. In partitura otto savoiardi, fanciulli solisti, uno alla volta raccontano come è andato il loro viaggio: a Firenze si è deciso di fare cantare le parti dei ragazzi a tutti, dico TUTTI, i soprani adulti, ciò ha poco senso, al massimo un soprano alla volta si sarebbe dovuto alternare al canto. Incomprensibile questa scelta senza alcun senso drammatico e musicale. La ghironda come il coro di voci bianche danno un colore unico e raffinato a questa partitura è mettendola in scena bisognerebbe privilegiare le scelte di questo Donizetti maturo e capace di valorizzare la partitura.

Linda di Chamounix - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Linda a fine secondo atto è omaggiata da un scena di pazzia che alla prima viennese era ancora più ampia: Donizetti scrisse un cantabile “Nel silenzio della sera”, poi forse scrisse un tempo di mezzo (ma la musica non è pervenuta) e poi la cabaletta che tutti conosciamo. Sono con l’edizione critica è stata scoperta la musica del cantabile eseguita in disco la prima volta da Opera Rara e ora eseguita sulle scene fiorentine da Jessica Pratt. Il soprano ha fatto davvero una scelta intelligente a recuperare questo passaggio che ampia la psicologia di Linda. Oltretutto il tema di questo cantabile è presente nelle prime battute della sinfonia e ciò significa che Donizetti voleva rendere molto riconoscibile e popolare questo brano, questo lento cantabile. Il taglio avvenne dopo le recite viennesi forse perché la successiva Linda, non più la Tadolini a Vienna ma la Tacchianardi Persiani a Parigi, volle la sua aria di sortita “Oh luce di quest’anima” che divenne il brano più famoso dell’opera. A questo punto probabilmente Donizetti pensò di tagliare il cantabile “Nel silenzio della sera” poiché la parte di Linda diventava davvero troppo ampia visto che nell’opera  doveva sostenere tra l’altro anche tre duetti col tenore. La scelta della Pratt dovrebbe essere di tutti i soprani che hanno a cuore il ruolo di Linda: cantare sia “Oh luce di quest’anima” che “Nel silenzio della sera”.
La parte del padre di Linda fu affidata a Felice Varesi, primo Macbeth, Rigoletto e Germont. Donizetti carica questo baritono di una valenza particolare, gli fa cantare “Perché siam nati poveri ci credon senza onor”, e gli fa maledire la figlia in una scena di tragico realismo.
Il Rettore è un basso fondamentale nello sviluppo dell’opera informando il padre di Linda delle mire del Marchese. È una figura religiosa, un prete, un altro prelato, un vescovo che prega (con la preghiera di Maria Stuarda al patibolo) a fine atto primo, che invoca la Provvidenza vero motore di quest’opera. Peccato che a Firenze l’abbiano trasformato in un incomprensibile signore in cappotto nero e non l’ abbiano caricato appieno dell’aspetto religioso che gli compete. Trattandosi di un allestimento tradizionale si poteva fare senza problemi.
Abbiamo parlato poco del cast fiorentino poiché è difficile fare una valutazione precisa delle voci con l’ascolto in streaming ma le voci sono state tutte di grande valore. L’australiana, ma ormai fiorentina, Jessica Pratt sa questo ruolo perfettamente e l’ascoltammo in Linda anche a Roma qualche anno fa. Voce molto malleabile, sapida coloratura, acuti e puntature che elettrizzano. Superlativa Teresa Iervolino, che dipinge un Pierotto umanissimo con una voce morbida, compatta ed elegante. Nel secondo atto il suo viso da triste Pierrot commuove. Fabio Capitanucci canta bene il ruolo del Marchese, senza cadere in inutile buffonerie e dandogli una aspetto più credibile al pari degli altri personaggi che si muovono in un universo serio. Ottimi sia Vittorio Prato che Michele Pertusi. Il primo si è trasformato in una anziano cadente ma dotato di una voce drammatica e sicura, mentre Pertusi ha dato tutta l’autorevolezza che necessitava il ruolo. Bene anche il tenore in una parte di notevole complessità poiché oltre i duetti d’amore è impegnato in due arie interessanti e nel duetto col Rettore. Molto valida la direzione del giovane Michele Gamba ascoltato alla Scala nell’Elisir d’amore. Direttore che segue molto da vicino i cantanti e ne esalta le prodezze: la scelta di tagliare Sinfonia, e alcune strette nei duetti non sarà imputabile a lui ma sarà imputabile ad una scelta del teatro fiorentino per ridurre la durata dello spettacolo: peccato perché la musica tagliata aveva grande importanza nell’architettura musicale della partitura donizettiana. Dall’ascolto in streaming non possiamo purtroppo valutare bene il coro del Maggio Fiorentino. Vogliamo tornare davvero a teatro e ascoltare il Coro e tutti i solisti dal vivo.

Linda di Chamounix - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Regia sobria con una scena per il primo e terzo atto e una casetta per il secondo, ma avrebbe dovuto comparire in realtà un sontuoso appartamento parigino con molto lusso.
Una ultima parola sui cantanti della prima assoluta viennese in maniera da comprendere l’importanza di questa opera nel catalogo donizettiano.
Linda fu a Vienna Eugenia Tadolini, già Violetta nel Bravo di Mercadante. Successivamente creò Maria di Rohan, Alzira di Verdi, Stella di Napoli di Pacini, Paolina nel Poliuto.
Fanny Tacchinardi Persiani fu Linda a Parigi: ricordiamo le sue tre opere donizettiane che cantò in prima assoluta Parisina, Pia de’ Tolomei e Lucia di Lammerommor.
Pierotto fu sia a Vienna che Parigi Marietta Brambilla che cantò alla prima di Lucrezia Borgia nel ruolo di Maffio Orsini, cantò nel Giuramento di Mercadante, e cantò nella seconda versione di Maria di Rohan occasione per cui Donizetti scrisse due brani per lei nel ruolo di Gondì.
Antonio fu Felice Varesi e di lui ne abbiamo parlato nell’articolo. A Parigi Antonio fu Antonio Tamburini che creò più di 10 ruoli donizettiani e 3 per Bellini: Pirata, La Straniera, Puritani. Un anno dopo Linda fu Malatesta nel Don Pasquale. Il Marchese di Boisfleury fu a Vienna Agostino Rovere che cantò alla prima di Gianni di Parigi e alla prima di Un giorno di regno di Verdi.

Lucia di Chamounix di Gaetano Donizetti in diretta sul sito del Maggio  Musicale - intoscana


Il Rettore fu a Vienna Prosper Dérivis, Nevers alla prima de Les Huguenots, Balducci nel Cellini di Berlioz, Felix ne Les Martyrs di Donizetti, e per Verdi Zaccaria in Nabucco e Pagano nei Lombardi. Un Rettore di lusso anche a Parigi, Luigi Lablache, creatore di 100 ruoli tra cui Puritani, Faliero, Assedio di Calais, Don Pasquale e anche I Masnadieri verdiani. Carlo fu a Vienna, Napoleone Moriani tenore famoso per i suoi ruolo donizettiani e bellini ani mentre a Parigi il ruolo fu cantato da Mario, celeberrimo tenore, per il quale Donizetti scrisse l’anno successivo il ruolo di Ernesto nel Don Pasquale.

Una edizione canto e piano della Linda di Chamounix è conservata al museo donizettiano di Bergamo: perché ve ne parlo? perché si tratta di una edizione extra lusso rilegata in velluto viola e in formato atlantico. Anche a livello editoriale avevano capito l’importanza di questa opera.

Fabio Tranchida