Wolfgang Amadeus Mozart Requiem in Re Minore K 626 (Sequenza Eybler)

Silvia Colasanti Requiem. Stringeranno nei pugni una cometa

 

Soprano    Minji Kim

Alto     Solgerd Isalv

Tenore     Massimo Lombardi

Basso      Daniele Caputo

Bandoneon     Davide Vendramin

Voce recitante     Mariangela Gualtieri

Mezzosoprano     Monica Bacelli

Maestro del Coro    José Antonio Sainz Alfaro

Direttore   Maxime Pascal

 

E’ stata una serata particolarmente interessante all’Auditorium de LaVerdi qui a Milano dove si sono incontrati due Requiem lontani nel tempo e dalle caratteristiche musicale diversissime.
Il Requiem di Mozart è universalmente noto e conosciuta è anche la storia leggendaria di questa composizione realizzata quasi in punto di morte. I Mozart erano poveri e indebitati fino al collo e la povera vedova prima di affidare definitivamente il manoscritto all’allievo di Mozart, Sussmayr lo lasciò alle cure di Joseph Eybler che si limitò ad una rispettosa orchestrazione lasciando incompiuto il Lacrymosa a cui vennero aggiunte un paio di battute. E’ la prima volta che ascoltiamo questa orchestrazione del lavoro del salisburghese. L’Introitus e il Kyrie sono stati completati da Mozart, mentre Eybler lavorò sull’orchestrazione della sequenza che incomincia col Dies Irae: Eybler  rispetto a Sussmayr è più parco nelle sonorità degli strumenti e più attento e originale nelle figurazioni. Scegliendo questa versione, l’esecuzione è durata circa 30 minuti.

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Il direttore Maxime Pascal procede troppo spedito senza creare quell’aura magica che si dovrebbe generare fin dai primi accordi. La gestualità del direttore è ricca di segni e indicazioni e il gesto risulta un poco esasperato. Bello il dialogo tra tromba e il baritono Daniele Caputo nell’incipit di Tuba mirum. Le voci dei 4 solisti procedono sempre insieme in un buon equilibrio generale. Nono vi sono pezzi solistici. Il coro è protagonista assoluto sia nel troppo veloce “Requiem aeteram” sia nella difficile fuga doppia del Kyrie realizzata con estrema precisione. Potente il “Dies irae” che suggerisce proprio il giorno del giudizio finale e netto il “Rex tremendae” che termina in piano “fons pietatis” un ultimo anelito alla grazia divina.
Le ultime battute del Lacrymosa lasciano tutto in sospeso mentre il direttore con gesto imperioso impedisce per molti secondi l’applauso finale quasi a sacralizzare il momento. Non capiamo l’utilizzo di un organo elettronico al posto di un organo positivo di cui per esempio LaBarocca si serve sempre.
Silvia Colasanti nasce a Roma nel 1975 e si forma al Conservatorio di Santa Cecilia. Si perfeziona con F’.Vacchi, P. Dusapin e Azio Corghi. Dal 2009 sono numerose le composizioni a cui si dedica, Il canto di Atropo, Orfeo, Dal paese dei rami, Faust, La metamorfosi da Kafka, e Capriccio a due.
Stringeranno nei pugni una cometa è il Requiem eseguito questa sera che ebbe la sua prima in piazza Duomo a Spoleto, un luogo di unica bellezza. Si tratta di una commissione del Festival dei Due Mondi sempre aperto alla musica contemporanea.  Dopo il successo di questa composizione, Silvia Colasanti ha continuato con profitto la collaborazione con il Festival, con Minotauro e poi con Proserpine.

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Le prime terzine del Requiem vengono sussurrate dal numeroso coro che sfrega pietre di fiume creando una sonorità sospesa. Le campane tubolari scandiscono varie sequenze di questo canto creando episodi precisi. Ne segue il parlato della Dubitante, la voce recitante di Mariangela Gualtieri, attrice che ha scritto i testi di sua mano. Il parlato e quasi un melologo, infatti la voce lamentosa del violoncello accompagna l’attrice. Viene subito in mente la sinfonia del Guillame Tell, e laria del baritono Tell che dialoga con violoncello, anch’esso episodio doloroso e di sofferenza. “Dies irae” di particolare potenza e ben sottolineate le parole “Tremor est futurus” con le veloci scalette degli archi. Immancabili gli ottoni nel “Tuba mirum” con note ribattute che rimandano al giudizio finale. Il secondo parlato è associato all’orchestra che mantiene l’attenzione per l’intero brano. Vi sono delle frenesie in orchestre che ricordano la Notte sul monte calvo di Moussorgsky. Non capiamo perché la bella voce di Monica Bacelli debba essere amplificata. La cantante si esibisce in un unico brano dove ogni terzina è musicalmente diversa dall’altra. Il canto risulta sofferto ed estremizzato. La Dubitante recita poi con la morbidezza suffusa della marimba. Le percussioni in questa composizione sono molto importanti e varie. Dissonanze nel Lacrimosa cantato dal coro. Tutta l’ultima parte vede la partecipazione del  bandoneon di Davide Vendramin che suona con la giusta concentrazione. Si termina con la ripresa del suono della marimbra e dell’ocean drum a imitare onde lontane.
Il Requiem composto per ricordare il terremoto del 2016 che sconvolse il centro Italia è particolarmente riuscito grazie alla novità delle sonorità, dall’uso puntuale delle percussioni che sorprendono per gli impasti, e per la forza del testo che sprigiona una particolare intensità. Forza sprigionata anche dai sassi sfregati fra loro come se la terra fosse presente, la terra che crea e distrugge. In commercio potete trovare il cd di questo Requiem di cui vi consigliamo un attento ascolto.

Fabio Tranchida