OrphéeJoel Prieto
EurydiceKathryn Lewek
Aristée / PlutonMarcel Beekman
JupiterMartin Winkler
John StyxMax Hopp
L’Opinion publiqueAnne Sofie von Otter
DianeVasilisa Berzhanskaya
VénusLea Desandre
JunonFrances Pappas
CupidonNadine Weissmann
MarsRafał Pawnuk
MercurePeter Renz
  
Berlin Vocal Consort 
(chorus master: David Cavelius) 
Vienna Philharmonic Orchestra 
Enrique Mazzola, conductor
Barrie Kosky, stage director 
Rufus Didwiszus, set designer 
Victoria Behr, costume designer 
Franck Evin, lighting designer 
Otto Pichler, choreographer

Orphée aux Enfers è una opéra bouffe in due atti e quattro quadri di Hector Crémieux e Ludovic Halévy musicata da Jacques Offenbach ed eseguita la prima volta il 21 ottobre 1858 al Théâtre des Bouffes-Parisiens. Vogliamo specificare che si tratta di una opéra bouffe e non, come spesso si sente dire e scrivere, di una “operetta”. Offenbach ha inventato il genere dell’operetta ma questa categoria va ad associarsi a composizioni di brave durata, spesso in un atto con tre o quattro cantanti e solitamente senza coro. L’opéra bouffe è un genere più complesso, anzi Offenbach creerà una seconda versione dell’Orphée, una composizione mastodontica di quattro ore di durata che definirà opéra féerique in quattro atti e dodici scene. Ciò avvenne il 7 febbraio del 1874 al Théâtre de la Gaîté di Parigi con esito trionfale. A fine carriera compone ben cinque opéra féerique, opere fantastiche e fantasmagoriche: Le roi Carotte, Whittington, Geneviève de Brabant (terza versione), Le voyage dans la lune, e appunto una nuova rimpolpata versione di Orphée aux Enfers, la sua composizione più fortunata in assoluto.

Già nella versione iniziale il successo fu travolgente grazie al libretto salace che senza rispetto alcuno parodiava la mitologia classica; molti critici contemporanei ne furono scandalizzati, tra cui Zola. La musica calza come un guanto a questa intelligente irriverenza con brani celebri come il duetto con Jupiter/Mosca e i suoi effetti onomatopeici, come il galop infernale divenuto anni dopo il can can per eccellenza o l’assolo del violino che esaspera la povera Eurydice. La versione del 1874, di cui non esistono esecuzioni complete moderne, aggiunge un balletto per ogni atto, cori di pastori, l’aria di Mercure, l’aria di Cupidon, il settimino del tribunale, la ronda dei poliziotti, una nuova aria per Eurydice e finali d’atto molto più corposi.

Spesso nelle esecuzioni moderne si utilizza la fresca e snella versione in due atti del 1858 aggiungendo al bisogno qualche brano del 1974: nella versione presentata a Salisburgo nel 2019 si sono aggiunti dei brevi movimenti scelti dai più estesi balletti, l’aria di Mercure, l’aria di Eurydice (terzo quadro) e l’aria di Cupidon. Salisburgo non ha l’abitudine di rappresentare opere di Offenbach ma nel 2019 si celebravano i duecento anni dalla nascita e un tributo era dovuto assolutamente. Ma quando si rappresentano opere comiche vi è sempre il problema della lingua con cui proporle: alla Komische Oper di Berlino, dove Offenbach è di casa, si utilizza il tedesco, visto che spesso il compositore approntava delle versioni nella lingua del luogo per Vienna; lui stesso diceva “Scrivo per Parigi e sono applaudito a Vienna”.

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A Salisburgo si è deciso di mantenere i testi cantati in francese e di affidare i nuovissimi recitativi tedeschi ad un solo attore, Max Hopp, che impersona il ruolo del servitore John Styx. Una scelta interessante e molto impegnativa per Hopp che non solo deve fare le voci di tutti i personaggi, ma anche i rumori di scena con effetti veramente comici. I sottotitoli nel DVD semplificano qua e là gli interventi di Hopp e certo non possono tradurre i vari giochi di parole. Oltretutto manca la traccia in italiano e abbiamo potuto seguire l’opera solo in inglese e francese. Ci sembra proprio assurdo che siano proposte le tracce in coreano e giapponese e non quelle, ad esempio, in italiano e spagnolo.

Lo spettacolo è in linea con le regie esuberanti e sovraccariche di Barrie Kosky come testimoniato dalla precedente Belle Hélène della Komische Oper in scena da anni. L’irriverenza dei librettisti è qui virata verso continue allusioni sessuali in un crescendo parossistico. Essendo Pluton camuffato da apicoltore ecco una scusa per far comparire i dodici ballerini vesti da api e con il loro violino motteggiare Orphée. Numerosi lampadari descrivono l’Olimpo dove nove personaggi sono seduti su un ampio sofà tardo ottocentesco. Nell’inferno compare invece Cupidon (en travesti) con dodici diavoli in atteggiamento slave. Il celebre duetto della mosca ci mostra Jupiter con un buffo costume da insetto che mette in risalto il suo piccolo sesso maschile. Nell’ultimo scena compare un enorme diavolo verdognolo con un balletto di decapitati e di scheletri. Il galop/can can è ballato con appariscenti gonne rosa shocking sia dalle ballerine che dai ballerini. Barrie Kosky ci vuol dire una cosa: la realtà (primo quadro) è grigia e noiosa mentre l’inferno è coloratissimo e davvero divertente.

Eurydice è Kathryn Lewek dalla vocalità trasbordante, così come il suo agire sul palco dove mostra gli “attributi” nel pieno senso della parola, giocando con il suo morbido e sensuale corpo. Alcuni stolti critici hanno parlato in maniera negativa del suo aspetto e ne è scaturita una polemica sul body shaming. L’Opinion publique ha avuto una interprete di lusso in Anne Sofie von Otter: un cameo prezioso dove la calda voce del mezzosoprano è risaltata al meglio. Nel duetto che termina la prima scena la von Otter è molto imperiosa, e per completare un poco il personaggio il regista le fa cantare una barcarola di Offenbach Dites, la jeune belle, où voulez-vous aller? all’inizio del secondo atto vestita come le grandi dive della rivista. Aristée/Pluton è Marcel Beekman dall’aspetto diavolesco e sulfureo: vocalmente risolve bene la sua prima aria Voir voltiger sous les treilles con l’uso preciso del falsetto verso la conclusione.

La morte di Euridice sembra più dovuta al sesso selvaggio con Aristée che all’innocua serpe. Jupiter è il valido Martin Winkler che sorprende come attore cercando di rendere al meglio i bassi appetiti di Giove. Divertente il lungo “duetto della mosca” dove Winkler rende bene l’onomatopea. Orphée é il madrileno Joel Prieto, vincitore nel 2008 di Operalia la competizione organizzata da Plácido Domingo. Il tenore ha modo di brillare soprattutto nel primo quadro con il duetto con Eurydice, e quindi nel duetto con l’Opinion publique. Mentre suona il violino porta all’esasperazione la povera Euridice, cantando con un bel timbro rotondo. Esclama tutto ad un tratto Mamma, me gusta tradendo le sue origini, battuta che i sottotitoli non includono.

Cupidon è la focosa Nadine Weissmann che con l’aria dei baci fa faville accompagnata da dodici diavoli. Il canto è buono, l’interpretazione è ottima. Mercure è Peter Renz che sembra affaticato nel cantare l’unico brano in cui è impegnato da solista. Il famoso saltarello è poco rifinito e tutti i versi sono chiusi male per poter stare a tempo: un vero peccato. Diane è Vasilisa Berzhanskaya, Vénus è Lea Desandre e Junon è Frances Pappas: hanno modo di mettersi in vista nella seconda scena ambientata nell’Olimpo con il Rondò delle metamorfosi. Diane inoltre ha una sua arietta in 6/8 dove il ritmo di caccia è evidente e il suo canto risalta con particolare smalto giocando con la frase Actaeon ton-ton ton-ton. Mars è Rafał Pawnuk che del dio della guerra non ha certo l’animo: per scelta del regista è un carattere molto debole e ridicolo.

David Cavelius è il maestro del coro del Berlin Vocal Consort che è impegnato nei grandi assiemi esaltando la rivolta contro l’ambrosia nella seconda scena. Sembra quasi di ascoltare la marsigliese (proibita all’epoca) nel canto furioso. Anche nel galop infernale il coro ha gran parte e la compattezza delle voci è ben ravvisabile.
Ottima l’orchestra preparata dal grande maestro Enrique Mazzola che recentemente ha diretto varie opere di Meyerbeer a Berlino con particolare successo. Direzione indiavolata, tempi vorticosi e momenti anche vaporosi e leggeri come il saltarello di Mercure o la “morte” di Eurydice. Un’opera veramente dissacrante, con una musica spiritosa e spumeggiante esaltata da una regia a tutta velocità: assistere allo spettacolo è come fare un giro sulle montagne russe. Alta la qualità video del Dvd corredato da un libretto cartaceo che, una volta tanto, suddivide chiaramente le tracce con i numeri musicali ben in evidenza. Ne consigliamo l’acquisto.

Fabio Tranchida

Recorded live at the Haus für Mozart, Salzburg, August 2019 
  
Picture format: NTSC 16:9 
Sound format: PCM Stereo / DTS 5.0 
Region code: 0 (worldwide) 
Languages: French, German 
Subtitles: French, German, English, Korean, Japanese
Booklet notes: English, French, German 
Running time: 140 mins 
1 Dvd 
  
UNITEL  
Release Date: 07/2020 
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