Dramma buffo in due atti di Bartolomeo Merelli

Musica di Gaetano Donizetti con un rammendo di Elio Rocco Tanica

Prime esecuzioni: Mantova, Imperial Regio Teatro, carnevale 1819;
Treviso, Teatro Dolfin, primavera 1820 (seconda versione)

Edizione a cura di Edoardo Cavalli e Maria Chiara Bertieri
Nuovo quintetto di Elio e Rocco Tanica (realizzazione di Enrico Melozzi)
©Fondazione Teatro Donizetti

Sabina Gaia Petrone
Don Petronio Omar Montanari
Trifoglio Fabio Capitanucci
Claudio Giorgio Misseri
Anastasia Manuela Custer
Rosaura Claudia Urru
Anselmo Daniele Lettieri

Direttore e fortepiano Stefano Montanari
Regia Davide Marranchelli
Scene Anna Bonomelli
Costumi Linda Riccardi
Lighting design Alessandro Carletti
Assistente alla regia Caterina Denti
Assistente alle luci Ludovico Gobbi

Orchestra Gli Originali
Coro Donizetti Opera
Maestro del Coro Fabio Tartari

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti

Il Festival Donizetti dal 2017 esegue le opere che esattamente ebbero luogo in prima assoluta 200 anni prima. Una iniziativa davvero meritoria che ha permesso di indagare il periodo giovanile del compositore in maniera sistematica. Abbiamo così potuto ascoltare in questi anni Il Pigmalione, Enrico di Borgogna  e Pietro il grande. Non avendo composto nessuna opera nel 1820 e 1821 si è deciso di rappresentare una opera che ebbe la sua prima nel gennaio del 1819 che dopo 2 riprese (Treviso e Genova) non venne mai più eseguita. Una vera riscoperta, dal linguaggio pienamente rossiniano, senza ancora gli stilemi che caratterizzeranno la produzione successiva. Già nella Zoraida di Granata del 1822 la sua personalità inizierà a manifestarsi appieno mentre nelle Nozze in villa eseguite la prima volta nel  Teatro Vecchio di Mantova (oggi nell’edifico è collocato il Museo archeologico) la personalità del compositore è ancora celata e ci appare come un imitatore rossiniano. In Pietro il grande per esempio molti passaggi e successioni armoniche erano prese con evidenza da La gazza ladra, mentre nelle Nozze in villa i riferimenti sono ad opere come Tancredi sicuramente ascoltato del bergamasco in suolo veneziano.

Le nozze in villa è un dramma buffo che possiamo ricostruire solo  grazie ad un’unica partitura superstite, non autografa conservata a Parigi. Manca il Quintetto nell’Atto II che sicuramente fu composto da Donizetti ma non sappiamo quando il brano venne espunto dalla partitura parigina. Il manoscritto autografo non è ancora stato individuato e forse non lo si ritroverà mai. Abbiamo però un  libretto stampato in occasione delle recite genovesi che ci aiuta con numerose didascalie a mettere chiarezza all’intrigo.

Il librettista fu bergamasco Bartolomeo Merelli famoso negli anni successivi per aver commissionato importanti opere a Verdi quando dimesse le spoglie di librettista divenne impresario. Merelli si basò su una commedia del 1803 di August von Kotzebue tradotta in italiano col titolo I provinciali.

Una coppia di giovani innamorati è in contrasto con il padre di lei: il padre/padrone crede inizialmente il giovane un Re e lo accoglie trionfalmente ma saputa la verità manda tutto a monte nel finale dell’atto I. Preferisce che sposi Trifoglio, un poeta ridicolo impersonato dal solito basso buffo.  Vi è la presenza della simpatica nonna della protagonista che potremmo assimilare alla figura della vecchia Berta del Barbiere anche per il suo fare moraleggiante. Logicamente l’opera avrà un lieto fine e i due innamorati si sposeranno, visto che lo sposo non pretenderà neanche la dote.

Un matrimonio “tamarro” sul prato (sintetico) del Teatro Donizetti - Prima  Bergamo


Sabina, la giovane protagonista femminile è il mezzosoprano Gaia Petrone da noi molto apprezzata come Isaura nella Margherita d’Anjou a Martina Franca. Una voce di velluto, duttile capace di rendere sensibile la prima cavatina costruita sul modello di quella di Tancredi con “Di tanti palpiti” ben parodiato dal compositore.
Eccellente il Trifoglio di Fabio Capitanucci dalla perfetta dizione indispensabile per designare questo ruolo da buffo. Parole senza senso, finti latinismi a sproposito, poesie strampalate caratterizzano il gergo di Trifoglio. Capitanucci ha una voce elegante e malleabile, compatta e sonora. Un buffo che anticipa i prossimi personaggi nelle opere Il fortunato inganno, L’ajo nell’imbarazzo ed Emilia di Liverpool. Claudio è il tenore Giorgio Misseri apprezzato ne La favorite a Palermo due anni fa. Un tenore che là aveva affrontato con successo un ruolo Duprez certo può affrontare il ruolo molto più semplice del giovane innamorato con la sua voce luminosa e ben timbrata. Molto piacevole ascoltarlo nell’arie e nei duetti amorosi.
Don Petronio il padre austero di Sabina è Omar Montanari, basso che canta discretamente mostrando qualche segno di stanchezza nella voce. Ma il personaggio è ben caratterizzato.  Molto divertente la nonna Anastasia di Manuela Custer mezzosoprano che ha anche affrontato la giovanile Zingara di Donizetti. Ottimi i recitativi, sempre ben calibrati e l’aria moraleggiante del secondo atto. Rosaura è Claudia Urru e Anselmo è Daniele Lettieri in piccole parti di contorno ben realizzate.

Listing and tickets: Le nozze in villa | Teatro Sociale | Until 06 Dec  21:59 | Bachtrack


Molto vivace la direzione di Stefano Montanari, che insiste su tempi vorticosi. Dà spazio agli strumenti solisti concertanti nelle arie che il buon allievo di Mayr spesso utilizza. Montanari al fortepiano accompagna i recitativi in maniera brillante. L’Orchestra Gli Originali con il diapason abbassato suona in maniera filologica questa partitura. La regia di Davide Marranchelli con scene Anna Bonomelli e costumi Linda Riccardi, è tutta un movimento iniziando con una partita di calcio su un prato erboso durante la sinfonia. Realizza un matrimonio proprio da “provinciali” con palloncini, cigni, servizi fotografici. Con pochi elementi struttura bene lo svolgersi della trama. Il quintetto mancante è stato composto in “stile” da Elio e Rocco Tanica: sono stati davvero bravi a colmare questa lacuna, con frasi liriche alla Donizetti, col le veloci tirate di Trifoglio. Peccato solo per la stretta del quintetto che non abbiamo trovato successivamente sviluppata. Secondo noi questa stretta avrebbe dovuto includere il crescendo della sinfonia così da garantire un legame forte con la partitura.
Una opera che non è certo un capolavoro, ma un gradino interessante nel giovane compositore che aveva così modo di mettersi in luce davanti al pubblico mantovano. L’interessante realizzazione del Festival ha premiato questa opera buffa restituita sia ai donizettiani più indefessi sia al pubblico che magari ne conosce solo i capolavori. Edizione (non ancora critica) è a cura di Edoardo Cavalli e Maria Chiara Bertieri.

L’opera può essere seguita per un mese sulla Donizetti web TV.

Fabio Tranchida