La parola “rarità” non può che affascinare la nostra rivista che gira tutta Europa per proporvi le opere più desuete e particolari. Sebbene in forma ridotta è iniziato anche il XLI festival rossiniano qui a Pesaro, città che ricevette tutta l’eredità di Gioachino: una eredità che ha dato i suoi frutti con un conservatorio importante che anima la città e soprattutto una eredità spirituale, un ossequioso omaggio al genio la cui musica è eseguita in tutto il mondo ma le cui importanti scoperte nel ‘900 partirono proprio con questo Festival. Gli spazi del Festival sono il Teatro Rossini per la Cambiale di matrimonio e piazza del Popolo per Il Viaggio a Reims e i concerti di Canto. Domenica 16 agosto si è esibito il tenore peruviano Juan Diego Flórez che non ha certo bisogno di presentazione. Personalmente lo seguiamo dal 1996 anno del suo debutto come Corradino cuor di ferro: Florez comparirà ogni anno nei successivi festival per poi dirardare un poco la sua presenza ad un anno si un anno no ma con concerti speciali come Florez 20 nel 2016. Il concerto di oggi è modulato su quelle esperienze e ci propone rarità rossiniane sia vocali che strumentali. La pietra del paragone fu davvero un grande successo e con 50 recite consecutive permise l’esonero del militare del compositore, troppo prezioso per perderlo sotto le armi. Nel secondo atto il tenore Claudio Bonoldi fu omaggiato di una ampia aria con preludio, recitativo, cantabile e cabaletta. L’aria nella prima versione milanese non era stata apprezzata appieno ecco perchè a Venezia Rossini sostituì l’aria. Ma per Roma o per Napoli utilizzò una soluzione più raffinata a vantaggio del superbo tenore Manuel Garcia: inserì un episodio ponte che già Garcia conosceva per averlo cantato nell’Elisabetta e una moderna cabaletta senza ripezione. Sappiamo per certo che Garcia cantò l’aria di Giocondo dalla Pietra nel 1821. Florez risulta particolarmente concentrato nel recitativo “Oh come il fosco impetuoso nembo” e ci regala un cantabile “Quell’alme pupille” ben tornito. Sorprende l’episodio ponte dove le difficoltà aumentano (Garcia docet) dove udiamo un concitato episodio con l’accompagnamento indipendente dalla linea vocale e la cabaletta  “Chi non crede a tanto affanno” dove si ascoltano idee che confluiranno in Sigismondo (Ladislao) e Elisabetta (Norfolk). Ladislao sarà in effetti sempre interpretato alla prima dal Bonoldi e ciò crea un cortocircuito di relazioni musicali.
Rossini talvolta delegava ad altri compositori la realizzazione di alcune arie secondarie per poi ricredersi è con uno scatto d’orgoglio comporle di sua mano: il caso più eclatante è l’aria di Alidoro. Anche nell’Italiana in Algeri sostituì il numero 9, la modesta cavatina “O, come il cor in giubilo” di Lindoro con la raffinata “Concedi amor pietoso” che dovrebbe essere sempre eseguita. Solida la messa di voce di Florez ad inizio aria poi resa con molte nuances. La cabaletta è un morceau favori poiché Rossini la utilizzò una decina di volte sempre con piccole variazioni in questo caso con clarinetto concertante. Florez aggiunge due impervi acuti nella coda che danno la giusta robustezza a tutto il brano.

 

La cavatina alternativa di Giacomo nel la Donna del lago non è altro che l’aria di Oreste nell’Ermione la cui musica caduta nell’oblio andava recuperata vista l’alta qualità. L’interprete era in tutti e due casi Giovanni David di cui Florez ha interpretato quasi tutti i ruoli. Tragico il cantabile in minore iniziale con ampie frasi e acutissima la parte conclusiva che Florez affronta con la consueta professionalità essendo un tenore che non teme le note sopra il do acuto. “Un vago sembiante” di Narciso è una aria aggiunta per Roma per dare più spazio al tenore personaggio aggiunto da Romani nella elaborazione del libretto milanese del Turco in Italia. Nel preludio alcuni errori del fiato solista hanno compromesso l’incipit mentre Florez sempre impeccabile. L’ultima aria del programma comprendeva la rarissima “Alla gloria un genio eletto” tripartita, ampia, con la presenza delle trombe allusive della gloria. Rossini compose questo brano nel 1812 durante la sua affonosa attività al San Moisè con le sue farse: l’aria venne inserita nella partitura di Mosca Li pretendenti delusi. Il tenore era Monelli. Florez riesce a rendere bene la seconda sezione “dolce come zucchero” e il finale militare.    L’uso dell’amplificazione nei concerti in piazza del popolo non ci permette di dare un giudizio più completo e pensiamo che Florez avrebbe sostenuto con successo il concerto anche senza microfoni.
30 minuti di bis sono seguiti scaldando non poco il pubblico. Accompagnandosi con la chitarra ecco “Besame mucho” e altre canzoni messicane ed argentine. “Cielito lindo”, “La paloma” ecc. per poi tornare a “Marechiare” con una canzone napoletana. Napoli ha significato molto per Rossini, anni di successi nel campo dell’opera seria e un omaggio era necessario con “La Danza” la famosa indiavolata tarantella con una briosa orchestra. Il giovane Michele Spotti proveniente dal conservatorio di Milano, apprezzato su questa rivista nel Barbeblue di Offenbach a Lione tiene con pugno fermo l’orchestra Filarmonica Rossini. È lui che dà una sferzata di energia, che non permette rallentamenti nelle 3 sinfonie giovanili. Imponente la sinfonia di Robert Bruce che utilizza Zelmira Armida e Donna del Lago in successione. Plauso al flauto solista nel Pas de deux del Guillame Tell che viene qui presentato prima dei tagli avvenuti durante le prove, con l’esecuzione di un ampio preludio. Un concerto galvanizzante che fa onore al grande Florez. In piazza presente Ernesto Palacio anch’esso autore di un CD di arie rare di Rossini per tenore: ma i due programmi sono stati completamente diversi tanto è il materiale rossiniano a cui attingere. Vi è ancora posto per i prossimi concerti in piazza. Vi aspettiamo!

Fabio Tranchida