domenica 25 ottobre, ore 15.30

Drame lyrique in quattro atti su libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann dal romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang von Goethe

Musica di Jules Massenet
Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali di Milano
Orchestrazione di Petter Ekman
Prima rappresentazione: Vienna, Hofoperntheater, 16 febbraio 1892

Werther                                   Gillen Munguía
Le Bailli                                   Alberto Comes
Charlotte                                 Mariangela Marini
Albert                                      Guido Dazzini
Schmidt                                   Nicola Di Filippo
Johann                                    Filippo Rotondo
Sophie                                    Maria Rita Combattelli
Brühlmann                             Andrea Gervasoni
Kätchen                                   Luisa Bertoli

Direttore  Francesco Pasqualetti
Regia   Stefano Vizioli
Scene  Emanuele Sinisi
Costumi  Anna Maria Heinreich
Luci  Vincenzo Raponi
Video  Imaginarium
Assistente alla Regia  Pierluigi Vanelli
Scenografo collaboratore  Eleonora De Leo
Maestro del coro delle voci bianche  Lidia Basterretxea

Coro delle voci bianche del Teatro Sociale di Como
Orchestra I Pomeriggi Musicali

SOLISTI CORO VOCI BIANCHE:Francesco Beschi, Sara Cattaneo, Emanuele Gnecchi, Sofia Mancuso, Anita Mazzoli, Ludovica Roncoroni

Jules Massenet, il “Puccini francese”, fu molto eterogeneo nello scegliere i soggetti da musicare: Hérodiade, Le Cid, Thaïs, Cendrillon, Manon. Sicuramente l’opera più eseguita oggi è proprio la settecentesca Manon dove riuscì mirabilmente ha ricreare un universo musicale pieno di minuetti, trine e merletti. Anche I dolori del giovane Werther  è un tipico romanzo epistolare degli anni ’70 del ‘700 dove Goethe anticipa i sentimenti e le tematiche del suo secolo dando via allo Sturm und Drang. Ugo Foscolo ne riproporrà il soggetto ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis.
Massenet compone Werther più di 100 anni dopo la scrittura originaria di Goethe. Questo capolavoro in quattro atti venne ideato e completato nel 1887 ma andò in scena solo qualche anno dopo nel 1892 a Vienna in traduzione tedesca.  

Abbiamo assistito ad una ottima nuova produzione preparata dal Teatro Sociale di Como per il circuito di Opera Lombardia. Speriamo che nonostante l’aggravarsi della situazione sanitaria questa possa toccare le altre città della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana dove è in programma. I cantanti scelti sono vincitori del ruolo della 71° edizione del Concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici che ha avuto la finale il 6 gennaio 2020 prima che il virus bloccasse le produzioni liriche mondiali.

Massenet era un ospite abituale di Como che visitò in più riprese dal 1878 al 1894 soggiornando presso la meravigliosa Villa d’Este a Cernobbio, ospite della Famiglia Ricordi. La figlia di Liszt, Cosima, nacque proprio a Como la notte di Natale, il 24 dicembre 1837 ,all’Albergo dell’Angelo. Giuditta Pasta e Bellini passarono mesi e mesi sul lago di Como in particolare a Blevio dove la cantante possedeva una importante villa ora trasformata in albergo di lusso, Hotel Casta Diva. Questo per dire quanta importanza ha avuto Como e il suo lago nell’ispirazione della grande musica operistica.

Como, Teatro Sociale – Werther – Connessi all'Opera

Stefano Vizioli è un grande regista che ha collaborato con importanti direttori d’orchestra. Ricordiamo con piacere il suo Motezuma di Vivaldi diretto da Alan Curtis, e Notte di Maggio di Rimsky-Korsakov a Bologna. Vizioli ha trasportato la vicenda a inizio ‘800, dimenticando l’originaria ambientazione Luigi XVI. Anche nei mobili presenti sulla scena, sedie e scrittoi, tutto è in stile Biedermeier, movimento artistico sviluppatosi tra il 1815 ed il 1848 in pieno romanticismo tedesco. Lo stile per eccellenza tra la borghesia tedesca. Una scelta più che appropriata che si rifletteva anche negli elegantissimi costumi di Anna Maria Heinreich dai colori caldi e pastosi in contrasto con la bianca scenografia. Il muro di fondo non era liscio come le pareti laterali: secondo noi rappresentava un foglio rovinato, accartocciato e infatti numerose sono state le proiezioni che indicavano la scrittura epistolare su questa parete irregolare. La parete di apriva per far scorgere tre case blu del villaggio. Ottime le luci che descrivevano i tre mesi diversi in cui avviene la vicenda, il luminoso luglio iniziale, l’autunno del secondo atto e il freddo Natale degli ultimi due atti concatenati.
Domenica abbiamo avuto modo di ascoltare il secondo cast di questa produzione. Purtroppo l’elemento più debole del cast è stato il tenore spagnolo Gillen Munguía, un Werther un poco opaco. Il suo ingresso “Je ne sais si je veille” è ben misurato, si vede bene lo studio del cantante ma nel procedere della scena non sentiamo la voce luminosa nel finale della scena “Et toi, soleil, viens m’inonder de tes rayons!..”. Nel grande duetto con Charlotte nel terzo atto la voce rimane un po’ indietro senza scaldarci il cuore cosa che succede anche nella famosa aria “Pourquoi me réveiller” . Mariangela Marini la apprezziamo molto come mezzosoprano e i suoi momenti migliori sono stati appunto nel terzo e quarto atto dove le passioni contrastanti più emergono. “Va laisse couler mes larmes” viene cantato con la giusta tensione, sfruttando una voce abbastanza ampia e ben calibrata. Il tema discendente in orchestra che segue quest’aria va ad indicare l’abbattimento di entrambi che vivono un amore impossibile. Maria Rita Combattelli è una brillante Sophie dalla chiara voce sopranile capace di infondere allegria alla sua parte fino all’addio improvviso del suo amato Werther. Bene il suo assolo nel secondo atto e nel terzo viene ben realizzata la scena imitativa dove la sua voce si associa a quella di uccellino. Le Bailli, ossia il borgomastro, è Alberto Comes molto spiritoso nei primi due atti e bravo anche come attore. Il baritono pugliese si trova a pieno agio nella parte che condivide con i due amici Schmidt, Nicola Di Filippo (tenore) e Johann, Filippo Rotondo (baritono). Entrambi risultano ben affiatati, disinvolti nella loro parte e con voci sicure e agili riuscendo a disegnare dei quadretti familiari divertenti per contrasto alla drammaticità della seconda parte della vicenda.

Connessi all'Opera

Albert è Guido Dazzini, giovane cantante ligure, baritono molto promettente e dalla nobile figura.
Ben preparati i sei giovani ragazzini del coro di voci bianche che hanno una parte importante nell’economia della vicenda.
L’orchestra che viene trattata in maniera sinfonica da Massenet, è l’orchestra dei Pomeriggi Musicali che dà un plus valore all’esecuzione. Il maestro Francesco Pasqualetti trae un suono magnifico, accordi stentorei, dissonanze e fa emergere con il giusto equilibrio tutti i leitmotive di cui la partitura è piena.
Un bellissimo spettacolo, che merita di essere visto in tute le piazze in cui è previsto da questo coproduzione. Già a Como si sta preparando l’opera Zaide di Mozart nella speranza che possa andare in scena. Vi terremo aggiornati.

Fabio Tranchida