The Paisiello Album
Arias for castrato
Giacomo Tritto Aria da Artenice
Felice Alessandri Aria da Artaserse
Domenico Cimarosa Recitativo e aria da Oreste
Contraltista/Controtenore Filippo Mineccia
Direttore Massimo Mazzeo
Ensemble Divino Sospiro
Registrazione effettuata a Lisbona nel Febbraio 2017
PAN CLASSICS, PC 10394, 2018

 

Filippo Mineccia, nato a Firenze, è un importante controtenore italiano che abbiamo assiduamente ascoltato grazie alla sua collaborazione dal 2011 con l’ensemble la Barocca all’Auditorium di Milano dove si è esibito più volte nel Weinachtsoratorium, l’Osteroratorium, la Johannespassion e la Mätthauspassion di Johann Sebastian Bach. Si esibisce ormai da quindici anni in tutta Europa, spesso in Festival dedicati espressamente alla musica barocca, in un repertorio che comprende anche opere di Händel, Vivaldi, Scarlatti e Gasparini.
Lui stesso svolge una notevole attività di ricerca sul repertorio dei grandi castrati, scoprendo opere e arie dimenticate e realizzando album che hanno alla base una forte ricerca musicologica. Dopo aver pubblicato diversi compact dedicati ad Attilio Ariosti, Leonardo Vinci, Niccolò Jommelli, Francesco Gasparini, Johann, Adolph Hasse, Gaetano Veneziano, Cristofaro Caresana, Alessandro Stradella e Jan Dismas Zelenka ci regala ora un CD che comprende numerosi inediti di Giovanni Paisiello.

Di Paisiello sono state riscoperte negli ultimi trent’anni molte opere delle cento che compose, con una netta preferenza per i drammi giocosi e le commedie per musica. Il suo repertorio serio è ancora da indagare con sistematicità. Il presente CD apre una prospettiva proprio su questa parte della sua produzione, che utilizzava in maniera preponderante la voce del castrato: gli evirati cantori erano infatti protagonisti o prime parti dei drammi seri.
Alcuni brani furono per la prima volta eseguiti da Angiolo Monanni detto il Manzoletto. In effetti il suo maestro Giovanni Manzuoli, da cui il soprannome, era molto famoso. Cantò ad inizio carriera alla prima di due opere vivaldiane a Verona, il Tamerlano e l’Adelaide. Ebbe modo di affrontare le opere di Gluck, Hasse e Traetta, e infine conobbe anche Mozart che gli affidò il ruolo eponimo dell’Ascanio in Alba per il suo addio alle scene. Un castrato con questa luminosa carriera ebbe appunto tra i suoi migliori allievi Angiolo Monanni di cui il CD Pan Classics presenta cinque ampie arie.

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Nella prima “Meglio rifletti al dono” dall’Antigono di Paisiello ascoltiamo il binomio “amante” e“Re” tanto a caro a Metastasio che redige il libretto. Filippo Mineccia è dotato di una voce ben timbrata e dalla perfetta pronuncia che esalta i limpidi testi metastasiani. La voce è virile e ben sostenuta, capace di mantenere la sua robustezza anche nelle zone acute del registro. In questa aria i corni naturali sostengono le frasi più importanti, come la iterata perorazione “Ma non scordarti il re”.
Più distesa ci appare la seconda aria “So che pietà non hai” sostenuta dai soli archi e basso continuo. Mineccia riesce ad infondere un velo di sofferta tristezza ad ogni frase per un amore non corrisposto. L’aria è tratta da uno dei libretti più belli di Pietro Trapassi (Metastasio), quel Catone in Utica che venne messo in musica infinite volte per tutto il Settecento.

Sempre dall’Antigono proviene una delle più belle arie di questo album, “Già che morir degg’io”, tutta sulle mezzevoci, mentre l’ensemble sembra appena accennare l’accompagnamento con effetti in pianissimo. Si tratta di una tipica “aria d’Ombra” che non poteva mancare in ogni composizione dell’epoca. Nei versi si parla proprio di “ombra innocente” e l’arte di Mineccia è qui grande riuscendo esprimere tutta la paura nell’affrontare la morte con suoni rarefatti e frasi spezzate.

La più ampia aria del CD è “Destrier”, che all’armi usato che si apre con un preludiare del fagotto ad indicare il galoppo del cavallo chiamato all’armi. Più di otto minuti di musica che si dipana in una linea particolarmente ricca di melismi forse ad indicare in maniera simbolica i nitriti del destriero. Mineccia si trova a suo agio in questa fresca coloratura punteggiata dagli interventi del fagotto in un gioco virtuosistico.

Il primo interprete nel ruolo di Poro fu Giovanni Rubinelli. In “Fiumicello” che riceve Paisiello descrive le onde del fiume con un accompagnamento morbidissimo
degli archi e dell’oboe, tipico della letteratura del Settecento che avrà la massima espressione nel terzettino “Soave sia il vento” del Così fan tutte di Mozart. Il canto procede lento e calmo a descrivere il moto del fiume e a ciò si contrappone l’aria successiva “Tu del popolo fedele” ricca di frasi stentoree, con una linea vocale colma di ampi salti. Il primo interprete fu il castrato Franceco Casini Papi che impersonò il ruolo di Armindo ne Il Gran Cid. Bene la cadenza incisiva che rivela il timbro particolare di Mineccia.

Ben espresso il pianto nella delicata aria “La tua fè” tratta dalla cantata Il ritorno di Perseo, cui fanno seguito due arie dal Demetrio, dramma per musica scritto per Modena nel 1771 e riscritto per San Pietroburgo nel 1779.

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Mineccia affronta in questo interessante album anche compositori meno conosciuti come Felice Alessandri e Giacomo Tritto, di Altamura come Mercadante. Conclude il concerto una bella aria dall’Oreste di Cimarosa, importante composizione del 1783 per il San Carlo di Napoli. Tutta l’agitazione di Pilade è ben espressa con frasi spezzate e staccati sulle parole “La perfidia d’un suddito ingrato” ad indicare l’affanno e il dispetto del protagonista.

L’organico strumentale, composto da venti elementi, comprende anche oboi e corni naturali e in tutti i brani l’Ensemble Divino Sospiro si fa apprezzare per l’accompagnamento puntuale e preciso. Il direttore Massimo Mazzeo dà particolare impulso agli archi sempre ben sollecitati.

Un breve saggio e una nota del direttore vengono presentati purtroppo solo in tedesco e in inglese sebbene siano stati scritti da due italiani. Il CD dura poco più di una ora e secondo noi avrebbe potuto accogliere due o tre arie in più per completare l’ascolto. Ogni brano è introdotto da brevi ma significative note che permettono di capire dove e quando l’opera sia stata prodotta, il primo interprete, l’atto e la scena dell’opera. Ciò denota la particolare attenzione nella scelta dei brani e tutta le ricerca filologica alla base di questo interessante progetto discografico di cui vi invitiamo all’ascolto.

I prossimi impegni di Filippo Mineccia saranno Polinesso nell’Ariodante di Händel a Göttingen e il Bajazet di Vivaldi nel ruolo principale di Tamerlano ad Amburgo che si tradurrà anche in CD.

Fabio Tranchida