21 Ottobre 2020 Teatro alla Scala

Soprano      Anna Netrebko

Direttore      Riccardo Chailly

Orchestra del Teatro alla Scala

PROGRAMMA

Giuseppe Verdi       da Aida Sinfonia e  Ritorna vincitor

                                     da  Don Carlo     Tu che le vanità

Amilcare Ponchielli  da La Gioconda   Danza delle Ore  e   Suicidio!

Francesco Cilea     da Adriana Lecouvreur   Preludio Atto IV  e Poveri fiori

Giacomo Puccini da Madama Butterfly Preludio Atto III  Un bel dì vedremo

da Manon Lescaut        Intermezzo Atto III  e  Sola… perduta… abbandonata



Siamo corsi a questa serata, a questo grande evento consci che avrebbe potuto essere una delle ultime serate a teatro, e così è stato purtroppo poiché fino al 24 novembre i teatri chiuderanno di nuovo. Lasciamo alla cronaca discutere su ciò e ci limitiamo a raccontarvi la serata lirica con protagonista la diva russa Anna Netrebko.
La cantante è protagonista dei social e famosa non solo per le qualità vocali ma anche per i particolari e fantasiosi vestiti che indossa mentre viaggia per tutto il mondo accompagnati da gioielli da sogno. Questa sera si è presentata nella prima parte con uno sgargiante ampio vestito rosso che ben si associava la rosso dei palchi del Teatro alla Scala. Mentre nella seconda parte un più attillato vestito da sera nero con una accattivante effetto vedo-non vedo.
La voce fin dalle prime arie mostra tutta la sua autorevolezza e ci sembra che il registro centrale si sia ulteriormente ispessito. La sua è una Aida passionale, piena di dissidi interiori: nell’aria “Ritorna vincitor” la voce è pastosa e morbida. Un impeto lirico suggella il verso “Struggete le squadre dei nostri oppressor!”.
Termina l’aria con l’invocazione “Numi pietà” che il nostro soprano canta sul fiato in estasi lirica.
Altrettanto complessa è l’aria “Tu che le vanità” dal Don Carlo. Siamo nel V atto dell’opera e Verdi aveva previsto inizialmente una grande aria per il tenore ma il cantante della prima assoluta a Parigi, Jean Morère, si mostrò alquanto mediocre durante le prove e Verdi compose quindi l’aria per il soprano Marie-Constance Sass, famosa per essere stata la prima Sélika, ne L’Africaine di Meyerbeer.

Teatro alla Scala, il ritorno di Anna Netrebko. FOTO


Dopo il corrusco preludio, Anna Netrebko risulta icastica nello svolgere la prima parte di “Tu che le vanità” con una linea di canto tutta appoggiata su gli intervalli principali della scala che danno risalto alla maestosa arcata sonora. Il verso “Francia, nobil suol” è un artificio per Verdi per introdurre il languoroso tema amoroso ben svolto nell’atto I della versione originale francese del Don Carlos: il tema di Fontainebleau viene preso dimenticato per esprimere i palpiti della Regina che aspetta impaziente il “figlio”. La ripresa del primo tema, grazie ad un accompagnamento più sofisticato, amplifica maggiormente la voce di Anna Netrebko che padroneggia fino in fondo la scrittura verdiana.
Ancora più approfondito nel successivo “Suicidio!” dalla Gioconda, risulta essere il registro quasi mezzosopranile della cantante. Davvero ampio e scuro risulta il suo canto, una controllata colata lavica, piena di calore e passione. Tutte le frasi sono connotate da un legato imperioso che denota il lungo studio delle parti. Anna Netrebko e Riccardo Chailly stanno incidendo un CD proprio col medesimo programma della serata e ciò ha comportato numerose prove di tutti i brani per raggiungere la perfezione nell’esecuzione. Un concerto veramente ben preparato quindi.
Intensa sia in “Poveri fiori” dall’Adriana Lecouvreur che in “Un bel dì vedremo” dove la prima frase è sorretta solo dai violini primi, prima che tutti gli archi intervengano nello sviluppo. Nell’ultima perorazione “Tieni la tua paura: io con sicura fede lo aspetto” Anna sfodera degli acuti precisi dando la giusta tensione alle frasi.
Voce di velluto in “Sola… perduta, abbandonata” dalla Manon Lescaut che termina con lo straziante “Non voglio morir!”.

anna netrebko scala


Riccardo Chailly è stato altrettanto bravo nella concertazione dei brani sinfonici che introducevano quelli vocali. L’ampia Sinfonia di 12 minuti dell’Aida fu composta da Verdi nel mese di dicembre del 1871 in occasione della prima europea dell’opera al Teatro alla Scala. Durante le prove non fu pienamente soddisfatto del risultato e ritornò al Preludio. Già altri direttori l’anno eseguita in concerto come Claudio Abbado. Chailly riesce a collegare tutti gli episodi di questa composita sinfonia: il languore di Aida, l’intervento insidioso delle viole legato ad Amneris, e la musica scolastica associata ai sacerdoti. Notiamo però che la sinfonia procede troppo a corrente alternata con diverse pause ed accelerazioni senza una direzionalità univoca come la più riuscita sinfonia della Forza del destino anch’essa composta per la Scala. E’ comunque un brano imponente e di interesse che ben si presta per essere eseguito in concerto e non associato all’opera come volle Verdi.
Sempre piacevole l’ascolto della Danza delle ore, con i temi popolarissimi e con la mente che ormai li associa a Fantasia di Disney. Ponchielli fa un ottimo lavoro, con una successione di melodie orecchiabili e in continuo divenire fino al Galop finale. La direzione di Chailly di questo Galop la definiremmo “frenesia controllata” infatti avremmo voluto un tempo di poco più veloce per una “frenesia incontrollata”.
Ben espresso dall’orchestra sempre puntuale, il preludio sinfonico al terzo atto di Madama Butterfly. Chailly lo padroneggia con maestria dopo aver scelto di eseguire Madama Butterfly pochi anni orsono nella prima versione scaligera poi modificata varie volte da Puccini, Una operazione musicologica e artistica di altissimo livello. Nel preludio abbiamo ascoltato tra le percussioni anche uno strumento che imita il conto degli uccelli e i gong giapponesi per dare un colore particolare alla composizione. L’intermezzo di Manon Lescaut parte da una cellula in piano fino a creare una grande arcata sonora che si amplia sempre più. Chailly ne è ben conscio e crede nella autogenerazione della melodia cha raggiunge un acme inaspettato.
Anna Netrebko ha concesso un solo bis  “Quando men vo soletta per la via” una Musetta piena di leggerezza e con una bacio al pubblico sull’ultima nota ha salutato tutti. Nonostante i numerosi applausi non ha concesso nessun altro bis purtroppo. Un serata di valore, ben preparata sotto ogni particolare che ha rivelato una altra volta il valore della Netrebko, la professionalità di Chailly e la bravura dell’intera orchestra.  Speriamo che la Scala e tutti i teatri riaprano presto perché la musica è vita, è linfa vitale.

Fabio Tranchida