Richard Strauss Till Eulenspiegels lustige Streiche
(I tiri burloni di Till Eulenspiegels) op. 28

Carl Orff Carmina Burana, “Cantiones profanae” per soli, coro e orchestra

Soprano    Giuliana Gianfaldoni
Controtenore    Antonio Giovannini
Baritono   Roberto De Candia

Direttore Daniele Rustioni

Coro, Coro di Voci Bianche e Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Maestro del Coro    Dario Grandini
Maestro del Coro di Voci Bianche    Maria Teresa Tramontin

 

MiTo è ormai un appuntamento fisso nel panorama milanese e torinese. Anche quest’anno gli appuntamenti sono molti, indirizzati ad un pubblico eterogeneo e per tutte le tasche, dai concerti gratuiti e quelli di 20 euro, un prezzo davvero popolare. Un viaggio musicale che propone oltre 20 prime esecuzioni nei 128 concerti che si svolgeranno simultaneamente nelle due città di Milano e Torino.
L’Auditorium di Milano accoglie nella bella sala progettata dall’architetto Rimini una serata denominata Carmina tedeschi. Vengono analizzati due temi profani provenienti proprio dalla cultura germanica.
I Carmina Burana sono 250 canti di vario genere redatti in latino, in antico tedesco e francese che Orff trovò per caso in una libreria di Würzburg. Il giovane Orff selezionò una trentina di testi sul tema della Fortuna e dell’Amore, e ne derivò quindi il sottotitolo cantiones profanae articolate in tre cantiche. Interessante l’uso del canto dal sapore modale e l’ampiezza di una orchestra tardo romantica dalla rara potenza. Orchestra de laVerdi è stata preparata con scrupolo dal giovane Daniele Rustioni di cui vi abbiamo già dato resoconto su queste pagine. Precisa è la gestualità di Rustioni nel coinvolgere le varie famiglie degli strumenti spesso contrapposte tra loro. Il contrasto tra pianissimo e fortissimo come nel primo celebre movimento “O Fortuna” non è mai contraddistinto da bianco e nero ma assume nelle mani del direttore molte sfumature cangianti. L’ingresso della cantica della Primavere è sottolineato da una orchestra sospesa e leggera. Rustioni carica di colori gli episodi In taberna mentre nell’ultima parte dove l’Amore fa da protagonista i languori tardo romantici si fanno sentire.
Protagonista vocale, nel terzetto dei solisti, è il baritono Roberto De Candia che in “Omnia sol temperat” porge le frasi con eleganza e in un concentrato piano.  Esplode la sua vitalità in “Ego sum abbas  Cucaniensis” un evidente gioco di parole con “Cluniacensis” (Cluny). Ben sostenute le esclamazione “Wafna” con il coro che risponde in fortissimo.
Il soprano Giuliana Gianfaldoni è arrivata in extremis per sostituire una collega indisposta e ha salvato così lo spettacolo. La parte più importante per lei è riservata nella terza cantica, quella a carattere amoroso. In “Dulcissime, ah totam tibi subdo me!” sono da apprezzare i suoi acuti vocalizzi.

 

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le foto sono di Mario Mainino

Antonio Giovannini lo ascoltammo al Teatro di Versailles nel Teuzzone di Vivaldi e qui egregiamente svolge la parte del Cigno che viene arrostito e mangiato. Un brano originalissimo e, benché corto, capace di catalizzare l’attenzione. La voce del controtenore viene portata in regioni estreme senza che il cantante possa scaldare la voce o prepararla essendo in scena 30 minuti in silenzio. Giovannini non teme questo ostacolo e in maniera vivida rappresenta il cigno.
Il vero protagonista assoluto è il coro ben preparato da  Dario Grandini da poco in questo ruolo. Il coro interviene in quasi tutti i brani con una energia e potenza notevole. I ritmi incalzanti vengono ben eviscerati. Solo in “Eia quis me amabit” abbiamo trovato una carenza di intonazione delle donne, ma per il resto è stata una buona esecuzione anche del del Coro di Voci Bianche preparato da Maria Teresa Tramontin. Utili i sottotitoli in italiano e nelle lingue originali per seguire al meglio il brano.

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Nella prima parte abbiamo ascoltato  di Richard Strauss, Till Eulenspiegels lustige Streiche (I tiri burloni di Till Eulenspiegels) op. 28. Strauss stava componendo un’opera lirica su questo soggetto ma non la completò mai e decise di riusare il materiale fin lì composto per un poema sinfonico. E’ l’unico poema di Strauss a carattere comico. Vengono narrate le facezie compiute da Till Eulenspiegels. La struttura musicale è quella del Rondò con i temi che ritornano e nuovi episodi che si inseriscono fino al tragico epilogo finale: Till Eulenspiegels verrà infatti impiccato nella piazza del paese. Rustioni anche qui tiene le fila dell’orchestra facendo risaltare in particolare i corni, i guizzi del clarinetto e il corale blasfemo dei fagotti. Seducenti i ritmi ternari che alludono tutti a movimenti di danza popolare.

Un bel concerto quindi che ha registrato il tutto esaurito per una Festival pieno di vitalità e idee. MITO SettembreMusica 2019, la quarta edizione del Festival sotto la guida della rinnovata governance conferma il suo format oramai consolidato incentrato sulla musica classica che spazia attraverso i secoli con grandi orchestre e interpreti di fama su di un tema preciso, quest’anno Geografie, offrendo al suo pubblico un viaggio musicale che attraversa nazioni e territori oltre che epoche, proponendo, come sempre, tante prime esecuzioni. Tanti i compositori viventi coinvolti nella programmazione che il tema Geografie lascia intravedere come legati sia alle radici che ai flussi di correnti che viaggiano e si contaminano da territorio a territorio. La musica sentita come linguaggio senza barriere che unisce e coinvolge, contamina e miscela producendo nuovi frutti. Non è un caso che, proprio sotto il segno della musica che accomuna, il Comune di Milano e la Città di Torino abbiano voluto e saputo rinnovare per un altro triennio l’accordo che le vede eccezionalmente unite per la realizzazione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, unico esempio di rassegna musicale che si svolge specularmente in due capoluoghi che vantano tradizioni musicali così profonde e radicate.

Così le compagini musicali più qualificate di Milano e Torino si scambieranno visita, palcoscenico e pubblico alternandosi alle grandi orchestre e agli interpreti internazionali, ospiti di un festival che non dimentica ma valorizza e accomuna le zone centrali e quelle più decentrate delle due città, favorendo l’afflusso di un pubblico eterogeneo e trasversale, curiosamente attratto da una programmazione accattivante e ben calibrata, oltre che da biglietti offerti a prezzi estremamente contenuti.

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La globalizzazione e la trasformazione digitale hanno cambiato il nostro modo di metterci in relazione con lo spazio. Le giovani generazioni hanno infatti un’idea della geografia piuttosto diversa rispetto a quella dei loro padri: i concetti di identità e di confine, ad esempio, da un lato sono drammaticamente evidenziati dal pensiero estremista e xenofobo, ma dall’altro sono ignorati, nella pratica, dal continuo viaggiare fisico e metaforico. E così, se è interessante esplorare la produzione artistica del presente, con compositori figli di questo nuovo nomadismo e interpreti abituati a confrontarsi con colleghi di tutto il pianeta, è anche importante, e bello, ripercorrere le vicende musicali del mondo antecedente, quando le matrici locali e nazionali avevano un’influenza determinante nel generare le proprie espressioni culturali. Declinando il tema portante Geografie, quello che fa MITO nel 2019 è dunque viaggiare nello spazio, avanti e indietro lungo la storia, per recuperare luoghi, tradizioni, appartenenze, lingue musicali che hanno segnato le diverse culture del pianeta.

Con gli stessi concerti in entrambe le città, con la presenza di orchestre e solisti internazionali alternati alle più prestigiose istituzioni musicali di Milano e di Torino, si esplora così la produzione delle diverse scuole nazionali, si inseguono i grandi compositori nelle loro peregrinazioni, si fa il punto su quanto accade oggi in un territorio specifico o si mettono in risalto continenti immaginari. E, come in passato, lo si fa con programmi inusuali, tutti costruiti ad hoc, aperti al pubblico degli ascoltatori abituali quanto a quello dei neofiti, anche grazie alle brevi introduzioni che aiutano a comprendere la genesi, il senso, l’intensità di ogni concerto. Si moltiplica così il piacere dell’ascolto e si contribuisce alla crescita di una collettività in cui la bellezza, l’emozione, la sensibilità artistica sono tasselli di una cittadinanza, e in fondo di un’esistenza, più ricca, piena, consapevole.

 

Fabio Tranchida

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