Libretto di Hugo von Hofmannsthal
Musica di Richard Strauss

Helena Ricarda Merbeth
Menelao Andreas Schager
Hermione Caterina Maria Sala*
Aithra Eva Mei
Altair Thomas Hampson
Da -Ud Attilio Glaser
Die allwissende Muschel Claudia Huckle
Elfo 1 Noemi Muschetti*
Elfo 2 Arianna Giuffrida*
Elfo 3 Alessandra Visentin
Elfo 4 Valeria Girardello*
Serva di Aithra 1 Tajda Jovanovič
Serva di Aithra 2 Valeria Girardello

*Soliste dell’Accademia Teatro alla Scala

Direttore  Franz Welser-Möst
Regia  Sven-Eric Bechtolf
Scene  Julian Crouch
Costumi Mark Bouman
Luci Fabrice Kebour
Video – designer Josh Higgason

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova Produzione Teatro alla Scala

Prima esecuzione al Teatro alla Scala

 

Die ägyptische Helena, in italiano Elena in Egitto e non come erroneamente spasso scritto Elena egiziaca, è una delle numerose collaborazioni tra Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal. Insieme crearono ben 7 opere e quando il poeta morì, il musicista trovo molte difficoltà a trovare un collaboratore di pari livello. Elena in Egitto è il penultimo lavoro insieme e uno dei più originali. Precedentemente avevano lavorato alla Donna senza ombra non senza difficoltà e attriti. Nel 1923 pensarono insieme di creare una opera leggera e divertente sulla falsariga de La belle Hélène di Offenbach che anche in terra tedesca era molto apprezzata. Offenbach ebbe modo di notare in una lettera “Scrivo per Parigi, e sono applaudito a Vienna” dove appunto le sue opere e operette venivano tradotte in tedesco con la sua supervisione e diffuse in ambito germanico. Strauss volle creare una commedia e una tragedia al tempo stesso, inserendo elementi fantastici e sovrannaturali infatti prendono parte all’azione elfi e una conchiglia parlante.
In 5 anni di gestazione si crea una partitura ibrida che perde però la sua connotazione comica raggiungendo vette drammatiche di particolare intensità tipiche della scrittura straussiana.

Il mito ha sempre affascinato Strauss che ha musicato alcune storie greche come Elektra, Dafne, Arianna e Danae. Nel mito di Elena emerge la guerra di Troia che con facilità viene confrontata con la Prima Guerra Mondiale da poco passata. Nell’opera la bellezza femminile è causa della guerra troiana e Menelao deve sacrificare la moglie fedifraga. Ispirato logicamente all’Iliade ma anche al IV canto dell’Odissea dove si narra di Telemaco ospite di Elena e Menelao. Si tratta di una palidonia, ritrattando quanto già professato: Stesicoro, Erodoto e Euripide, narrano di una Elena ricreata nel mito, di un suo fantasma, di un suo doppio che fugge in Egitto ampliando l’orizzonte della storia classica che nell’opera lirica si sviluppa su uno scenario esotico e favoloso.
Elena, dopo una tempesta di mare, sfugge all’ira del tradito Menelao grazie alla protezione della principessa e maga egiziana Etra che lo convince che a Troia sia andato solo il fantasma della donna, rimasta al sicuro in Egitto. Ma altri personaggi nel secondo atto interverranno, Altair e Da-ud suo figlio, guerrieri del deserto, che si innamoreranno all’istante di Elena. Alla fine l’amore tra Menelao e Elena trionferà su tutto in una esplosione catartica dell’orchestra che ricorda da vicino tutto il finale tra Arianna e Bacco sulla mitica isola di Naxos.

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Una partitura immaginifica e di una straordinaria ricchezza di colori ben espressa del direttore Franz Welser-Möst impegnato qui alla Scala nel suo secondo titolo struassiano. In questa stagione sono due le opere mai rappresentate prima sul palcoscenico del Piermarini, Die tote Stadt e Die ägyptische Helena,due opere apprezzate dal pubblico scaligero avido di novità.

Ricarda Merbeth, interprete wagneriana di riferimento è stata già apprezzata alla Scala in Wozzeck. La Merbeth ci affascina con l’ampie frasi liriche appena salvata dalla tempesta. Nella prima scena intreccia un duetto importante con il tenore con una ampia stretta finale con acuti luminosi che ci hanno molto impressionato. Prima del coro degli Elfi ecco Elena proporci una melodia fortemente cromatica tipica dello Strauss maturo. All’inizio del secondo atto la Merbeth ha modo di esprimersi in una e vera e propria aria solistica che la trasforma quasi in una walkiria, cantando “Seconda notte nuziale! Magica eterna”. Diciamo walkiria poiché la potenza vocale, la figura in scena ce la fa associare ad un potente personaggio wagneriano.

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L’Heldentenor di riferimento è Andreas Schager che impressiona nel ruolo tonitruante di Menelao. Nel terzetto che chiude il primo atto Menelao accetta Elena dopo i magheggi di Etra. Nei duetti con la sposa, Schager regge il confronto con una voce dal volume incandescente, con acuti sempre ben messi a fuoco e prolungati con generosità come nel finale secondo accoppiato al suono dell’organo. “Quali parole da questa bocca”, “Una viva in morte, una morta in vita” “Di notte come sempre” sono tutti episodi che portano il tenore ad una conclusione del secondo atto di vera tensione musicale.
Eva Mei da noi apprezzata in ruoli rossiniani, bellini ani si diverte un mondo in questo repertorio, nuovo per lei. L’ambiguo ruolo di Etra è svolto con particolare studio. Solo all’inizio qualche frase troppo centrale è coperta dall’orchestra, ma Eva Mei riesce ben presto ad imporsi nella complicata tessitura di Etra con accenti sempre a proposito e slancio nella tessitura più acuta. Interessante il suo dialogo con la Conchiglia parlante qui sostituita da una diva degli anni ’20 che canta alla radio. Claudia Huckle è notevole nel ruolo contraltile che svolge con professionalità e intensità.
Thomas Hampson ha piccola parte in questa opera, impersonando il ruolo di Altair. Il baritono non ha certo perso il suo smalto e la sua calda voce maschile dà autorità al ruolo. Bene anche il Da –Ud di Attilio Glaser, tenore dallo squillo perfetto.

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Una bellissima produzione che ha visto la presenza di un coro femminile per gli elfi nel primo atto e di un coro maschile per i guerrieri del secondo atto. Tutto è ambientato in una radio degli anni ’20 che si apre mostrando il suo interno di vecchie valvole in vetro. Costumi molto ricchi per tutti gli interpreti in particolare quelli per Etra e la Conchiglia-Diva della Radio. L’orchestra ci ha regalato sonorità inusitate, cluster potenti esprimendo al meglio la componente sinfonica della partitura di così difficile ascolto anche in terra tedesca.

 

Fabio Tranchida