Opera in un atto
Libretto di Hans Müller

Musica di Erich Wolfgang Korngold
Prima rappresentazione assoluta:
Munich, Nationaltheater, 28/03/1916
Prima esecuzione in italia

Violanta, consorte di Simone Trovai soprano Annemarie Kremer
Simone Trovai, capitano della Repubblica
di Venezia baritono Michael Kupfer-Radecky
Alfonso, figlio illegittimo del re di Napoli tenore Norman Reinhardt
Giovanni Bracca, pittore tenore Peter Sonn
Bice soprano Soula Parassidis
Barbara, nutrice di Violanta mezzosoprano Anna Maria Chiuri
Matteo tenore Joan Folqué
Primo soldato tenore Cristiano Olivieri
Secondo soldato baritono Gabriel Alexander Wernick
Prima ancella soprano Eugenia Braynova
Seconda ancella mezzosoprano Claudia De Pian

Direttore d’orchestra Pinchas Steinberg
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Luci Andrea Anfossi
Assistente alla regia Matteo Anselmi
Assistente alle scene Lorenzo Mazzoletti
Assistente ai costumi Lorena Marin
Direttore dell’allestimento Pier Giovanni Bormida
Maestro del coro Andrea Secchi
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

 

Il bambino prodigio Erich Wolfgang Korngold concepì l’atto unico Violanta alla età di 17 anni. Un dramma così denso e complesso, dalla ricchissima orchestrazione, non poteva essere composto da un precocissimo genio che aveva già realizzato un altro atto unico Der Ring des Polykrates tre anni prima nel 1914. Entrambe le opera vennero presentate come dittico a Monaco il 28 marzo del 1916 e pochi giorni dopo a Francoforte e Vienna nei primi di aprile del 1916.
Violanta fa parte di un gruppo di opere di ambientazione italiana come la Mona Lisa di Max von Schillings (Firenze) o come Eine florentinische Tragödie del maestro di Korngold, Zemlinsky, o Die Gezeichneten di Franz Schreker ambientati a Genova. Un rinascimento italiano pieno di passione, delitti e decadentismo. Già in epoca precedente i compositori veristi avevano sperimentato l’atto unico sfruttando la sua dirompente forza come un fiammifero che si brucia in un colpo solo. Strauss con Salome e Elektra crea due atti unici con una tensione drammatica sconvolgente per forza e complessità orchestrale. Korngold assorbe tutte queste forze ed le fonde in un unico crogiuolo in una elaborazione continua che avrà il suo esito maggiore ne Die tote Stadt data con successo di recente alla Scala in un innovativo allestimento. Anche Puccini e Franz Lehár influenzeranno il modo compositivo di Korngold.

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Il Teatro Regio di Torino fa quindi una operazione coraggiosa nel rappresentare per la prima volta in Italia dopo più di 100 anni dalla prima assoluta Violanta la seconda opera di Korngold.
Aver affidato a Pier Luigi Pizzi la cura di regia, scene e costumi è una assoluta garanzia: Pizzi abita in un maestoso palazzo a Venezia, luogo dove è ambientata l’opera, e decide di stilizzare l’ambientazione. Non ci troviamo in una Venezia rinascimentale, come da libretto, ma in una Venezia decò con una grande occhio circolare che guarda verso la laguna con riflessi specchiati argentei (il canale della Giudecca) e le gondole che passano conducendo i vari personaggi principali dentro la scena. Dei panneggi laterali, di stampo rinascimentale o usciti della manifattura Fortuny, completano la scena di un rosso vivo. I costumi molto fantasiosi, si tratta infatti di una sera di Carnevale, sono di tre colori rosso, bianco e nero. La protagonista Violanta si distingue da tutti gli altri per un prezioso abito in lamè oro, di rara eleganza.
Pizzi è capace di muovere i personaggi con molta credibilità sottolineando le interazioni e le passioni recondite che emergono nella seconda parte del dramma.
Violanta è consorte di Simone Trovai e invita il marito ad uccidere Alfonso che a sua volta ha portato alla morte Nerina sorella di Violanta. Ma mentre Simone è nell’oscurità in attesa di compiere l’omicidio un lungo duetto tra Violanta e Alfonso fa cambiare idea alla protagonista che dichiara l’amore per lui(Alfonso) e si interpone alla vendetta del marito e muore per Alfonso mentre i canti del Carnevale riprendono come un leitmotive.
Violanta è il soprano Annemarie Kremer, a cui è riservata una aria “Umbranntsah von tausend Lichtern ich ihn” che viene svolta con correttezza anche se il registro non è del tutto uniforme. Il registro centrale spesso non riesce a competere con l’ampia orchestra e gli acuti risultano un poco metallici.
Bene il duetto morboso con Alfonso “Mona Violanta?” dove il soprano a modo di emergere. Credibili gli ultimi istanti di vita nell’arioso “Still… Hab Dank”.
Simone Trovai è capitano della Repubblica di Venezia cantato dal baritono Michael Kupfer-Radecky che come Scarpia entra in scena e zittisce il coro di Maschere nella sua casa (“Schweig still!”). Bravo il baritono a sostenere una parte complessa e piena di ambiguità tra il fare e non fare, tra il sapere e non sapere. La voce è ben robusta e fa da contrasto al tenore suo rivale, dai modi subdoli.

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Alfonso è figlio illegittimo del re di Napoli e Simone ha paura ad ucciderlo poiché dice potrebbe diventare il suo Signore. Il tenore Norman Reinhardt interpreta Alfonso, personaggio che ha sedotto molte donne per poi abbandonarle, tra cui la sfortunata Nerina. Entra in scena nell’ultima parte del dramma e con il suo fare sottile inverte l’odio di Violanta in amore per lui. Il cantante assolve bene la sua porte con una voce dotata di buono squillo e perfetta aderenza alla parola drammatica.
Giovanni Bracca è il pittore, in questa edizione vestito come un poeta romano coronato di lauro: il tenore Peter Sonn lo impersona nelle prime scene dell’opera. Tutti bravi i numerosi comprimari con particolare lode per la Barbara, nutrice di Violanta, la sempre professionale mezzosoprano Anna Maria Chiuri. La cantante ci porge un evocativo duetto con Violanta al centro della composizione.

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Il brano successivo e un Interludio che divide il dramma di preparazione dalla tragedia incombente. Un ricco interludio orchestrale con intervento del coro a bocca chiusa.
Ottimo il direttore d’orchestra Pinchas Steinberg che fin dai primi accordi con la sommessa campana ci conduce verso atmosfere crepuscolari e decadenti. Ricchissima è la tavolozza di Korngold che il direttore dipana abilmente facendo risaltare le arpe, il pianoforte, lo xilofono e il glockenspiel. Il compositore è capace di creare impasti innovativi con l’ampia sezione dei fiati. Ogni preziosità è analizzata dal direttore che fa emergere dettagli raffinati ad ogni accordo. Sembra la partitura di un compositore a fine carriera non di un diciassettenne. Il Teatro Regio sceglie una rarità e ce la presenta nel miglior modo possibile, facendone uno degli spettacoli DA VEDERE nel 2020 in Italia. Repliche anche sabato 25, domenica 26 e martedì 28 Gennaio.

Fabio Tranchida