Opéra lyrique in tre atti
Musica di Georges Bizet
Libretto di Eugène Cormon e Michel Carré
Prima rappresentazione assoluta:
Parigi, Théatre Lyrique, 30/11/1863

Leïla    Hasmik Torosyan
Nadir Tenore   Kévin Amiel
Zurga Baritono   Pierre Doyen
Nourabad Basso  Ugo Guagliardo

Ryan McAdams direttore d’orchestra
Julien Lubek e Cécile Roussat regia, scene, costumi, coreografia e luci
Andrea Secchi maestro del coro
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

 

 

Les pêcheurs de perles è una opera molto raffinata sia nell’orchestrazione che nelle eleganti linee vocali dei tre protagonisti. La semplicità della trama, lineare ma efficace, è spesso stata criticata parlando di intreccio debole: siamo del parere che con l’utilizzo dell’edizione critica, che ripristina i passaggi scritti di Bizet, il plot assume più valore con il moderno finale aperto e sospeso. L’edizione critica di Brad Cohen è finalmente edita anche nella edizione canto/piano facendo avvicinare tutto il pubblico alle volontà di Bizet. L’autografo del compositore non è ancora stato individuato purtroppo, ma Cohen è riuscito col materiale usato durante le prove e durante la prima e unica serie di rappresentazioni vivente l’autore, a donarci un testo completo e coerente: i principali passi “restaurati” sono la stretta del duetto Nadir/Zurga, tutti i passaggi del lungo duetto Zurga/ Leïla e logicamente il finale dell’atto terzo così ambiguo da essere modificato da Sonzogno nella ripresa dell’opera al Teatro alla Scala, ripresa del 1886 che 23 anni dopo la prima farà conoscere l’opera al mondo intero, in traduzione italiana approntata da Zanardini.

Julien Lubek e Cécile Roussat, coppia nella vita, hanno curato regia, scene, costumi, coreografia e luci dando coerenza ad uno spettacolo visivamente appagante. La spiaggia dell’isola di Ceylon è rappresentata da un promontorio e da una superficie lucida che rappresenta il mare, dove i 5 ballerini spesso danzano e dove giunge Leïla con la sua ricca imbarcazione. Leïla rimane sola su una isola, effetto ottenuto con un grande telo azzuro, cielo e mare insieme, che la isola dal resto del mondo. Alcuni aspetti dello spettacolo erano volutamente naïf come il palmeto stilizzato e le fiamme del rogo. La trimurti indica i “tre aspetti” della divinità suprema, la forma triplice dell’Essere supremo dell’induismo, che si manifesta nelle tre divinità di Brahmā (il creatore), Visnù (il preservatore) e Śiva (il distruttore). I registri la hanno rappresentata grazie a tre ballerini vestiti di blu, che a un certo punto si animavano con ventagli che suggerivano le fiamme del rogo che si apprestava. Bellissime le luci durante lo spettacolo con colori sempre molto vivi e contrastanti. Le luci erano ben giocate cercando di differenziare i vari numeri musicali. Gli eleganti i costumi, anch’essi molto variopinti, conferivano alla scena una tavolozza iridescente in una ricerca fantasiosa dell’esotico.

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Leïla è Hasmik Torosyan, soprano di cui abbiamo già avuto modo di apprezzare le virtù in una azzeccata Lisetta ne La Gazzetta rossiniana e più di recente ne La fille du régiment a Bologna. Hasmik Torosyan ha un mezzo vocale di rara pulizia e perfettamente intonato. Nel primo atto è impegnata solo nell’aria finale, che esordisce semplicemente e poi si anima e increspa elegantemente. Brava nel secondo atto con “Comme auterfois dans la nuit sombre” e un sognante duetto con Nadir. La psicologia complessa del personaggio viene resa palese nell’ampio confronto con Zurga nel terzo e ultimo atto. Hasmik Torosyan sfrutta al massimo la scrittura belcantistica offerta da Bizet intonando frasi legate, coloratura nitida e cromatismi esotici.
Nadir è il tenore francese Kévin Amiel, nativo di Tolosa. Possiede il brano più famoso dell’opera e una delle arie più note nel repertorio tenorile, la romanza “Je crois entendre encore”. Purtroppo Kévin Amiel nonostante l’impegno e la professionalità non convince: il timbro non è privo di fastidiose durezze e il legato non è sempre perfetto. Termina la romanza con un lungo “souvenir” senza però riscattare il pezzo. Questi difetti erano meno evidenti nei vari duetti, il principale del quale con l’amico Zurga. Molti vedono in questo duetto un implicita insistenza sull’amore omosessuale fra i due protagonisti, anche perché la gelosia mostrata successivamente da Zurga sembra più riferirsi all’affetto verso Nadir che verso Leïla.  Zurga è il baritono Pierre Doyen che in queste prime recite sta sostituendo l’indisposto Fabio Capitanucci. Perfetto il fraseggio francese, brunita la materia, autorevole nella gestualità. Ne risulta un ruolo perfettamente messo a fuoco sia nel duetto tra i due uomini che nella superba aria del terzo atto dopo la tempesta, una tempesta anche negli affetti dei tre protagonisti. “O Nadir, tendre ami de mon jeune age” viene realizzata con ampio chiaroscuro e tensione drammatica. La scrittura di Bizet va a fondo tra le pieghe delle ossessioni di Zurga.

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Interessante la voce profonda da basso di Ugo Guagliardo che impersona il sacerdote Nourabad: l’ampia voce sonora è percettibile anche negli insiemi e sovrasta il coro. Il coro del Teatro Regio canta benissimo e in numerosi interventi danno monumentalità all’opera. Andrea Secchi fa un grande lavoro e il suono prodotto dal suo coro è omogeneo e delicato anche negli interventi fuori scena.
Ryan McAdams è eccellente nella direzione d’orchestra, fin dal meditato preludio che aumenta mano  mano di intensità (tema musicale che riaffiora più volte nell’opera). Bizet scrive in maniera raffinata e il direttore esplicita ogni suono, ogni frase con colori vividi. Durante l’ingresso di Leïla, porta l’orchestra ad un pianissimo rarefatto. Durante il giuramento della stessa e la frase “Malhuer a toi!” ecco il suono incisivo delle cornette a pistoni che sanciscono le frasi dei protagonisti. Le molte percussioni in partitura vengono usate per aumentare il coloro esotico dei passaggi corali e brani danzati.

Una interessante apertura di stagione, con una opera di qualità ed eseguita con la massima cura per un pubblico non solo torinese che ha molto applaudito e ha decretato il quasi tutto esaurito. Il programma di sala sull’opera approfondisce molti aspetti della creazione dell’opera e la sua recezione tardiva. E’ realizzato molto bene, con numerosi saggi e un invidiabile apparato fotografico. Da avere e collezionare. Repliche il 17 e 20 ottobre.

Fabio Tranchida