Dramma giocoso in due atti di Gaetano Gasbarri
Edizione critica della Fondazione Rossini
In collaborazione con Casa Ricordi
a cura di Marco Beghelli e Stefano Piana

Ernestina TERESA IERVOLINO

Gamberotto PAOLO BORDOGNA

Buralicchio DAVIDE LUCIANO

Ermanno PAVEL KOLGATIN

Rosalia CLAUDIA MUSCHIO

Frontino MANUEL AMATI

Direttore CARLO RIZZI

Regia MOSHE LEISER E PATRICE CAURIER

Scene CHRISTIAN FENOUILLAT

Costumi AGOSTINO CAVALCA

Luci CHRISTOPHE FOREY

CORO DEL TEATRO VENTIDIO BASSO

Maestro del Coro GIOVANNI FARINA

ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI

Nuova produzione

 

Rossini durante la sua lunga vita poté ascoltare L’equivoco stravagante solo tre sere, poi la censura bolognese proibì l’opera per sempre. In effetti il libretto è infarcito di doppi sensi dall’inizio alla fine e il giovane Rossini rivestì questa musica con intento goliardico, accentuando gli aspetti grotteschi del libretto. La scomparsa dell’opera non significò la scomparsa completa della musica che in parte verrà riversata nella Scala di seta, nella Pietra del paragone e in piccola parte nel Turco in Italia. Un serbatoio prezioso per l’indaffarato pesarese.

Il Teatro del Corso in via Santo Stefano a Bologna che ospitò la prima assoluta è stato distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e mai più ricostruito purtroppo. Il compositore di origine fiorentina Gaetano Gasbarri ha corretto e ricorretto più volte il libretto per renderlo rappresentabile. Soprattutto il duetto tra Ernestina e Buralicchio nel secondo atto ha ricevuto una profonda revisione e una riscrittura pressoché completa. In questo duetto si svela l’equivoco stravagante: Ernestina è creduta un “castrataccio” un uomo vestito da donna e verrà denunciata ai militari per diserzione. Ma Ernestina in realtà è una salamistra (una “sola magistra”) una maestrina, che ha come migliori amici i suoi libri e il coro di Letterai; Ernestina per ogni azione invoca Muse e Dei dell’Olimpo. Il padre è un contadino arricchito, che vuole far maritare la figlia al ricco e stolto Buralicchio, mentre Ermanno è un giovine spiantato che cerca di entrare in casa sotto le spoglie di maestro di filosofia. Frontino, il cuoco e Rosalia serva di casa, cercano di agevolare l’ingresso di Ermanno ma la lettera dove si definisce Ernestina un castrato creerà più danni che altro.

Sette settimane di prove sono tantissime per montare questi due atti, ma i due registi svizzeri Leiser e Caurier, spesso autori degli spettacoli con Cecilia Bartoli, hanno insistito per questo lungo periodo di prove per ottenere la perfezione. Innanzitutto si sono eseguiti gli assurdi recitativi in forma integralissima e abbiamo potuto ascoltare interi passaggi mancanti anche dalla edizione precedente qui al Rof o all’esecuzione dell’anno scorso a Wilbad. Le occasioni di riso all’ascolto di tante assurdità non sono mancante e anche il numeroso pubblico straniero sembrava intuire gli insistiti giochi linguistici quasi intraducibili: infatti i sovratitoli inglesi semplificavano di molto questi passaggi.
Sette settimane per creare una ottima intesa tra i personaggi e creare una commedia dai tempi perfetti tutta giocata sui gesti e rimandi. Un intelligente lavoro da parte dei registi che hanno ambientato i due atti in una grande camera dalla tappezzeria damascata dove capeggiava un quadro con mucche rigorosamente svizzere e un campanile elvetico. Il quadro si animava un po’ nel secondo atto ma sarebbe stato opportuno usare questo elemento più spesso e in tutti i due atti.
Protagonista femminile, l’eccezionale mezzosoprano campano Teresa Iervolino che interpreta Ernestina, ruolo affidato alla prima assoluta a Maria Marcolini che aprirà la porte alla Scala di Milano a Rossini: ne nascerà La Pietra del paragone. Teresa Iervolino col suo finto nasino giustapposto sembra una bambola di porcellana appena uscita dalla propria teca e ancora incapace di affrontare il mondo reale. “Nel cor un vuoto io provo” è la sua prima cavatina che affronta grazie ad un canto pieno e brunito: il mezzosoprano infonde una carica drammatica alla strofa “Talor serpeggia celere” rendendo giustamente eccessivo il pathos, con effetti comici. Naïf il suo atteggiamento con Buralicchio nel famoso duetto: la Iervolino porge le frasi con una pacata naturalezza ma presto scoppia per gli insulti ricevuti con una stretta “Se non parti ti scapiglio” dove non mancano effetti quasi urlati, molto realistici.  Il Rondò con Cori fu scritto per far brillare proprio la Marcolini, in una scena en travesti che lei prediligeva. La Iervolino vestita da soldato amoreggia con Ermanno e mostra tutta la potenza della sua voce. In “Viva la guerra,e amor” le frasi sono impressionanti, a tutta forza, mostrando la “mascolinità” del personaggio. La coda viene svolta con impeto e sbalzo superando coro e orchestra senza fatica. Tutta questa scena verrà riutilizzata da Rossini e la Marcolini nella Pietra del Paragone.

Paolo Bordogna aggiunge un nuovo personaggio buffo alla lunga lista delle sue interpretazioni. Bordogna studia la parte con estrema professionalità: ogni frase è pensata e meditata, ogni corona amplificata. La sua morbida voce arricchisce il personaggio buffo di Gamberotto di tanti aspetti. Nella sua sortita nell’introduzione sembra attaccato da innumerevoli zanzare e nella stretta, lui e tutto il coro si grattano senza sosta. Comico il duetto con Buralicchio a imitazione di un brano settecentesco, accompagnato da archi e due corni. Le parole “osculo tenero” e “pelago” rimandano a vecchie opere di cui Rossini si fa beffa e le supera con la sua musica moderna. In “Parla, favella, e poi” Bordogna è potente e comicamente autoritario ed ogni volta che canta “Si sa, si sa, si sa” cambia accento in una variazione raffinata e studiata.
Davide Luciano non è da meno a tratteggiare un personaggio buffo, vestito elegantemente e con un petto sproporzionato da gallo cedrone. “Occhietti miei vezzosi” è cantata con la giusta verve e il duetto con Ernestina è svolto in maniera eccessiva e ridicola come richiesto dalla partitura. Molti sono i momenti in cui Luciano con una voce ricca e pastosa mette in ridicolo se stesso e gli altri. Bravo anche nel canto sillabato nella stretta del Quartetto e Quintetto gareggiando con Bordogna in velocità e precisione.
Ermanno è Pavel Kolgatin un tenore discreto, educato nel canto ma dal timbro che non ci ha convinto pienamente. Sia nella sua sortita nell’Introduzione che nella cavatina “D’un tenero ardore” la voce è dolce e tenera anche se si notano degli sforzati appena la linea vocale sale.
Manuel Amati dopo il Festival della valle d’Itria conquista anche il ROF. Canta Frontino, un prototipo di Figaro, un factotum, che cerca di favorire l’amore tra Ermanno ed Ernestina. Il sipario si alza e coglie Frontino e Rosalia in eccessivi amplessi amorosi facendo capire a tutto il pubblico il livello del libretto.
Manuel Amati con la sua chiara voce di tenore disegna un ottimo personaggio sempre impegnato a fare e disfare. La sua breve aria “Vedrai fra poco nascere” è cantata con la giusta verve e bel timbro. Amati va premiato per essersi reso disponibile a sostituire l’indisposto Xabier Anduaga nel concerto Soirées musicales imparando con precisione la parte in due giorni e riportando un successo personale.

Bene Claudia Muschio nella parte di Rosalia che con il giusto pepe ha cantato la sua aria da sorbetto “Quel furbarel d’amore”.
Carlo Rizzi dirige senza partitura l’opera segno del suo grande impegno nell’affrontare questa rarità. Sceglie sempre tempi molto mossi per mantenere una tensione costante. Orchestra della RAI segue con attenzione le sue indicazioni suonando i 19 movimenti di cui è costituita la partitura con precisione, mostrata fin dalla sinfonia, la stessa della Cambiale di matrimonio.  Il coro impiegato spesso e in pezzi di breve durata è preciso in ogni intervento: anche i coristi indossano i buffi nasi finti che trasformano tutti in marionette animate.
Uno spettacolo bellissimo e curato, con cantanti che trasudano impegno e concentrazione. Lo abbiamo visto tre volte per godere al meglio delle tante trovate della regia. Ultima replica il 22 agosto.

Fabio Tranchida

 

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