Antonio Vivaldi: “Per la Sig.ra Geltruda” , Mottetti e Stabat mater

Alessandra Visentin, contralto

Ensemble Pietro Antonio Locatelli

Luca Oberti, direttore

Pan Classics    PC 10414

Durata 63.09

Distribuito dal 3 Aprile 2020

 

 

E’ ormai fatta piena luce sulla quantità e qualità della musica vocale di Antonio Vivaldi che sosteneva di aver composto 94 opere liriche. Una mole impressionante di musica che ci è giunta solo parzialmente, a oggi sono 22 le opere di cui possediamo la partitura, ma che anno per anno si arricchisce di nuove scoperte trovate nelle polverose biblioteche europee e statunitensi. Vivaldi, essendo spesso impresario e non solo compositore, doveva fare i conti con il limitato budget del Teatro Sant’Angelo o di altri teatri e spesso sceglieva al posto dei costosi famosi castrati che si poteva permettere Händel a Londra, contralti e mezzosoprani en travesti per supplire alle parti. Una pratica molto scaltra, che doveva piacere anche al pubblico abituato ad un teatro di travestimenti e gioco delle parti. Ne risulta che moltissime delle sue opere avevano molti più ruoli femminili che maschili. A Roma invece ciò non era permesso ed ad esempio il Giustino fu musicato per soli castrati che interpretavano anche i ruoli femminili, ma ciò valeva solo sul territorio papale e non sulla più emancipata Repubblica di Venezia.
Il rapporto con le voci femminili non si limitava certo al teatro lirico infatti è nota a tutti la sua attività presso il Pio Ospedale della Pietà dove veniva garantita educazione musicale alle povere “putte” orfanelle: molto giovane fu assunto come maestro di violino nel 1703 ma ben presto i suoi impegni crebbero enormemente presso l’istituto. Rimase in servizio presso Pio Ospedale della Pietà in qualità anche di compositore fino al 1720.
Le ragazze erano appellate figlie di coro,  privilegiate di coro, o maestre di coro a seconda della loro esperienza e bravura. In questo fecondo ambiente Vivaldi compose forse il suo assoluto capolavoro la Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644) proprio per 5 ragazze di cui ci restano i nomi su un rarissimo libretto della prima rappresentazione. I nomi sono Caterina, Barbara, Apollonia, Silvia e Giulia le quali interpretavano sia ruoli femminili che maschili. Nella Juditha triumphans quasi ogni aria è orchestrata con strumenti solisti e particolari che venivano suonati da altre putte di cui però non ci resta il nome.
Ci resta invece il nome di tale Signora Geltruda che dà il nome all’interessante CD che presentiamo su queste pagine. Sappiamo trattarsi di una fanciulla dell’Ospedale della Pietà che rimase lì fino agli anni 40 del ‘700 e forse per tutta la sua vita, raggiungendo il grado di maestra. Conosciamo anche il suo cognome, che essendo orfana era relativo allo strumento che suonava, Geltruda della Violeta, l’odierna viola.  Descrivendo la sua voce gli ascoltatori dell’epoca si riferivano ad una voce “assai delicata” e indicata per lo stile “appoggiato”. Essendo la voce “assai delicata” non bisognava coprirla con una orchestrazione opulenta. Il suo nome compare in una autografo conservato dalla mirabile e immensa raccolta della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino che raccoglie 80% degli autografi vivaldiani conosciuti. Il mottetto Clarae stellae, scintillate RV 625 riporta in alto a sinistra la dicitura Allegro e in alto al destra “Per la Sig’ra Geltruda”. Chissà quanti altri brani saranno stati espressamente composti per lei, ma non ci è dato sapere. Con ottima intuizione il CD include anche due Introduzioni al Miserere dalle caratteristiche vocali simili al mottetto, e il vibrante Stabat Mater.
Protagonista di questa incisione è il contralto Alessandra Visentin, una autentica voce grave allieva di Bernadette Manca di Nissa e Sara Mingardo. Le sue performance hanno toccato i principali teatri europei e i massimi direttori. Specialista nel barocco, notevoli le sue esecuzioni proprio della Juditha Triumphans, è attiva anche nella musica romantica fino e composizioni contemporanee. Recentemente è da ricordare il suo Giulio Cesare a Versailles, la Messa Defunctorum di Paisiello in tournée con Riccardo Muti. Riccardo Chailly l’ha scelta personalmente per le produzioni scaligere di Fanciulla del West e Manon Lescaut di Puccini.

Alessandra Visentin, contralto · Luca Scandali, organo – F.O.N.O.

In questo prezioso CD rivela tutta la sua maestria. Nel mottetto Clarae stellae, scintillate rivive Geltruda in lei grazie ad un registro centrale pieno e dai colori ambrati. Il mottetto è come consuetudine organizzato in 4 movimenti. Un’aria iniziale ABA dove l’ornamentazione è moderata, un recitativo, un’aria AA più movimentata e il vocalizzo perpetuo dell’Alleluia finale. Alessandra Visentin colora le frasi e dà alle varie sezioni una notevole compattezza. Spettacolare l’Alleluia in tonalità minore dove viene a messo a nudo il registro grave, senza che il contralto mostri alcuno affaticamento. La tonalità, i contrasti tra ff e pp nell’ensemble e i vocalizzi ben ponderati fanno di questo brano un autentico gioiello espressivo, che abbiamo ascoltato e riascoltato più volte.
L’Introduzione al Miserere “Filiae Maestae Jerusalem” RV 638 inizia con un recitativo drammatico dove Alessandra Visentin riesce a pesare ogni sillaba descrivendo i dolori di Cristo in croce. Segue un’aria ABA “Sileant zephyri” di rarefatta sospensione. Il contralto dipinge con le brevi frasi la desolazione del mondo che è spettatore della morte sul Golgota. L’accompagnamento ridotto con i violini nella regione acuta sembra quasi mostrare il silenzio sulla terra sconvolta. La voce “assai delicata” di Geltruda risulterebbe perfetta anche per questo brano.
Introduzione al Miserere “Non In Pratis Aut In Hortis” RV 641 risulta molto differente dalla precedente composizione. Nel recitativo l’aspetto drammatico è ancora più accentuato con la descrizione delle spine, delle ferite e del sangue con effetti teatrali incredibili. “Pro me caput spinas habet” è il brano più lungo di questo CD, non per l’estensione del testo ma per la melodia quasi a spirale, ravvolta su se stessa che caratterizza l’intonazione dei versi latini. Alessandra Visentin dialoga con l’ensemble con frasi corpose, scure, in alcuni momenti spezzate tali da far emergere la sofferenza del testo. La teoria degli affetti è qui ben illustrata dal canto del bravo contralto che ci regala delle progressioni musicali che portano le frasi ad una tensione particolare.
Nel 1712 Vivaldi compone lo Stabat Mater per Brescia, allora facente parte della Repubblica di Venezia e città natale del padre del compositore. Possiamo immaginare che dopo l’esecuzione bresciana lo Stabat Mater sia stato eseguito anche in laguna e magari proprio all’Ospedale. Due anni dopo, nel 1714 Alessandro Scarlatti compose il suo Stabat Mater per Napoli dividendolo in 18 numeri musicali, nel 1734 Pergolesi divise il suo in 12 numeri musicali. Vivaldi sembra aver composto il brano in tutta fretta, con una orchestrazione ridotta al basso continuo in alcune sezioni, e solo metà del testo musicata. Ecco spiegato perché lo Stabat Mater di Vivaldi ha solo 9 movimenti compreso l’Amen finale. Questa “fretta” nel comporre non va però ad intaccare la bellezza asciutta del brano. Alessandra Visentin approfondisce la ricercatezza delle melodie inanellate dal Prete Rosso. Una musicalità sciolta, libera, teatrale di notevole impatto. Ieratico l’accompagnamento puntato di “Eja Mater” sul quale si libra l’autentico contralto nell’esprimere amore e dolore contemporaneamente. La corposità della voce perfettamente calibrata è in comunione con le tonalità di Fa minore e Do minore che caratterizzano quasi tutto lo Stabat Mater. Ne esce una sequenza concentratissima e spiace quasi che Vivaldi non abbia musicato tutte le terzine del Beato Jacopone da Todi. L'”Amen” chiude il CD con un articolato vocalizzo che mantiene inalterata l’atmosfera seria e drammatica della sequenza.

 

Motets & Stabat Mater: Vivaldi/ Visentin/ Oberti, Vivaldi ...
Ottima la scelta di alternare i brani cantati a due composizioni strumentali dedicate alla passione così da uniformare il tema del CD.  Ensemble Pietro Antonio Locatelli diretto da Luca Oberti, ci offre una Sonata a 4 “Al Santo Sepolcro” RV 130 con un “Largo molto” di notevole libertà e una “Allegro ma poco” che sembra auto generarsi nelle continue progressioni. In questo brano e nella successiva Sinfonia l’organo tace essendo tempo di quaresima e viene sostituito dalla spinetta. Tomas Gavazzi suona una spinetta copia di uno strumento del 1594 costruito a Venezia da Giovanni Baffo.  La Sinfonia “Al Santo Sepolcro” RV 169 si apre con un movimento quasi espressionistico con contrasti cromatici degni del ‘900 musicale. Ensemble Pietro Antonio Locatelli in tutto il CD risulta intonatissimo, chiaro nell’espressione e supportato da un brillante basso continuo con Mauro Pinciaroli all’arciliuto e Tomas Gavazzi sia all’organo che alla spinetta già menzionata.
Interessante il libretto in carta patinata allegato al CD, con note anche in italiano e biografie degli artisti. Compare l’immagine della prima pagina del mottetto così da vedere chiaramente la scrittura e la dedica di Vivaldi. L’acquisto di questo CD è un must per tutti gli amanti della musica barocca.

 

Fabio Tranchida