OPERE IN MASSERIA
L’ammalato immaginario
Intermezzo di Leonardo Vinci
Libretto Antonio Salvi

La vedova ingegnosa
Intermezzo di Giuseppe Sellitti
Libretto di Tommaso Mariani

Erighetta/Drusilla Maria Silecchio (sulla scena Lavinia Bini)
Don Chilone/Strabone Bruno Taddia

Direttore Sabino Manzo
Regia Davide Gasparro
Scene e costumi Maria Paola Di Francesco in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti diBari
Luci Manuel Frenda

Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi

Nuova produzione

La Masseria San Michele, magnifico resort, a 4 km, dal centro di Martina Franca ha ospitato l’ultima recita del dittico degli intermezzi napoletani. 5 sono state le masserie coinvolte quest’anno: una iniziativa che permette all’opera di essere eseguita capillarmente sul territorio della Valle d’Itria (da Odegitria, l’icona di ambito bizantino con la Madonna che indica la via).
Ad ogni recita i cantanti, le scene e l’orchestra dovevano adattarsi allo spazio mutevole delle masserie. In questa ultima recita chi più ha sofferto è stata la compagine di Santa Teresa dei Maschi, di cui vi abbiamo parlato in occasione dei cd di Riccardo Angelo Strano. Il notevole ensemble a differenza delle altre sere ha avuto problemi nell’accordare gli strumenti storici a causa del caldo e dell’umidità. Ne è sortito, non per colpa loro, un suono poco omogeneo e scarso nei bassi, in grado di sostenere poco le due voci soliste. Nonostante la lunga accordatura a metà recita i problemi sono rimasti tali depauperando così la riuscita complessiva.
Bravi i due solisti che hanno svolto i due intermezzi con disinvoltura tra malattie immaginarie e numerosi travestimenti.
Interessante l’idea di collegare le due operine attraverso il fil rouge della malattia e dei falsi dottori creando quasi un unico lavoro comico.

Il giorno stesso della rappresentazione ci è stato comunicato che Lavinia Bini, a causa di una indisposizione, sarebbe stata solo in scena senza cantare. La voce della parte di Erighetta / Drusilla è stata quella di Maria Silecchio che si è prestata con successo a questo cambio dell’ultimo minuto.
Molto interessanti le tre parti che costituiscono il primo intermezzo, L’ammalato immaginario del grande Leonardo Vinci che coltivò il genere buffo con grande fortuna. Ci rimane delle sue commedie in musica solo Li zite ‘ngalera (I fidanzati sul vascello) tutto cantato in stretto napoletano. Una tradizione che arriverà fino a La gazzetta di Rossini (sempre al Teatro dei Fiorentini ora sala bingo!) e alle farse donizettiane nel poco distante Teatro Nuovo sempre a Napoli (oggi dedicato alla prosa).
Vinci proseguì la carriera con alcune opere serie fino alla prematura morte il 28 maggio del 1730 a circa 40 anni.
L’ammalato immaginario prende spunto dalla comédie-ballet Le malate imaginaire (1673) di Molière.
Maria Silecchio canta (senza recitare) il ruolo di Erighetta, giovane vedovella, che cerca di sposare Don Chilone ricco scapolone ipocondriaco. Ma se ne stuferà ben presto. La voce è ben tornita e di sufficiente volume negli spazi aperti della Masseria. I lunghi e interessanti recitativi vengono realizzati con buona varietà. Le arie “Vedovella afflitta e sola” e “Questo è il mio recipe” ben svolte. Ma è nei duetti che Vinci si scatena in composizioni sempre molto varie intessendo da maestro i dialoghi tra i due. Don Chilone è uno straordinario Bruno Taddia specialista del repertorio buffo. Nella prima parte con un cuscino come costante aureola, il basso, dopo 24 clisteri, enfatizza le sue presunte malattie con tosse starnuti e tic che vanno con abilità anche a modificare il canto. L’aria dopo il consulto medico “Vo provar questa ricetta” è da Taddia ben spiccata e spesso la linea vocale scende bassa bassa ma senza che il cantante mostri difficoltà a sostenerla nonostante la diafana orchestra. Bruno Taddia è un vero mattatore anche nel secondo intermezzo La vedova ingegnosa. Qui è Strabone un medico fanfarone che le spara grosse sfruttando un incomprensibile latino maccheronico. Sebbene la scrittura musicale di Giuseppe Sellitti sia più tradizionale rispetto a Vinci il testo è esilarante e Taddia ne ha tratto un gran partito. Multiforme negli accenti, voce chioccia, strizzatine d’occhio al pubblico in un continuo di rimandi comici. Apice della serata, mentre Drusilla canta la sua aria “Senta, senta, in cortesia” sulla sua irregolare palpitazione, Bruna Taddia gioca con il suo stetofonendoscopio con una serie di gags degne di Totò: l’aria è passata in secondo piano poiché tutti erano mossi da un perpetuo riso causato dalla fantasia astratta di Taddia. Nella seconda parte eccolo vestito da gagà napoletano con la sua paglietta in testa e finti baffi cantando a destra e a manca come improvvisato venditore. Ma il travestimento durerà poco e Drusilla in veste di ufficiale lo sfiderà su un improvvisato ring. Non era facile per la Silecchio e Taddia cantare tutto d’un fiato due intermezzi per un totale di 5 piccoli atti ma non abbiamo percepito nessuna difficoltà o stanchezza neanche alla fine dell’ora e 40 minuti di spettacolo. Bravi! La scena un poco circense vuole dare proprio l’idea di spettacolo itinerante.

Davide Gasparro ha delle felici trovate e due mimi animano ulteriormente la vicenda. La scena è costituita da un ambiente racchiuso da cortine che rappresenta la camera da letto dell’ammalato Don Chilone. Nel secondo atto si trasformerà in un ring dove i due si sfidano con finte spade e con guantoni da boxe. Sulla scena la titolare Lavinia Bini ha comunque interpretato in playback il ruolo con molte verve e sinergia col buffo e la ringraziamo per la sua disponibilità nonostante la indisposizione vocale. Delle volte Taddia rivolgeva il canto a Maria Silecchio, in disparte a fianco dell’orchestra, facendo ingelosire Lavinia Bini, sfruttando cosi là presenza di due donne sulla scena. Una serata magica iniziata con una degustazione di primitivo di Manduria e terminata con due intermezzi di rarissima esecuzione e di interessante ascolto.

Fabio Tranchida